INFORM - N. 114 - 16 giugno 2009


ARGENTINA

Il governo argentino adotta misure a favore dei rientro dei capitali depositati all’estero

Una serie di condoni per coloro che riporteranno i capitali nel Paese o dichiareranno l’esistenza dei fondi trasferiti all’estero a seguito della crisi economica del 2001, adottati dalla nuova amministrazione guidata da Cristina Fernandez

 

BUENOS AIRES – Proseguono in Argentina gli interventi per incoraggiare il rientro di capitali depositati all’estero dai cittadini a seguito della crisi economico-finanziaria del 2001.

Con una risoluzione generale (n°2609) pubblicata sulla Gazzetta ufficiale di Buenos Aires nel maggio 2009 non sarà più necessario versare in banca i fondi rimpatriati, se la somma di denaro viene destinata a investimenti produttivi e/o acquisto di immobili e/o bonds pubblici.

Lo sottolinea il presidente del Centro regionale assistenza e tutela emigranti – Puglia nel Mondo (CRATE), Antonio Peragine, il quale ricorda, tra i provvedimenti di maggiore impatto per riportare in Argentina i capitali depositati all’estero, quelli relativi ai “condoni” per il rimpatrio o la semplice dichiarazione dei capitali “clandestinamente” conservati all’estero.

Nel secondo caso i detentori dei depositi dovrebbero ora pagare, per mettersi in regola, una multa dell’8%, mentre negli altri casi sono previste aliquote di multa più basse - differenziate a seconda che i capitali in rientro siano destinati all’acquisto di auto, case o appartamenti (6% di multa),
acquisto di titoli del debito pubblico (3%), nuovi investimenti nei settori delle infrastrutture, della costruzione, dell’industria o dell’agro-zootecnia (1%).

Tra i provvedimenti vi è anche una misura a tutela dell’occupazione: tutte le imprese con un massimo di dieci dipendenti in “nero” potranno regolarizzarli a costo zero e con il condono dei relativi debiti previdenziali, mentre le piccole e medie imprese che creeranno nuovi posti di lavoro pagheranno su questi solo il 50% dei relativi oneri sociali il primo anno e il 75% il secondo.

Prosegue così il regime di “regolarizzazione fiscale” inaugurato con la nuova amministrazione guidata da Cristina Fernandez, attraverso cui si è deciso di porre fine alle restrizioni al libero ingresso di capitali nel Paese, seguite nel 2003 all’obbligatorietà di registrarne i flussi sia in entrata che in uscita. Allora l’amministrazione Kirchner aveva inoltre richiesto per i flussi finanziari in entrata un periodo minimo di permanenza di un anno con un deposito di garanzia presso una banca locale in valuta (dollari USA) senza l’accumulo di interessi (ad eccezione dei capitali destinati a finanziare opere d'infrastruttura per il settore energetico).(Inform)

 

 


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