RASSEGNA STAMPA
Intervista
di “Avvenire” al ministro degli Esteri
Frattini: “Povertà,
crisi e clima. Sos dal Sud del mondo”
ROMA - L’impatto della crisi economica e dei cambiamenti climatici sui Paesi in via di sviluppo e sulle migrazioni di massa è un tema di grandissimo valore politico globale». Se il Sud del Mondo all’inizio aveva sentito meno la crisi, perché meno integrato nei mercati globali, ora anche questi Paesi «cominciano a soffrirne: il mix di povertà, crisi e cambiamenti climatici ci preoccupa davvero. E il G8 per la prima volta intende occuparsene». Franco Frattini non ha dubbi. In una pausa della riunione dei Ministri dello sviluppo del G8, che si chiude oggi alla Farnesina, il ministro degli Esteri difende l’importanza di questi summit. Soprattutto se allargati ai paesi emergenti. E i tagli italiani alla cooperazione, assicura, non metteranno a rischio il raggiungimento degli Obiettivi del millennio: «Il governo rispetterà gli impegni».
Questo
G8 per lo sviluppo è allargato a Brasile, Messico, India, Cina, Sudafrica e
per la prima volta, su invito dell’Italia, all’Egitto e all’Unione africana.
Qual è il significato politico di questa novità?
La convinzione mia personale e del premier - e presidente del G8 - Silvio Berlusconi è che l’Africa e i Paesi in via di sviluppo siano innanzitutto soggetti politici.
Si sono sempre
fatte riflessioni sulla quantità degli aiuti e sul rapporto tra donatori e riceventi.
Non è più sufficiente. Oggi dobbiamo parlare di ambiente, energia, terrorismo,
di flussi migratori in Africa e dall’Africa. Questo evidentemente richiede un
ruolo politico per i paesi africani. Che capiscono che va migliorata la governance
degli aiuti, e garantita trasparenza e democrazia. Altrimenti gli aiuti arricchiscono
pochi. Poi abbiamo dato alla società civile un ruolo importante, per ampliare
lo spettro degli aiuti. Ho incontrato
Sull’allargamento
di questo G8 ha pesato il rapporto Italia-Libia?
Tutti i leader africani che ho incontrato, e da ultimo Gheddafi, mi hanno rivolto una domanda di ruolo politico. L’Africa ci chiede corretta gestione, lotta alla corruzione, prevenzione del crimine. Oltre alla quantità delle risorse, c’è il discorso della qualità. Anche se, lo ribadisco, i fondi pubblici allo sviluppo restano elemento essenziale e insostituibile. L’Italia ovviamente farà la sua parte confermando i propri impegni finanziari entro la fine dell’anno. La volontà politica c’è.
Gli
immigrati con le rimesse in patria finanziano di fatto lo sviluppo. Si può potenziare
questo canale?
Oggi i money transfer chiedono il 10% per trasferire i soldi in Patria. Il G8 proporrà una riduzione al 5% in cinque anni, che dimezzi un profitto francamente ingiustificato. Sarebbero ogni anno 13 miliardi di dollari. Gli Stati G8 possono condizionare il rinnovo delle concessioni alla riduzione dell’aggio sulle rimesse. Sono molte le strade per lo sviluppo, oltre all’aiuto pubblico.
Gli
scenari economici e climatici cambiano. Nuovi protagonisti politici si affacciano.
Cambiano anche gli obiettivi dello sviluppo?
Quelli più importanti restano la sicurezza alimentare, lo sviluppo agricolo, la salute materno infantile, le malattie dimenticate come la malaria, oltre ad Aids e tbc. Sono gli obiettivi del millennio.
Obiettivi
che prevedevano una tappa di avvicinamento - verso lo 0,7% del pil in aiuto pubblico - che per il 2010 era dello 0,51%. Quest’anno
però gli aiuti sono stati dimezzati: dallo 0,22 del 2008 siamo a 0,10. Rispettare
questi impegni...
...Vuol dire trovare le risorse. La risposta è sì, troveremo le risorse.
Come?
Qualcuno forse vorrebbe per forza titolare che l’Italia non rispetterà gli impegni. Io dico che non sarà così.
Il colonnello
Gheddafi gestisce un fondo sovrano, il Lybian investment
authority, di decine di miliardi di dollari. Avrà un ruolo nella cooperazione?