INFORM - N. 111 - 11 giugno 2009


ITALIANI ALL’ESTERO

Quando i ragazzini italiani emigrati in Canada facevano i "lustrascarpe"

"Vancouver's SHOESHINE BOYS", un nuovo libro di Raymond Culos

 

VANCOUVER - Un titolo curioso per un libro insolito. Da leggere con avidità e interesse. Non è un romanzo, ma sembra tale. Non è un'autobiografia, anche se vi compaiono parecchi elementi della vita dell'autore. Non è semplicemente un racconto di tempi lontani, eppure i tempi di molti dei protagonisti risalgono ad un secolo fa, ed anche più. Come la vicenda di Alberto Principe, arrivato venticinquenne in Canada nel 1907, conosciuto come Al Prince, che apre il primo capitolo del libro. E poi di molti altri come lui, capaci di lavorare strenuamente, di aiutare le famiglie, di esercitare solidarietà, di promuovere figli e nipoti contribuendo alla loro realizzazione personale e insieme allo sviluppo della società di accoglimento, non solo materiale ma morale e spirituale.

"La storia dei ragazzi lustrascarpe di Vancouver è dedicata agli immigrati che mediante i loro sacrifici e la buona cittadinanza hanno reso possibile il godimento di un'importante eredità alle generazioni successive" ha premesso l'autore. Raymond Culos (Ray per gli amici) è universalmente considerato lo storico della comunità italiana di Vancouver. Ha già pubblicato in tre ponderosi volumi (*) la storia associativa degli italiani presenti a Vancouver dagli inizi del Novecento, per arrivare ai giorni nostri registrando attività ed iniziative del Centro culturale italiano, che ha la funzione di catalizzatore della vita comunitaria. Ray mette ora, a disposizione di quanti vogliano conoscere ed approfondire, questa sua nuova appassionante fatica.

Shoeshine Boys, edito dalla Cusmano Publishing di Montreal, è un libro di oltre 200 pagine. In quindici capitoli raccoglie nomi e storie personali, ci sono interviste dal vivo, fotografie e stralci di notizie da archivi e biblioteche della città. C'è soprattutto la voglia di documentare, per non dimenticare, un passato ricco di valori umani esemplari. Anche oggi, nella società del benessere e dei consumi, molti ragazzini di varie etnie, studenti o meno, accettano e fanno lavori umili per pagarsi le spese e magari arrotondare gli stipendi dei genitori. Fare allora il lustrascarpe non era certo una vergogna, ma un divertimento, e rendeva pure! (oggi, con l'affermarsi della moda informale, chi mai pensa di lucidare le scarpe sportive, di tela e surrogati vari....). Oggi i ragazzi fanno i camerieri parttime, raccolgono fragole, pomodori, frutta e verdure nei campi sterminati, o girano per piazze e crocevia suonando le loro chitarre. Ogni epoca ha le sue abitudini e le sue invenzioni.

Interessante ed educativo, quest'ultimo libro di Ray Culos sta per essere accolto con entusiasmo

sia dagli eredi dei protagonisti, generazioni di uomini e donne affermatisi in ogni settore della dinamica vita sociale vancouverita, che dalla comunità italiana ad large. Una prima presentazione è avvenuta martedì scorso al Club femminile, il lancio ufficiale è in programma per stasera 11 giugno nei locali del Museo presso il Centro culturale italiano. (Anna M. Zampieri Pan-Inform)

(*) Raymond Culos, Vancouver's Society of Italians, Vol I 1998 - Vol II 2002 - Vol III 2006

 

 


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