INFORM - N. 111 - 11 giugno 2009


REFERENDUM LEGGE ELETTORALE 

Dino Nardi: Un “si” non significa cadere dalla padella nella brace

 

ZURIGO - Si sono appena concluse le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo (per eleggere nei 27 Stati dell’Unione Europea 785 deputati, di cui 72 in Italia) e per le amministrative che, in Italia, hanno interessato circa 4'000 Comuni e 73 Province e già siamo confrontati con una nuova scadenza elettorale: il referendum del prossimo 21 giugno sulla legge elettorale italiana che si applica per le elezioni politiche.

Si tratta del referendum Segni-Guzzetta, per intenderci, che si propone di modificare alcuni punti dell’attuale legge elettorale, già definita “una porcata” dal suo stesso ideatore, il ministro leghista Calderoli. Con due distinti quesiti i proponenti del referendum intendono assegnare il premio di maggioranza alla lista vincente, rispettivamente, alla Camera ed al Senato e non più, come ora, alla coalizione che vince le elezioni. Con un altro quesito, Segni e Guzzetta, ed i cofirmatari dell’iniziativa referendaria, intendono invece vietare le candidature multiple per le elezioni sia della Camera che del Senato, cioè impedire lo sconcio attuale dove nelle elezioni politiche (ma è accaduto anche con le elezioni europee dello scorso fine settimana) diversi leaders di partito, oltretutto con un sistema elettorale che non prevede le preferenze, si mettono capolista in più collegi consentendo, poi, ad elezioni concluse, l’entrata in Parlamento di questo o quel candidato, più vicino politicamente e/o più fidato, con la loro scelta di accettare l’elezione in un collegio, invece che in un altro.

Premesso che, come ormai noto, per il referendum del 21 giugno, si applicherà la legge sul voto all’estero del 2001 e, quindi, gli elettori italiani iscritti all’AIRE potranno votare per corrispondenza (in questi giorni in tutto il mondo gli elettori hanno già ricevuto il plico elettorale) è importante la partecipazione al voto anche degli elettori residenti all’estero. Questo perché in occasione dei referendum il voto non è solo un diritto ed un dovere, come sempre in presenza di qualsiasi evento elettorale, ma è soprattutto importante al fine del raggiungimento del quorum del 50% più uno dei votanti affinché il referendum sia, innanzitutto, ritenuto valido. Infatti il pericolo maggiore anche per questo referendum è che non raggiunga il quorum: vuoi perché questo istituto di democrazia popolare, previsto dalla Costituzione italiana, non ha più una grande attrazione essendovi stato, negli ultimi lustri, un abuso da parte dei radicali nel lanciare referendum a raffica anche su temi di scarsissimo interesse per la gente; vuoi perché in tanti elettori c`é il dubbio che, se passasse il quesito referendario sul premio di maggioranza per una lista, si cadrebbe “dalla padella (l’attuale porcata) nella brace (un governo Berlusconi a vita)”!

Ribadendo che, innanzitutto, è importante che anche gli elettori italiani residenti all’estero si avvalgano del diritto di voto per facilitare il raggiungimento del quorum (magari anche votando “no” ai quesiti sul premio di maggioranza alla lista vincente per Camera e Senato se proprio si teme di cadere dalla padella nella brace e “si” all’altro quesito, come è pure consentito dalla legge), da parte mia, e di molti analisti politici, tuttavia, dubito fortemente che una vittoria del “si” a tutti i quesiti referendari sarebbe un regalo a Berlusconi. Infatti il PDL dovrebbe, poi, fare i conti quantomeno con la Lega Nord e con il Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo contrarissimi al referendum per loro estremamente penalizzante nel caso di una modifica dell’attuale legge elettorale. Quindi sono convinto che una vittoria del “si” a tutti e tre i quesiti nel referendum del 21 giugno costringerebbe, di fatto, il governo ed il parlamento italiani a varare al più presto una nuova legge elettorale seria e su misura per l’Italia e, soprattutto, condivisa dalla stragrande maggioranza delle forze politiche italiane. (Dino Nardi*/Inform)

*Coordinatore Uim Europa, consigliere CGIE

 

 


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