INFORM - N. 114 - 16 giugno 2009


LINGUA E CULTURA

In visita a Roma il neo Presidente del Comitato di Boston della Società Dante Alighieri,

Spencer Di Scala: “Insegnamento universitario in lingua inglese? Andiamoci piano...”

Progetti e obiettivi primari della “Dante” statunitense con uno sguardo critico su alcune proposte legate al nostro sistema accademico

 

ROMA - “Sono a conoscenza del fatto che in alcuni atenei italiani si stia analizzando la possibilità di inserire Cattedre con insegnamento in lingua inglese. Anche se a livello internazionale non si tratta di una novità assoluta - in Turchia in ambito universitario si parla quasi esclusivamente inglese - credo che troppo spesso si ricorra all’inglese perfino quando - come capita a molti docenti - non lo si conosce a sufficienza e non si è in grado di parlarlo -. Sono d’accordo all’inserimento dell’inglese in alcune Cattedre delle università italiane, purché si tratti di un fenomeno assolutamente limitato”.

In visita a Roma in Palazzo Firenze, Sede Centrale della Società Dante Alighieri, Spencer Di Scala, docente di Storia presso l’Università del Massachusetts e neo Presidente del Comitato di Boston, affronta così uno dei temi più scottanti in ambito di insegnamento accademico, evidenziando la necessità di porre un freno alla nascita di corsi universitari in lingua inglese. Di Scala parla anche degli ambiziosi obiettivi della “Dante” nel cuore degli States e di un altro fenomeno di grande attualità: l’invasione degli inglesismi nel nostro linguaggio quotidiano.

Lingua italiana negli Stati Uniti: qual è la situazione attuale?

Negli States credo che tutte le lingue straniere stiano vivendo una fase di declino, soprattutto a livello universitario. È altrettanto vero, però, che attualmente si registra una forte domanda di lingua italiana tra gli adulti, probabilmente per motivi professionali, e la città di Boston è in questo ambito una delle prime a fornire risposte concrete. Questo è il settore su cui si può e si deve lavorare. Per inserire una lingua nelle scuole pubbliche c’è bisogno di investimenti economici e di regole ben precise. Si può spingere anche in questa direzione, ma secondo me è l’insegnamento agli adulti che va incentivato e che può dare maggiori soddisfazioni.

In Italia si assiste a numerosi dibattiti sulla presunta invasione di termini inglesi nella lingua italiana. Cosa ne pensa?

Premesso che la lingua inglese è la più ricca di vocaboli perché ha saccheggiato ovunque, spesso mi chiedo come facciano gli italiani a leggere i giornali. Termini come “bypassare” sono inaccettabili, anche se la più brutta parola che ho ascoltato è “stoppare”. Quello che da più fastidio - e mi trovo d’accordo con gli italiani - è l’utilizzo di parole inglesi per puro “snobbismo”, senza alcuna efficacia pratica.

Da neo Presidente della “Dante” di Boston, può indicarci qualche progetto per il futuro?

Prima di tutto la ristrutturazione della sede del Comitato, sia da un punto estetico che da quello organizzativo: si tratta di un edifico che tutti ci invidiano e che vogliamo sfruttare al massimo migliorandone efficienza, funzionalità e bellezza. Poi cercare fondi dando ancora maggiore visibilità alla “Dante” e creare collaborazioni e sinergie con associazioni culturali in loco - non solo italiane -, con tutti gli altri Comitati statunitensi e con gli Istituti Italiani di Cultura. Infine, sto pensando a un Convegno internazionale sui 150 anni dell’Unità d’Italia. Si vedrà. (Inform)

 

 


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