INFORM - N. 114 - 16 giugno 2009


RETE CONSOLARE

Il Comitato dei Presidenti dei Comites d’Australia scrive a Frattini e Mantica

“L’annunciata chiusura dei consolati di Adelaide e Brisbane rappresenta il crollo del collegamento vitale tra le nostre comunità e l’Italia”

 

MELBOURNE - Il Comitato dei Presidenti dei Comites d’Australia, composto dal coordinatore Sauro Antonelli (Victoria & Tasmania), da Joseph Mercante (ACT, Queanbeyan & Cooma), da Vincenzo Papandrea (South Australia) Giuseppe Musso (New South Wales) Mariangela Stagnitti (Queensland & Northern Territory) e Vittorio Petriconi (Western Australia),  esprime, in una lettera, inviata al ministro degli Esteri Franco Frattini e al sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, la propria preoccupazione sia per l’annunciata chiusura delle strutture consolari in Australia di Adelaide (Sud Australia) e Brisbane (Queensland), sia per il piano delle iniziative alternative che si intendono intraprendere per l’erogazione dei servizi consolari.

Nella missiva, firmata da Vincenzo Papandrea per conto del coordinatore del Comitato dei Presidenti Comites Australia, si ricorda che l’Australia è una Federazione suddivisa in 6 Stati e 2 Territori: New South Wales, Queensland, South Australia, Tasmania, Victoria, Western Australia, Northern Territory e Australian Capital Territory e che ogni singolo stato e territorio ha un proprio governo e una certa autonomia in diversi settori, tra cui industria e commercio, edilizia, pubblica istruzione (scuole, collegi di formazione tecnica, università), pubblica sicurezza, ospedali, trasporto e agricoltura.

“E’ chiaro - spiega la lettera - che nel disegnare una nuova mappa dei consolati italiani nel mondo non si sia tenuto conto di questa realtà e neanche della vastità del territorio australiano e di conseguenza di quella delle circoscrizioni consolari così com’è oggi. A queste considerazioni si deve aggiungere il fatto che non si vuole tenere conto che la comunità italiana, di relativa recente emigrazione, è composta ancora per la maggior parte dalla prima generazione. Una generazione in uno stato di rapido invecchiamento con oltre la metà dei componenti in età superiore ai 65 anni e che ha ancora dei bisogni particolari e non può certo pensare di diventare “digitale” per un progetto di modernizzazione dei servizi consolari. L’altro aspetto particolare dell’Australia – continua la missiva - è l’espansione del suo territorio. L’Australia ha infatti una superficie pari a 27 volte quella italiana e le distanze tra una città e l’altra sono enormi, il South Australia è tre volte più grande dell’Italia e il Queensland cinque. Dal piano di ristrutturazione è stato escluso il Sud America ‘per via delle enormi distanze da una città all’altra’ e di questo siamo contenti. Ma non possiamo essere soddisfatti del fatto che lo stesso criterio non è stato applicato in Australia dove le distanze tra le attuali sedi consolari sono maggiori di quelle dell’America Latina. In considerazione di quanto previsto per Brisbane, lo “sportello” consolare verrà suddiviso tra due altre città dell’Australia e precisamente Perth per Darwin, che dista a più di 4.000 km, e Sydney per Brisbane distanti circa 730 km. Per Adelaide ci sono 654 km per raggiungere Melbourne. Ci viene da chiederci cosa si intenda per enormi distanze”.

Nella lettera si ricorda inoltre che ai potenziali clienti dei consolati, ovvero gli iscritti all’Aire, sia necessario aggiungere gli oltre 200.000 nati in Italia i quali, per motivi storici e per ragioni di lavoro, non hanno potuto mantenere la cittadinanza italiana ma tuttora mantengono stretti collegamenti con famiglie e parenti in Italia.  Emigrati di prima generazione, anche se non più cittadini italiani e quindi al di fuori del rilascio di passaporto e pratiche elettorali, che hanno un ulteriore richiesta di servizi consolari dello stesso spessore dei cittadini italiani, o forse anche maggiore se si considerano le richieste per il riacquisto della cittadinanza o dei visti di permanenza superiori a 3 mesi per l’Italia.     

“I consolati – si ricorda nella lettera - rappresentano oggi un punto di riferimento indiscusso dei nostri connazionali residenti sul territorio australiano. Il loro ruolo non è solamente quello del rilascio dei passaporti, del servizio anagrafe, di ufficio elettorale o quello notarile. Il lavoro dei consolato, e più ancora dei console, va al di là dei tanti servizi burocratici. Essi, infatti, si sono fatti promotori di molte iniziative sia culturali che commerciali e anche garanti per conto del governo italiano firmando importantissimi Protocolli d’Intesa a livello statale, in modo particolare quelli per l’insegnamento della lingua e cultura italiana. Molti sono anche gli accordi tra i governi statali e molte Regioni italiane. Tutti impegni che sono stati realizzati con la mediazione dei consolati e che vanno rispettati. Oltre a questo va considerato anche il settore commerciale e imprenditoriale e la promozione del made in Italy. Gli Italiani che vivono all’estero hanno dato un enorme contributo all’economia e al bilancio dello stato italiano attraverso le rimesse e hanno sempre difeso e sostenuto il paese, soprattutto con l’acquisto dei prodotti made in Italy. Visto che gli italiani all’estero vengono considerati una risorsa, debbono anche essere presi in considerazione”.

“La ristrutturazione della rete consolare, - prosegue la missiva - così come presentata dal sottosegretario  Mantica alle Commissioni Esteri della Camera e del Senato, con la chiusura del consolato di Adelaide e di Brisbane, è inaccettabile per i tanti motivi già illustrati e perché nasce da uno studio a tavolino di numeri, a volte incomprensibili se non vengono interpretati nel giusto modo. La comunità italiana all’estero non è solo un fattore numerico, ma al contrario è il filo di collegamento con la madre patria nei settori commerciali, turistici, culturali e linguistici e per quel che riguarda l’Australia un filo di collegamento culturale nell’esperienza collettiva della tolleranza tra popoli, culture e religioni diverse. Un’esperienza dalla quale attingere insegnamenti per potersi proiettare nel futuro come moderne società.

Ai cittadini Italiani all’estero bisogna garantire il diritto di accesso ai servizi, per essere cittadini alla pari con tutti gli altri e soprattutto con quelli che vivono in Italia. Se fosse solamente una questione di numeri, bisognerebbe allora chiudere tutti i comuni italiani con meno di 14.000 residenti. E’ questa la logica che viene applicata?”. In questo ambito viene anche ricordato come in realtà  i 14.000 iscritti all’Aire rappresentino solo una parte della comunità italiana che invece, fra italiani e oriundi, raggiungerebbe ad Adelaide circa 90.000 unità e a Brisbane quota 104.000, per una complessiva presenza della nostra collettività in Australia di circa un milione di persone. 

“Per tutte le suddette considerazioni – si legge infine nella lettera che ricorda anche l’importanza della rete consolare per delicato momento di transizione fra la prima e la nuove generazioni che viene oggi vissuto dalla nostra comunità in Australia  - riteniamo che la chiusura dei consolati di Adelaide e Brisbane rappresenti il crollo del collegamento vitale tra le comunità emigrate di questi Stati e l’Italia”(Inform).

 

 


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