INFORM - N. 111 - 11 giugno 2009


RETE CONSOLARE

Narducci (Pd) sul piano di ristrutturazione delle rappresentanze consolari all’estero proposto in audizione dal sottosegretario Mantica

“Un duro colpo per  le comunità italiane nel mondo e un pesante autogol per la promozione del sistema Italia nel quadro dell’internazionalizzazione”

 

ROMA – Franco Narducci, deputato eletto in Europa nelle fila del Pd, interviene a seguito dell’audizione del sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, ieri, in seduta congiunta della Commissione Esteri di Camera e Senato relativa al piano di ristrutturazione della rete consolare italiana all’estero.

Narducci ricorda come la manovra varata del Governo (vedi Inform n. 110,  http://www.mclink.it/com/inform/art/09n11022.htm ) prevede un alto numero di chiusure di uffici oltre che declassamenti e accorpamenti vari: saranno chiuse 19 sedi, tra consolati, agenzie e ambasciate, e le loro competenze saranno attribuite ad altri consolati o ambasciate; inoltre, 4 consolati generali saranno declassati a consolati (Alessandria, Basilea, Gedda, Karachi). Il piano colpirà in particolare il Belgio, la Francia, la Germania, la Svizzera, gli Stati Uniti e l’Australia. Il sottosegretario ha inoltre illustrato i criteri ispiratori e quelli di massima per la riallocazione del personale degli uffici che saranno chiusi.

“La ristrutturazione così illustrata – ha spiegato Narducci - è un duro colpo per le comunità italiane emigrate e le perplessità sono state espresse anche dai presidenti delle due Commissioni, Dini e Stefani. È assolutamente eufemistico attribuire valore di razionalizzazione ad una manovra che è di puro smantellamento e che si aggiunge ai tanti colpi inferti dall’attuale governo agli italiani all’estero: l’esclusione degli italiani emigrati dall’abolizione dell’ICI sulla prima casa, i pesanti tagli ai corsi di lingua e cultura italiana e all’assistenza, l’oblio sceso su temi di fondamentale importanza come la cittadinanza e la riforma della legge 153, il mancato rinnovo di Comites e Cgie ed ora l’annuncio di questo pesante colpo ai servizi consolari”.

“Cosa ci dobbiamo aspettare ancora? – si chiede il deputato. - Giova ricordare che stiamo ancora assorbendo le conseguenze della 3° manovra di razionalizzazione e già siamo confrontati con la 4° fase”.

Riguardo all’informatizzazione della rete e del “consolato digitale”,  più volte richiamato nella relazione del sottosegretario e in via di sperimentazione in alcune sedii, Narducci ricorda che essa è un fatto positivo “ma avrà bisogno di una diecina di anni e di ingenti investimenti prima di essere operativo. Per inciso, - egli aggiunge - va detto che gli uffici consolari non sono in rete tra di loro a livello di nazione per cui il transfer o lo scambio di dati da un consolato all’altro è possibile soltanto in via cartacea, che in considerazione della marcata mobilità che si registra soprattutto nel Paesi ad economia avanzata contribuisce a frenare l’efficienza e la rapidità del servizio”.

“La verità – prosegue Narducci - è che i tagli alla rete sono stati imposti dalla legge triennale di finanza pubblica varata dal governo che non ha risparmiato il bilancio del Mae, di per sé tra i più bassi dell’area G8 in rapporto al PIL e regolarmente preso di mira da tutte le finanziarie dell’ultimo decennio (unica inversione di tendenza con il precedente governo Prodi” “Inoltre, la portata economica della manovra non è stata documentata con chiarezza ed è difficile credere che il risparmio complessivo, alla fine della manovra sarà di 8 milioni di euro, come ha sostenuto il sottosegretario Mantica. Senza contabilizzare le probabili perdite derivanti dal peggioramento delle relazioni economiche, - aggiunge il deputato - è noto che la chiusura delle sedi comporta nella fase iniziale notevoli costi aggiuntivi per il trasporto e sistemazione dell’archivio e delle apparecchiature, la dismissione degli arredi, il reperimento di locali adeguati, il riallineamento della rete informatica nella sede che accorpa quella in chiusura, ecc., per cui il risparmio difficilmente sarà realizzato, soprattutto nei primi anni”.

“Nel corso dell’audizione il sottosegretario Mantica spostava idealmente diecina di migliaia di cittadini italiani dal consolato in chiusura a quello ricevente, - egli aggiunge - come se fossero pedine di una grande scacchiera. Sono invece cittadini italiani con pari diritti e dignità di quelli residenti nei confini nazionali e un solo dato è indicativo per tutti: nelle sedi consolari che saranno chiuse risiedono oltre 417 mila cittadini italiani. L’idea di intere comunità private di servizi di prossimità è veramente inaccettabile”. Per Narducci risulta, poi, “veramente incomprensibile” la chiusura del Consolato di Losanna, “che oltre alla posizione strategica, amministra atti e servizi per una comunità di 60 mila connazionali”.

“La verità è ben diversa da quella descritta dal sottosegretario Mantica: la rete diplomatica è già ora in grande sofferenza. I tagli di bilancio imposti dalla finanziaria 2009 – avverte Narducci - hanno fortemente penalizzato la dotazione di personale delle rete, per cui è altamente improbabile che le sedi riceventi possano fornire servizi efficaci ad una comunità di cittadini raddoppiata e in alcuni casi triplicata per effetto dell’accorpamento. I tagli di bilancio hanno praticamente azzerato le risorse finanziarie per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei Consolati, nemmeno per la cosiddetta minuta manutenzione. Né vi sono le risorse finanziarie per i necessari interventi volti ad assicurare la sicurezza e l’igiene del posto di lavoro, come stabilito dal decreto legislativo n. 81/2008. I tagli toccano anche le spese postali, drasticamente ridotte, con la conseguenza che già nel corso dell’anno molte sedi potrebbero essere costrette ad imputare ai connazionali i costi per l’invio di atti e documenti ai Comuni italiani di rispettiva iscrizione AIRE”.

In definitiva Narducci definisce “inaccettabile il metodo proposto per i tagli degli uffici: non s’intravede una meditata valutazione comparativa dell’effettivo peso specifico delle diverse sedi diplomatiche e non s’intravede una attenta riflessione su come rivedere l’intera attività consolare. Per esempio reimpostando l’attività delle sedi secondo una concezione più moderna che - soprattutto nell’ottica delle cittadinanza europea - alleggerisca, anche sul piano delle procedure, il peso dei servizi trasferendone in parte l’onere sui Paesi di residenza. Mancano inoltre, - aggiunge -nella manovra preparata dal Governo, criteri comprendenti la densità (connazionali residenti nella circoscrizione consolare), rapporto con le distanze, consistenza dell’organico di personale, le risorse auto-generate dalle sedi, il loro grado d’importanza strategica”.

“Il governo, infine, sottovaluta enormemente l’importanza delle relazioni economiche, sociali e culturali che ruotano intorno alle sedi consolari – precisa Narducci. - Il presidente del Consiglio federale della Germania, nonché ministro presidente del Saarland, Peter Müller, ha scritto recentemente al Ministro Frattini in relazione alla chiusura del consolato di Saarbrücken. La Germania è il paese numero uno per le esportazioni italiani e proprio nel Saarland operano oltre 400 imprenditori italiani residenti in quella regione che, oltre a dare lavoro a 4000 persone, costituiscono un importantissimo riferimento per il made in Italy”.

La minacciata chiusura delle sedi consolari costituisce pertanto “un autogol pesante per la promozione del sistema Italia nel quadro dell’internazionalizzazione”. Narducci chiede al governo “che si apra un dibattito e un confronto serio che deve andare oltre il gioco delle parti maggioranza-opposizione, ma badare agli interessi strategici dell’Italia nel mondo”.(Inform)

 

 


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