DOPO L'APOCALISSE
Sotto i portici: le novità
L’AQUILA - Racconto agli amici, come in una chiacchierata
sotto i portici, che ero fra il pubblico del concerto che il 13 giugno 2009
il Maestro Claudio Abbado e l'orchestra Mozart hanno offerto al pubblico abruzzese
all'Auditorium della Guardia di Finanza per una raccolta di fondi
a favore della costruzione di una Casa della Musica, dove il Conservatorio Casella
e tutte le istituzioni musicali aquilane possano avere una sede adatta.
E così dal pullman ho visto l'interno degli spazi recintati della Scuola
della Guardia di Finanza. Oggi ci sono non solo le solite palazzine ordinate
in fila, intorno al grande spazio centrale da cui si accede all'auditorium,
ma anche delle palazzine nuove, di cemento a chiare tinte pastello e vetri,
dall'aspetto tutto sommato confortevole, un po' civettuolo, e totalmente estranee
come stile al resto del complesso.
Ignoro la destinazione di quelle palazzine, sono una
novità, come è una novità l'ampliamento dell'aeroporto di Preturo
e della strada che collega l'aeroporto alla Scuola della Guardia di Finanza,
lavori fatti in tempi rapidissimi con tecnologie avveniristiche in vista del
G8 di luglio. Doni utilissimi, indubbiamente regali di prestigio, di grande
importanza per la sventurata città che sarà il centro del mondo per pochissimi
giorni.
Da segnalare che sono anche iniziati i lavori di costruzione
delle case per ospitare i senza tetto, possibilmente entro la fine dell'estate
e prima che arrivi il freddo dell'inverno.
Contemporaneamente alla costruzione delle palazzine ed
ai lavori per il G8, è stata organizzata una manifestazione a Roma, davanti
a Montecitorio, durante la discussione per l'approvazione del decreto che regolerà
la ricostruzione, manifestazione a sostegno delle richieste dei politici locali
che ritengono che l'erogazione dei fondi previsti per la ricostruzione del centro
storico de L'Aquila e dei centri del cratere del sisma sia insufficiente.
“Non si può rifare un centro storico con il Gratta e Vinci”, diceva il sindaco
Massimo Cialente durante una recente manifestazione.
Richiedeva una tassa di scopo a tempo determinato che garantisca delle
entrate certe su cui programmare anno dopo anno la ricostruzione. Chiedeva anche
l'istituzione di una zona franca che favorisca la ripresa delle attività delle
imprese aquilane ed abruzzesi in tempi brevi. Ambedue le proposte finora
sono state respinte.
Ricordo l'alluvione del Polesine e l'addizionale di una
imposta per la ricostruzione e la rinascita di quelle terre, che ho pagato fino
a tempi recenti, e così tante altre. Perché ciò che è stato fatto per gli altri
non può essere fatto per noi? E la zona franca, perché no?
Doni sontuosi e chiusure ingiustificate alle giuste richieste
della popolazione e dei suoi rappresentanti eletti suscitano una qualche giusta
preoccupazione.
Mi viene spontaneo un ricordo di scuola, ricordo
quel tale che di fronte al cavallo di Troia, dono dei greci alla città che assediavano
inutilmente da anni, inascoltato diceva: Timeo Danaos dona ferentes, temo i greci anche quando portano doni. Non siamo
alla guerra di Troia, il contesto è diverso, ma doni enormi, e rifiuti altrettanto
grandi ed ingiustificati a giuste richieste suscitano preoccupazione per il
futuro.
L'Abruzzo aquilano tradizionale ed arcaico ma aperto
al mondo contemporaneo con tante istituzioni culturali e piccole e medie imprese
che producevano ricchezza e benessere diffuso, finora era estraneo alla cultura
oggi dominante del grande capitale asso pigliatutto. Il benessere della classe
medio alta aquilana era di misura modesta e moderata, rispetto ai giganti oggi
dominanti. Assente, o di limitate proporzioni l'esibizione cafonal della ricchezza acquisita di recente.
Ora che le nostre proprietà non esistono
più, chi saranno i futuri proprietari del nostro centro storico, se sono negati
agli aquilani veri i mezzi per rifarlo? Quali avide mani di squali e sciacalli
faranno e gestiranno una Pompei di montagna per turisti in cerca di emozioni
facili, una specie di Disneyland dove pochi proprietari estranei alla natura
dei luoghi ed alla cultura locale organizzeranno un divertimentificio
di massa, in quello che era un centro storico vivo e pulsante di attività
vere, genuine e legate alla cultura del luogo? Perché la nostra cultura deve
sparire o diventare oggetto da museo, travolta da culture economicamente più
forti ed attualmente vincenti?
La gente della mia età non avrà il tempo di vivere la
nuova realtà, ma sarebbe opportuno che i nostri figli si ponessero questa domanda
e trovassero una qualche risposta adeguata e coerente, in nome della difesa
della propria cultura, seriamente minacciata nel dopo terremoto.
Questa volta mi auguro veramente di essere dalla parte
del torto. (Emanuela Medoro-