ACLI
Da “Aesse” di giugno
Andrea Olivero: I barbari sono alle porte?
La chiusura sul fronte immigrazione mostra soprattutto
una mancanza di visione del futuro
ROMA - “La crisi ci assale e frotte di stranieri sui
barconi giungono ugualmente alle nostre frontiere, senza rendersi conto che
per loro non c’è più posto nel Belpaese, nemmeno per fare i lavapiatti o i muratori
in nero…”. Questi o simili pensieri sembrano preoccupare molti cittadini italiani
che non possiamo definire razzisti – “Dio ce ne scampi e liberi: noi razzisti
non lo siamo mai stati, nemmeno quando abbiamo promulgato le leggi razziali!”
– ma che per lo meno appaiono un poco superficiali ed egoisti.
L’Italia è un Paese strano, senza dubbio: si è dimenticato
di aver mandato nel mondo, per oltre cinquant’anni, milioni di migranti, una
buona fetta dei quali assai simili ai disperati che giungono con i barconi dalla
Libia; da alcuni decenni ha scelto di non far più figli (siamo ai primi posti
per calo demografico nel mondo); coltiva l’ambizione, nonostante tutto, di essere
tra le grandi potenze economiche e di poter garantire ai propri cittadini lavori
dignitosi e ben retribuiti.
Un Paese che non sembra voler scegliere tra la tranquillità
delle nostre città tutte per noi “italiani doc” – senza problemi di integrazione
e di convivenza, cannoni alle frontiere per cacciare i disperati e declino economico
senza freno – e la faticosa, a tratti anche difficile, strada della convivenza
in una mescolanza di etnie, tradizioni e religioni, nella direzione di costruire
una nuova cultura che non rinneghi il passato ma neppure lo cristallizzi, per
condividere una ricchezza, culturale e materiale, che insieme forse è possibile
acquisire.
Campagne mediatiche, leggi dello Stato, scelte strategiche
nella difesa del territorio: da ogni parte giungono segnali contraddittori.
L’immigrazione, fenomeno caratterizzante la storia di questo primo scorcio di
terzo millennio, continua a essere usata come spauracchio o ridotta a questione
di polizia, senza strategie. E noi assistiamo, in molti casi senza neppur più
sdegno, al ripetersi di atti che pregiudicano la vita di persone come noi, con
l’unica disgrazia di esser povere e nate nel Paese sbagliato, ma anche della
nostra stessa possibilità di avere un futuro dignitoso.
Far diventare delinquenti gli immigrati irregolari, negar
loro diritti quali il matrimonio, la scuola, l’assistenza sanitaria, respingere
i barconi pieni di inermi verso
Questo atteggiamento nasconde al suo interno una ben
più grave colpa: la mancanza di visione di futuro, una chiusura al mondo e ai
cambiamenti che in ogni caso avvengono e che non si comprende come governare.
La storia ci insegna, però, che quando ci si chiude all’integrazione di nuovi
popoli e culture non c’è futuro: abbiamo paura degli altri ma, a poco a poco,
i barbari diventiamo noi. (Andrea Olivero*-Aesse/
*Presidente
nazionale delle Acli