INFORM - N. 119 - 22 giugno 2009


MEMORIA

Cinquecento Ledrensi sulle orme degli sfollati della prima guerra mondiale

Gemellaggio di popoli tra la trentina Val di Ledro e la Boemia

Con l'assessore Panizza, i sindaci della valle e il presidente dell'Unione dei comuni ledrensi

 

TRENTO - Si sono mossi in più di cinquecento, gli abitanti della Val di Ledro (Trento), per restituire la visita fatta lo scorso anno dai sindaci dei sette comuni dell'ex Boemia, oggi Repubblica Ceca, in cui, negli anni bui del primo conflitto mondiale, molti sfollati della Val di Ledro vennero ospitati in attesa di tempi migliori. "Non è stato un gemellaggio tradizionale, - ci ha detto l'assessore Franco Panizza, che ha guidato il mezzo migliaio di trentini - quello che ha coinvolto emotivamente i nostri amici boemi e quelli ledrensi: è stato un gemellaggio che, al di là del valore istituzionale, ha provocato intensa commozione, una partecipazione accorata e intensa. E' stato un riappropriarsi della nostra storia, un ricostruire volti e ricordi, nomi e cognomi, un comprendere quanto l'affetto dei nostri amici boemi e cechi sia il vero cemento che ci permette di pensare ad un'Europa delle regioni e dei territori". L'assessore Panizza era accompagnato dai sindaci della Val di Ledro, dal presidente dell'Unione dei comuni della valle Giuliano Pellegrini, dal Coro Cima d'Oro e dal corpo bandistico della valle, dai Vigili del fuoco e da moltissimi semplici cittadini. Ieri, domenica, al santuario mariano di Svata Hora, c'è stato il momento clou dell'intera settimana: l'inaugurazione di un monumento nel vicino convento che ricorda i Ledrensi sfollati nell'allora Boemia, con una memoria particolare per quelli che vi morirono.

Sono sepolti ancor oggi nei cimiteri di numerose città e paeselli di quella che un tempo era chiamata Boemia e che ora fa parte del territorio nazionale della Repubblica Ceca. Sono i "caduti" a causa di una guerra, la prima mondiale dello scorso secolo, che li costrinse a sfollare dalle loro case della Val di Ledro e a trovar rifugio in terre che parlavano lingue sconosciute. Donne, quindi, bambini e vecchi perlopiù. La loro storia venne per molti, troppi decenni tenuta nascosta e smorzata nell'oblio di una storia ufficiale, qui da noi, che non dava più conto di chi milità "dall'altra parte" e nell'indifferenza di un regime, quello comunista, che non amava parlare di queste cose.

Oggi, però, si può, ed ecco che in Val di Ledro da qualche anno si sta lavorando ad un vasto progetto di recupero di quelle memorie, per riallacciare nuove e più proficue relazioni con territori lontani, ma accomunati da vicende dolorose e tristi.

Lo scorso anno furono i sette sindaci "boemi" a scendere in Val di Ledro per ufficializzare un gemellaggio al quale in molti hanno lavorato con impegno ed entusiasmo. Tra di loro anche l'ambasciatore della Repubblica Ceca in Italia Vladimir Zavàzal, che pur non essendo presente in Boemia ha comunque inviato una sua delegata.

Quest'anno, per restituire quella visita, dalla Val di Ledro hanno fatto le cose in grande e sono partiti in più di cinquecento. L'assessore provinciale Franco Panizza in rappresentanza della Provincia, i sindaci della valle, le giunte comunali, il presidente dell'Unione dei comuni della valle, il Coro Cima d'Oro, il Corpo bandistico locale, ma anche le Casse Rurali, i Vigili del fuoco, le associazioni e molte, moltissime famiglie sono saliti sui pullman per ripercorrere le tracce di quel lontano esodo, di cui oggi i più anziani sentirono parlare dai loro genitori.

"Non è stato un gemellaggio tradizionale - ci ha detto l'assessore Franco Panizza, emotivamente coinvolto nell'avvenimento anche perché i suoi genitori vennero sfollati a Mitterndorf. - Non è stato solo un incontro fra rappresentanti istituzionali, ma soprattutto un commovente bagno di affetto fra due comunità, che insieme hanno ripercorso le tracce della loro storia per ricavarne spunti e motivi di guardare al futuro con gli occhi di chi sa che cos'è successo nel passato".

Lo scopo della visita dei Ledrensi è stato quello di visitare tutti i cimiteri dell'ex-Boemia nei quali sono sepolti ancor oggi sfollati provenienti dai comuni della valle: in ogni cimitero, con l'accompagnamento del coro o della banda della Vale di Ledro, a cui si affiancava di volta in volta un coro o una banda boema, è stata inaugurata una targa che riporta i nomi degli sfollati deceduti. Cerimonie semplici, nella loro linearità, e proprio per questo emotivamente coinvolgenti, anche perché dai cognomi scolpiti o scritti sulle lapidi cimiteriali in molti hanno riconosciuto i propri o della propria famiglia.

Poi ieri, domenica, presso il santuario mariano di Svata Hora, l'annuale attesissima cerimonia dell'incoronazione della Madonna s'è tinta dei colori della Val di Ledro e del Trentino. Dopo l'affollatissima santa messa, celebrata dai parroci boemi, dal parroco giunto da Ledro e dal nunzio apostolico mons.Giovanni Coppa, nel vicino convento è stato inaugurato un monumento dedicato agli sfollati ledrensi in Boemia.

"E' stato un momento altamente significativo - è ancora l'assessore Panizza a parlare, - che ha raccolto i cinquecento Ledrensi e i nuovi amici boemi attorno ad un ricordo comune. Sono queste le vere relazioni che creano quell'Europa delle regioni e dei territori per la quale la Provincia autonoma di Trento sta lavorando. Sono queste le vere e concrete conseguenze di quel Progetto Memoria che ci sta aiutando a ripercorrere i sentieri del nostro passato. Sono queste le iniezioni di entusiasmo che aiutano tutti, giovani e anziani, a capire meglio quel che è successo perché non accada mai più. Dal dramma degli sfollati alla festa dei canti e delle bande musicali, ma anche dei sorrisi e dell'impegno a rivedersi ancora e presto". (m.n./Inform)

 

 


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