ITALIANI ALL’ESTERO
Quando i ragazzini italiani emigrati in Canada facevano
i "lustrascarpe"
"Vancouver's SHOESHINE BOYS", un nuovo libro
di Raymond Culos
VANCOUVER -
Un titolo curioso per un libro insolito. Da leggere con avidità e interesse.
Non è un romanzo, ma sembra tale. Non è un'autobiografia, anche se vi compaiono
parecchi elementi della vita dell'autore. Non è semplicemente un racconto di
tempi lontani, eppure i tempi di molti dei protagonisti risalgono ad un secolo
fa, ed anche più. Come la vicenda di Alberto Principe, arrivato venticinquenne
in Canada nel 1907, conosciuto come Al Prince, che apre il primo capitolo del
libro. E poi di molti altri come lui, capaci di lavorare strenuamente, di aiutare
le famiglie, di esercitare solidarietà, di promuovere figli e nipoti contribuendo
alla loro realizzazione personale e insieme allo sviluppo della società di accoglimento,
non solo materiale ma morale e spirituale.
"La storia
dei ragazzi lustrascarpe di Vancouver è dedicata agli immigrati che mediante
i loro sacrifici e la buona cittadinanza hanno reso possibile il godimento di
un'importante eredità alle generazioni successive" ha premesso l'autore.
Raymond Culos (Ray per gli amici) è universalmente considerato lo storico della
comunità italiana di Vancouver. Ha già pubblicato in tre ponderosi volumi (*)
la storia associativa degli italiani presenti a Vancouver dagli inizi del Novecento,
per arrivare ai giorni nostri registrando attività ed iniziative del Centro
culturale italiano, che ha la funzione di catalizzatore della vita comunitaria.
Ray mette ora, a disposizione di quanti vogliano conoscere ed approfondire,
questa sua nuova appassionante fatica.
Shoeshine Boys,
edito dalla Cusmano Publishing di Montreal, è un libro di oltre 200 pagine.
In quindici capitoli raccoglie nomi e storie personali, ci sono interviste dal
vivo, fotografie e stralci di notizie da archivi e biblioteche della città.
C'è soprattutto la voglia di documentare, per non dimenticare, un passato ricco
di valori umani esemplari. Anche oggi, nella società del benessere e dei consumi,
molti ragazzini di varie etnie, studenti o meno, accettano e fanno lavori umili
per pagarsi le spese e magari arrotondare gli stipendi dei genitori. Fare allora
il lustrascarpe non era certo una vergogna, ma un divertimento, e rendeva pure!
(oggi, con l'affermarsi della moda informale, chi mai pensa di lucidare le scarpe
sportive, di tela e surrogati vari....). Oggi i ragazzi fanno i camerieri parttime,
raccolgono fragole, pomodori, frutta e verdure nei campi sterminati, o girano
per piazze e crocevia suonando le loro chitarre. Ogni epoca ha le sue abitudini
e le sue invenzioni.
Interessante
ed educativo, quest'ultimo libro di Ray Culos sta per essere accolto con entusiasmo
sia dagli eredi
dei protagonisti, generazioni di uomini e donne affermatisi in ogni settore
della dinamica vita sociale vancouverita, che dalla comunità italiana ad large.
Una prima presentazione è avvenuta martedì scorso al Club femminile, il lancio
ufficiale è in programma per stasera 11 giugno nei locali del Museo presso il
Centro culturale italiano. (Anna M. Zampieri Pan-Inform)
(*) Raymond Culos, Vancouver's Society of Italians, Vol I 1998 - Vol II 2002
- Vol III 2006