ARGENTINA
Il governo argentino adotta misure a favore
dei rientro dei capitali depositati all’estero
Una serie di condoni per coloro che riporteranno
i capitali nel Paese o dichiareranno l’esistenza dei fondi trasferiti all’estero
a seguito della crisi economica del 2001, adottati dalla nuova amministrazione
guidata da Cristina Fernandez
BUENOS AIRES – Proseguono in Argentina gli
interventi per incoraggiare il rientro di capitali depositati all’estero dai
cittadini a seguito della crisi economico-finanziaria del 2001.
Con una risoluzione generale (n°2609) pubblicata
sulla Gazzetta ufficiale di Buenos Aires nel maggio 2009 non sarà più necessario
versare in banca i fondi rimpatriati, se la somma di denaro viene destinata
a investimenti produttivi e/o acquisto di immobili e/o bonds pubblici.
Lo sottolinea il presidente del Centro regionale
assistenza e tutela emigranti – Puglia nel Mondo (CRATE), Antonio Peragine,
il quale ricorda, tra i provvedimenti di maggiore impatto per riportare in Argentina
i capitali depositati all’estero, quelli relativi ai “condoni” per il rimpatrio
o la semplice di
Nel secondo caso i detentori dei depositi
dovrebbero ora pagare, per mettersi in regola, una multa dell’8%, mentre negli
altri casi sono previste aliquote di multa più basse - differenziate a seconda
che i capitali in rientro siano destinati all’acquisto di auto, case o appartamenti
(6% di multa),
acquisto di titoli del debito pubblico (3%), nuovi investimenti nei settori
delle infrastrutture, della costruzione, dell’industria o dell’agro-zootecnia
(1%).
Tra i provvedimenti vi è anche una misura
a tutela dell’occupazione: tutte le imprese con un massimo di dieci dipendenti
in “nero” potranno regolarizzarli a costo zero e con il condono dei relativi
debiti previdenziali, mentre le piccole e medie imprese che creeranno nuovi
posti di lavoro pagheranno su questi solo il 50% dei relativi oneri sociali
il primo anno e il 75% il secondo.
Prosegue così il regime di “regolarizzazione
fiscale” inaugurato con la nuova amministrazione guidata da Cristina Fernandez,
attraverso cui si è deciso di porre fine alle restrizioni al libero ingresso
di capitali nel Paese, seguite nel 2003 all’obbligatorietà di registrarne i
flussi sia in entrata che in uscita. Allora l’amministrazione Kirchner aveva
inoltre richiesto per i flussi finanziari in entrata un periodo minimo di permanenza
di un anno con un deposito di garanzia presso una banca locale in valuta (dollari
USA) senza l’accumulo di interessi (ad eccezione dei capitali destinati a finanziare
opere d'infrastruttura per il settore energetico).(