REFERENDUM
LEGGE ELETTORALE
Dino Nardi: Un “si” non significa cadere dalla padella
nella brace
ZURIGO - Si sono appena concluse le elezioni per il rinnovo
del Parlamento Europeo (per eleggere nei 27 Stati dell’Unione Europea 785 deputati,
di cui
Si tratta del referendum Segni-Guzzetta,
per intenderci, che si propone di modificare alcuni punti dell’attuale legge
elettorale, già definita “una porcata” dal suo stesso ideatore, il ministro
leghista Calderoli. Con due distinti quesiti i proponenti del referendum intendono
assegnare il premio di maggioranza alla lista vincente, rispettivamente, alla
Camera ed al Senato e non più, come ora, alla coalizione che vince le elezioni.
Con un altro quesito, Segni e Guzzetta, ed i cofirmatari
dell’iniziativa referendaria, intendono invece vietare le candidature multiple
per le elezioni sia della Camera che del Senato, cioè impedire lo sconcio attuale
dove nelle elezioni politiche (ma è accaduto anche con le elezioni europee dello
scorso fine settimana) diversi leaders di partito, oltretutto con un sistema elettorale che
non prevede le preferenze, si mettono capolista in più collegi consentendo,
poi, ad elezioni concluse, l’entrata in Parlamento di questo o quel candidato,
più vicino politicamente e/o più fidato, con la loro scelta di accettare l’elezione
in un collegio, invece che in un altro.
Premesso che, come ormai noto, per il referendum del
21 giugno, si applicherà la legge sul voto all’estero del 2001 e, quindi, gli
elettori italiani iscritti all’AIRE potranno votare per corrispondenza (in questi
giorni in tutto il mondo gli elettori hanno già ricevuto il plico elettorale)
è importante la partecipazione al voto anche degli elettori residenti all’estero.
Questo perché in occasione dei referendum il voto non è solo un diritto ed un
dovere, come sempre in presenza di qualsiasi evento elettorale, ma è soprattutto
importante al fine del raggiungimento del quorum del 50% più uno dei votanti
affinché il referendum sia, innanzitutto, ritenuto valido. Infatti il pericolo
maggiore anche per questo referendum è che non raggiunga il quorum: vuoi perché
questo istituto di democrazia popolare, previsto dalla Costituzione italiana,
non ha più una grande attrazione essendovi stato, negli ultimi lustri, un abuso
da parte dei radicali nel lanciare referendum a raffica anche su temi di scarsissimo
interesse per la gente; vuoi perché in tanti elettori c`é il dubbio che, se
passasse il quesito referendario sul premio di maggioranza per una lista, si
cadrebbe “dalla padella (l’attuale porcata) nella brace (un governo Berlusconi
a vita)”!
Ribadendo che, innanzitutto, è importante che anche gli
elettori italiani residenti all’estero si avvalgano del diritto di voto per
facilitare il raggiungimento del quorum (magari anche votando “no” ai quesiti
sul premio di maggioranza alla lista vincente per Camera e Senato se proprio
si teme di cadere dalla padella nella brace e “si” all’altro quesito, come è
pure consentito dalla legge), da parte mia, e di molti analisti politici, tuttavia,
dubito fortemente che una vittoria del “si” a tutti i quesiti referendari sarebbe
un regalo a Berlusconi. Infatti il PDL dovrebbe, poi, fare i conti quantomeno
con
*Coordinatore Uim Europa, consigliere CGIE