PATRONATI
L’editoriale di “Corrispondenza Italia” n. 673 del 1° luglio 2009
Patronato Inas: piccoli costruttori
di una grande Europa sociale
ROMA - Qualcuno ultimamente ha osservato con acume un
aspetto particolare della disaffezione euroscettica manifestata dalle 27 cittadinanze
UE alle recenti elezioni. Si è detto: i popoli percepiscono l'UE da una parte
come sovrastruttura che impone dure e talvolta astruse regole e divieti (dalla
dimensione standard delle zucchine alla libera circolazione del cosiddetto idraulico
polacco che mi fa concorrenza al ribasso). Dall'altro, lato i cittadini percepiscono
gli stati nazionali come l'ultimo baluardo che gestisce il rattrappimento progressivo
del welfare (socialdemocratico o cristiano-sociale, a seconda delle varie vicende
storiche). In sintesi: Europa matrigna e governi paterno-paternalisti
che magari ti allungano il bonus, il sussidio, la cassa integrazione in deroga...
Briciole sì, ma sempre meglio di una picconata sui denti. Questo per dire della
essenzialità di una vigorosa Europa sociale e cioè di un welfare europeo, se
non vogliamo che la costruzione coraggiosamente concepita dopo le tragedie del
secolo scorso e faticosamente tirata su da leader democratici liberali, socialisti
e cristiani (cattolici e protestanti) nel corso di lunghi anni, si afflosci
su se stessa per difetto di cura verso le sue fondamenta democratiche e popolari.
E' in tale ottica che va inquadrata la conferenza europea
promossa dall'Inas-Cisl per il prossimo 25 giugno
a Bruxelles, con la quale abbiamo invitato a discutere con noi sul tema "I
diritti sociali non hanno il passaporto", sulla traccia di una relazione
del presidente del nostro Istituto Antonino Sorgi, interlocutori istituzionali
e sindacali come il vicepresidente della Commissione UE Tajani,
il segretario della Ces John Monks,
i parlamentari italiani Firrarello (presidente del
comitato senatoriale per gli italiani all'estero) e Adragni,
il segretario del Cgie Carozza,
Claude Rolin del sindacato cristiano-sociale belga
CSC, oltre naturalmente ai "nostri", a cominciare da Raffaele Bonanni e Antonio Uda segretario
dei pensionati Fnp, dal prof. De Santis
della Fondazione Pastore e dall'amico Mario Paduanelli,
coordinatore dell'Inas Belgio. Italiani e non solo,
dunque: perché se il patronato è ad oggi una realtà tutta italiana, benché estesa
ovunque vi siano emigrati - e in tempi più recenti, 'in arrivo' anche nei paesi di origine degli immigrati - da tutelare,
la crisi dei sistemi produttivi, dei mercati del lavoro e dei sistemi di welfare
è invece di portata assai più ampia, e impone di cercare nuovi equilibri possibili
pensando e progettando al di là degli 'orticelli' nazionali. Come del resto
più ampio è lo scenario nel quale oggi - fiduciosi o scettici, consapevoli o
meno - viviamo, viaggiamo, produciamo e consumiamo, lavoriamo e lavoreremo,
invecchiamo e invecchieremo.
Chiaro e forte il senso dell'evento. il patronato della
Cisl è pronto ad offrire i suoi servizi di tutela, assistenza e rappresentanza
a tutti i cittadini europei, sviluppando tale mission attraverso uno strumento giuridico del diritto comunitario,
il partenariato, vale a dire la possibilità per strutture pubbliche o privato-collettive
di collaborare attraverso la fornitura di determinati servizi in regime di convenzione.
In questo modo, dice il presidente Sorgi, potremmo dar vita ad un sistema di
servizi a costi contenuti, flessibile e in grado di coprire una vasta gamma
di domande sociali.
Ecco dunque l'obiettivo che Inas
si dà, all'interno di una cornice istituzionale che è quella disegnata dal Patto
di Lisbona, per far crescere rigogliosa la cultura etica e sociale dei diritti
e del servizio. In definitiva: piccoli ma determinati costruttori di una grande
Europa sociale. (Corrispondenza Italia/