LINGUA E CULTURA
In visita a Roma il neo Presidente del Comitato di Boston della Società Dante
Alighieri,
Spencer Di Scala: “Insegnamento universitario in lingua
inglese? Andiamoci piano...”
Progetti e
obiettivi primari della “Dante” statunitense con uno sguardo critico su alcune
proposte legate al nostro sistema accademico
ROMA - “Sono
a conoscenza del fatto che in alcuni atenei italiani si stia analizzando la
possibilità di inserire Cattedre con insegnamento in lingua inglese. Anche se
a livello internazionale non si tratta di una novità assoluta - in Turchia in
ambito universitario si parla quasi esclusivamente inglese - credo che troppo
spesso si ricorra all’inglese perfino quando - come capita a molti docenti -
non lo si conosce a sufficienza e non si è in grado di parlarlo -. Sono d’accordo
all’inserimento dell’inglese in alcune Cattedre delle università italiane, purché
si tratti di un fenomeno assolutamente limitato”.
In visita a
Roma in Palazzo Firenze, Sede Centrale della Società Dante Alighieri, Spencer
Di Scala, docente di Storia presso l’Università del Massachusetts e neo Presidente
del Comitato di Boston, affronta così uno dei temi più scottanti in ambito di
insegnamento accademico, evidenziando la necessità di porre un freno alla nascita
di corsi universitari in lingua inglese. Di Scala parla anche degli ambiziosi
obiettivi della “Dante” nel cuore degli States e di un altro fenomeno di grande
attualità: l’invasione degli inglesismi nel nostro linguaggio quotidiano.
Lingua italiana negli Stati Uniti: qual è la situazione attuale?
Negli States
credo che tutte le lingue straniere stiano vivendo una fase di declino, soprattutto
a livello universitario. È altrettanto vero, però, che attualmente si registra
una forte domanda di lingua italiana tra gli adulti, probabilmente per motivi
professionali, e la città di Boston è in questo ambito una delle prime a fornire
risposte concrete. Questo è il settore su cui si può e si deve lavorare. Per
inserire una lingua nelle scuole pubbliche c’è bisogno di investimenti economici
e di regole ben precise. Si può spingere anche in questa direzione, ma secondo
me è l’insegnamento agli adulti che va incentivato e che può dare maggiori soddisfazioni.
In Italia si assiste a numerosi dibattiti sulla presunta invasione di termini
inglesi nella lingua italiana. Cosa ne pensa?
Premesso che
la lingua inglese è la più ricca di vocaboli perché ha saccheggiato ovunque,
spesso mi chiedo come facciano gli italiani a leggere i giornali. Termini come
“bypassare” sono inaccettabili, anche se la più brutta parola che ho ascoltato
è “stoppare”. Quello che da più fastidio - e mi trovo d’accordo con gli italiani
- è l’utilizzo di parole inglesi per puro “snobbismo”, senza alcuna efficacia
pratica.
Da neo Presidente della “Dante” di Boston, può indicarci qualche progetto
per il futuro?
Prima di tutto
la ristrutturazione della sede del Comitato, sia da un punto estetico che da
quello organizzativo: si tratta di un edifico che tutti ci invidiano e che vogliamo
sfruttare al massimo migliorandone efficienza, funzionalità e bellezza. Poi
cercare fondi dando ancora maggiore visibilità alla “Dante” e creare collaborazioni
e sinergie con associazioni culturali in loco - non solo italiane -, con tutti
gli altri Comitati statunitensi e con gli Istituti Italiani di Cultura. Infine,
sto pensando a un Convegno internazionale sui 150 anni dell’Unità d’Italia.
Si vedrà. (