INFORM - N. 117 - 19 giugno 2009


VERTICE DEI CAPI DI STATO DELL’EUROPA CENTRALE

Napolitano: “Italia è stata e rimane favorevole all’ingresso in Ue dei Paesi dei Balcani occidentali”

“Crisi economica non governabile a livello nazionale né intergovernativo, richiede attenta salvaguardia del mercato interno e  maggiore sovranità condivisa tra gli Stati membri”

 

ROMA – “L'Italia è stata e rimane favorevole all'ingresso dei Paesi dei Balcani Occidentali nell'Unione Europea. Siamo convinti che questo sia un comune interesse dell'Europa. Allo stesso tempo riteniamo che la precondizione per qualunque futuro allargamento sia l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, che possa rafforzare la capacità decisionale dell’Unione e le sue potenziali azioni comuni”. Lo ha detto il Presidente Giorgio Napolitano, intervenendo al XVI Vertice dei Capi di Stato dell'Europa Centrale a Novi Sad. 

“L’Italia – ha sottolineato Napolitano - ha forti e tradizionali legami di amicizia con i Paesi dell’Europa Centrale e Sud-orientale. Tanto nel contesto UE quanto a livello bilaterale l’Italia continuerà a sostenere il loro sviluppo. Allo stesso tempo l’Italia crede che il loro contributo, dopo gli anni bui del totalitarismo, sarà di rilevante importanza per l’Europa nell’infondere nuovi idealismi ed entusiasmo e partecipando alla trasformazione del nostro Continente in un’area di pace e prosperità, rifiutando nazionalismi e rafforzando la riconciliazione e il dialogo”.

Napolitano ha auspicato un ulteriore sviluppo dell'Ue verso una maggiore integrazione politica e sociale. A questo fine ha sottolineato la necessità di nuove strutture istituzionali, peraltro previste dal Trattato di Lisbona.

“L'Unione Europea - ha detto il Capo dello Stato - non è e non è mai stata semplicemente un'area di libero scambio. Essa è una comunità di destini, valori e principi, dallo stato di diritto alla libertà, alla democrazia, alla dignità umana e alla protezione delle minoranze. Questo profilo dell'Europa unita è il frutto del processo di integrazione portato avanti nel corso dei decenni. Deve essere chiaro che un ulteriore allargamento dell'Unione Europea non può comportare necessariamente un indebolimento del processo di integrazione”.

Il Presidente ha ricordato che “siamo tutti europei, a prescindere dal diverso status dei nostri rispettivi Paesi: Paesi fondatori della Comunità Europea, nuovi membri, candidati o Paesi finora legati all'Unione Europea attraverso il Partenariato orientale e i suoi principi di impegno e cooperazione reciproci”. “Siamo orgogliosi – ha aggiunto - della nostra civiltà e delle nostre radici storiche. Crediamo che l'Europa e il modello che essa propone, basato sullo stato di diritto e l'economia sociale di mercato, possano avere un ruolo primario nel cosiddetto governo della globalizzazione”. Per quanto riguarda la crisi economica e finanziaria “la situazione rimane seria, anche molto seria in alcuni casi. Molto di più deve essere fatto e molto di più può essere fatto - ha detto il Presidente della Repubblica - rafforzando gradualmente il governo economico e finanziario dell'Unione. L'attuale crisi, non è governabile a livello nazionale né intergovernativo, richiede un'attenta salvaguardia del mercato interno e una maggiore sovranità condivisa tra gli Stati membri”. (per il testo integrale del discorso di Napolitano http://www.quirinale.it/Discorsi/Discorso.asp?id=39240 ) (Inform)

 

 


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