RASSEGNA STAMPA
Da “
“Nelle loro mani, senza più cibo”. Le accuse di
un padre: nessuno fa nulla per gli italiani del Buccaneer
ROMA - L’ultima telefonata di Giovanni risale a venerdì.
Ho parlato anche con uno dei pirati che lo tengono in ostaggio. Conosceva l’italiano
e mi chiamava Napoli. Proprio così: Napoli. E rideva, mi sfotteva quel disgraziato
che ha preso mio figlio e altri 15 ragazzi innocenti... Il governo deve intervenire
prima che sia troppo tardi». Pasquale Vollaro è il padre di uno dei marinai
del Buccaneer, il rimorchiatore italiano finito l’11 aprile nelle mani dei pirati
nel Golfo di Aden.
Un caso delicato per
Il padre di Giovanni racconta di quando il telefono ha
squillato alle 8,45 di venerdì. «La voce di mio figlio era quella di un uomo
sfinito, allo stremo delle forze. Mi è sembrato di parlare con un vecchio invece
che con un giovane forte e sano. Ho avuto una stretta al cuore quando mi ha
detto che sul Buccaneer le cose vanno malissimo. I pirati hanno fatto scendere
a terra i sei marinai romeni, tengono a bordo solo i dieci italiani che vengono
trattati come bestie: Giovanni mi ha detto che mangiano solo una piccola porzione
di riso al giorno, e che l’acqua da bere scarseggia e dev’essere bollita perché
è lurida. Pensa che prima o poi ammazzeranno lui e i compagni, è terrorizzato».
Ma durante quella telefonata è accaduto qualcosa che
ha trasformato in rabbia l’angoscia di Pasquale Vollaro. «A un certo punto uno
dei pirati ha tolto il telefono a Giovanni e mi ha parlato. “Ascolta bene, Napoli:
se volete rivedere i ragazzi dovete trattare con noi che siamo sul Buccaneer,
non con quelli che stanno a terra”. Era arrogante e strafottente. Ho pensato
che quei banditi stanno litigando fra loro per stabilire chi e come deve gestire
il sequestro, e che questo mette ancora più a rischio l’incolumità dell’equipaggio.
Giovanni, quando ho potuto parlargli di nuovo, ha confermato i miei sospetti:
“Ci sono delle risse, sparano in aria raffiche di mitra e s’insultano”, ha detto».
I familiari dei marinai rapiti avevano inviato 10 giorni
fa un messaggio al Quirinale, chiedendo l’interessamento di Napolitano. La risposta
è giunta ieri: il Presidente ha fatto sapere che segue da vicino l’odissea del
Buccaneer e che «apprezza il senso di responsabilità con cui le famiglie stanno
affrontando la situazione». In settimana una delegazione dei parenti dovrebbe
incontrare un funzionario del Quirinale. «Questa attesa ci sta uccidendo, non
ce la facciamo più», dice Alfonso Borrelli, zio di un altro membro dell’equipaggio
sotto sequestro. Un messaggio di ottimismo giunge invece dal proprietario del
Buccaneer, Silvio Bartolotti: «Pensiamo che tutto si risolverà nel migliore
dei modi, riporteremo a casa quei ragazzi». (Fulvio Milone-La Stampa.it, 22
giugno 2009)