ITALIANI ALL’ESTERO
Il ricordo dedicato a Frei Rovilio Costa
dal Messaggero di Sant’Antonio
Il mensile ci parla del frate cappuccino,
storico dell’emigrazione, con un articolo pubblicato tempo fa in cui Anna Maria
Zampieri Pan descriveva il suo incontro con “l’icona della cultura sud-rio-grandese”
PADOVA – Qui di seguito il ricordo del Messaggero di Sant’Antonio dedicato
a Frei Rovilio Costa, scomparso a Porto Alegre pochi giorni fa. Si tratta di
un articolo di Anna Maria Zampieri Pan che descrive l’incontro con Frei Rovilio,
già pubblicato su un numero del Messaggero e intitolato: “Frei Rovilio,
icona della cultura sud-rio-grandese”.
Rua Verissimo
Rosa, nel quartiere Santo Antonio, è una trasversale della Avenida Ipiranga,
la grande arteria che si snoda a sud del Centro di Porto Alegre. La capitale
del Rio Grande do Sul è una vasta e verdissima metropoli di circa un milione
e mezzo di abitanti, oltre quattro milioni se vi si aggiungono i residenti nei
vari sobborghi. Purtroppo non esenti dal fenomeno delle favelas. Il cuore della
città, con la bella cattedrale cattolica, la piazza Matriz e i palazzi governativi,
conserva l’impronta impressa dai primi abitanti, provenienti dalle Azzorre portoghesi.
Qui hanno avuto luogo finora tre Forum sociali mondiali e varie Conferenze internazionali.
Per i congressisti e i turisti, visitatori occasionali, ci sono grandi alberghi,
moderni centri commerciali, ristoranti di qualità (eccezionali le «churrascherie»).
Per la popolazione residente? Mah... ho visitato una serie di negozietti, ben
tenuti e con personale cordiale e sorridente, difesi da inferriate su porte
e vetrine. «Tutto il mondo è paese», ma non è bene arrendersi a impressioni
superficiali. In Rua Verdissimo Rosa sto per trovare risposte e orientamenti
più profondi.
Sono partita
da Vancouver con un’idea fissa, quella di poter incontrare il leggendario Frei
Rovilio Costa. Un personaggio sentito nominare con particolare riverenza da
almeno tre decenni, un punto di riferimento per una mia ricerca su alcuni aspetti
dell’emigrazione veneta nel sud del Brasile. Mete principali del mio viaggio
sono state Nova Padua ed Aratiba, per il secondo grande raduno della numerosissima
famiglia Pan sudamericana. Ma finalmente potrò conoscere anche Frei Rovilio.
Un cappuccino nel suo austero convento? Minuto e ascetico, un tipo alla padre
Leopoldo dei miei anni infantili? L’incontro col personaggio è scioccante. Mi
trovo davanti un omone in comune abbigliamento borghese e dai modi affabili:
alta statura, candidi capelli, volto scavato, sguardo arguto e indagatore, vivace
parlata Taliana condita da battute ora provocatorie ora confidenziali. Vive
in una casetta circondata da verde e fiori (c’è anche una pergola di viti),
all’interno piena zeppa di libri. Ci sono libri dappertutto, nel basso scantinato
e su per le strette scale. Pareti rivestite di libri, scaffali e ripiani ricoperti
di libri. Questo è il suo abitacolo, uno spartano giaciglio nella minuscola
camera da letto dove ci sta appena una scrivania nei cui cassetti sono ricoverate
alcune memorie care, come le decine di kippah donatigli dai suoi amici ebrei.
Qui nascono i famosi libri, elaborati da solo o in cooperazione con altri, e
i molti articoli per giornali e riviste. Frei Rovilio, che è poliglotta, preferisce
parlare e scrivere nel prediletto Talian, koiné linguistica di cui è instancabile
paladino e che deriva dalla sintesi di vari dialetti regionali: veneto, trentino,
friulano, lombardo, con infiltrazioni di portoghese. Da casa coordina e dirige
le migliaia di edizioni EST, e da qui corre in giro per il suo apostolato di
prete pieno di energia umana e spirituale. È una sensazione inebriante, passo
da un libro all’altro, li tocco con la voglia di sfogliarli tutti, ne ritrovo
alcuni già conosciuti e altri che mi ripromettevo di procurarmi. C’è anche,
in edizione EST bilingue, la “Storia dimenticata” del compianto Deliso Villa.
E la bella trilogia “Far
Com’è avvenuta
la sua scelta francescana? «Par scaparghe ai Maristi...», risponde sornione.
Solo più tardi verrò indirettamente a sapere della sua precoce vocazione, da
lui attribuita alla religiosissima madre e alla madrina-maestra degli anni infantili.
L’attitudine allo studio e alla ricerca, la naturale capacità di comunicare
e socializzare, la pratica delle attività domestiche e di lavoro nella fattoria
di campagna, l’avere condiviso con la mamma la cura a bisognosi, malati e defunti,
lo hanno inizialmente ispirato. Per farlo diventare, inevitabilmente, un leader
sia in campo sociale che culturale. Ma non chiamiamolo storico, per carità...
i suoi insegnanti di storia, precisa, anziché aiutarlo ad apprenderla, lo aiutarono
a detestarla. «Para mim historia era historia do pai, da mae, da familia, dos
avos» (per me la storia era quella del papà, della mamma, della famiglia, dei
nonni). «A verdadera historia, aquela que è dita maestra da vida, fundamenta-se
nas experiencias da vida» (la vera storia, quella detta maestra di vita, è fondata
sulle esperienze della vita). Ecco la chiave di interpretazione della sua originale
opera di antropologo e di testimone dell’epopea di uomini e donne, famiglie
e comunità, popoli e movimenti nel Brasile, in particolare nel Rio Grande do
Sul.
Sfoglio “Etnias
& Carisma: Polianteia em Homenagem a Rovilio Costa”, volume di oltre mille
pagine curato nel 2000 da Antonio Suliani ed edito dalla Pontificia Universidade
Catolica do Rio Grande do Sul. Vi sono raccolti scritti di insigni ricercatori
– teologi, filosofi, antropologi, educatori, psicologi, sociologi e studiosi
del processo immigratorio – che hanno voluto omaggiare nel frate cappuccino
«una icona della cultura sud-rio-grandense». L’occasione per tale speciale convito,
è detto in prefazione, è nata da una serie di commemorazioni: i 66 anni di vita
e i 40 di sacerdozio di Frei Rovilio, i 125 anni dell’immigrazione italiana
e i 175 di quella tedesca nel Rio Grande do Sul, e i 500 anni della scoperta
del Brasile. Vi è anche contenuto un saggio del direttore della Fondazione Agnelli,
Marcello Pacini, che conclude: «Per la sua intelligenza di studioso e di ricercatore,
per le sue doti di organizzatore culturale e, non da ultimo, per le sue grandi
qualità spirituali e umane,