MONDO SCALABRINIANO
Renato Zilio: “Spezzare il pane”
LONDRA - Corpus
Domini. Tre differenti comunità di migranti sono riunite per celebrare l’eucarestia
insieme, a Brixton Road. Miniatura del
popolo di Dio alla fine dei tempi. Segno escatologico del domani di Dio: un’umanità
finalmente riconciliata.
Curiosa la
dinamica che sembra intrecciarsi tra di loro: si guarda, si osserva... cerca,
ogni comunità, di dare il meglio della propria cultura. Vivono, in questo modo,
una fraterna e stimolante comunione. Appena terminato un Senhor,
tende piedade! triste e dolcissimo dei portoghesi,
attacca luminoso, quasi danzante, Papuri
Sa Diyos! in tagalog
della comunità filippina, portato dal ritmo di un altro mare, il Pacifico. Mentre
segretamente gli italiani si preparano a lanciare un Alleluia vivo e
brillante, come sa fare il loro genio musicale. E siamo tutti in mare: sì, siamo
sulla stessa barca, la terra inglese.
Jake, un giovane missionario filippino, presiede la celebrazione.
Lo guardo spezzare il pane. Lo fa con quella lenta dolcezza che sembra spezzare
un corpo. Lo presenta tutt’intorno allo sguardo con gesto delicatissimo come
presentasse un bambino. Lo solleva in alto, lentamente, come se mostrasse un
tesoro. È una gestualità che ti incanta e ti sorprende: una fede e una cultura
di altre terre si manifestano attraverso le sue mani.
Spezzare il
pane. Fu proprio
uno straniero, incontrato per caso, a diventare il maestro di un gesto
indimenticabile. Era sulla strada di Emmaus.
Spezzare il pane: è rimasto il gesto tipico di riconoscimento del Signore.
Ed è l’immagine
più alta e più vera dell’esistenza di un migrante. Spezzare fra il pianto la
propria cultura, le proprie energie, i legami affettivi e originari, la propria
identità per far vivere altri che neppure conosce - ma che un giorno riuscirà
ad amare - è la parabola di una vita migrante e della sua splendida metamorfosi.
Diventa invito silenzioso alla gente del posto a spezzare il loro pane (il pane
del sapere, dell’avere o del potere), piuttosto di accumularlo nella nostalgia,
nella solitudine o nell’amarezza. Come a Emmaus.
Ogni eucarestia
rivive questo gesto fondamentale del Cristo. Gesto cosmico. Preso il pane, infatti,
lo sollevò al cielo il più alto possibile e lo abbassò fino a terra, all’altezza
dei discepoli, di ogni uomo. È il senso di ogni benedizione: tutto proviene
da Dio. Poi lo spezzò. E spezzare è gesto di morte come si spezza un corpo,
una vita o un amore. E poi lo condivise con gli altri per nutrirli: magnifico
gesto di vita. Senza saperlo, i discepoli assistevano al simbolo più grande
dell’esistenza del Maestro: mistero pasquale.
Milioni di
uomini e di donne lo vivono ancora nel mondo nelle loro comunità, nelle famiglie
o in emigrazione, senza saperlo. Una vita che si spezza, una vita che si dona.
Ma chi spezza la propria vita per la libertà, la dignità o la vita degli altri
rivive l’esistenza stessa del Cristo. Anche se lo ignora.
Sono i discepoli,
infatti, riuniti per celebrarlo, che lo riconoscono in questo: è Lui!
Gesto rivelatore. Ed è la sua stessa identità: una forza inaudita che solleva
l’umanità fino a Dio, dove insieme la morte e l’amore si fanno vita per l’altro.
Oggi, questi
nostri emigranti dalle tante origini vivono un grande mistero: il mistero della
loro esistenza. Spezzarsi e far vivere l’altro. Come il pane. (Renato
Zilio*-
* Missionario a Londra, autore nel
2009 di “Parole dal deserto” Ediz. Paoline, Milano
prefazione cardinale Georges Cottier e di “Lettere
da Gibuti. Comunità cristiane nel mondo musulmano” 2ª ristampa, Ediz. Messaggero, Padova.