RASSEGNA STAMPA
Da “
Allarme migrazioni di massa. In fuga dal clima impazzito
I mutamenti climatici stanno già causando spostamenti
significativi della popolazione. E nei prossimi decenni metteranno a rischio
intere comunità con ripercussioni globali
Una marea umana in fuga da siccità, inondazioni, mari
che si innalzano fino a mangiare la terra, e da altri fenomeni figli dei mutamenti
del clima. Migrazioni di massa, alla ricerca di una vita migliore o, più semplicemente,
di un modo per rimanere vivi, che si verificheranno su larghissima scala nei
prossimi decenni, coinvolgendo decine di milioni di persone: qualcosa di mai
visto prima, per ampiezza ed estensione.
E' lo scenario tratteggiato da un nuovo rapporto presentato
oggi a Bonn a margine dei negoziati per un nuovo accordo contro il riscaldamento
globale, curato dal Center for International Earth
Science
Pensare che riguardi solo i paesi più poveri è un'illusione:
le ripercussioni, scrivono i ricercatori nel rapporto "In search of shelter,
mapping the effects of climate change
on human migration and displacement", si faranno sentire per tutti, su scala
globale. Perché "il clima è il contenitore nel quale ognuno di noi vive
quotidianamente la propria vita", ricorda Alexander de Sherbinin,
coautore dello studio.
Cause - ed effetti - dei "profughi del clima"
sono a tutto campo. E vanno dalla distruzione delle economie basate su ecosistemi
di sussistenza specifici come la pastorizia, agricoltura e pesca, fattore dominante
nelle migrazioni forzate, all'aumento per frequenza ed intensità di calamità
naturali come cicloni, inondazioni e siccità, dovuti al cambiamento del clima.
Le piogge in Messico ed America Centrale, ad esempio, nel 2080 caleranno dell'80
per cento. A causa di queste modifiche ambientali, gli allevatori, in alcune
parti del Messico così come nel Sahel africano, stanno già oggi lasciando le
loro case per spostarsi in zone più accoglienti.
Il livello dei mari, poi, è una minaccia per moltissimi
Paesi e città, da Mumbai a Los Angeles, da Rio de Janeiro a New York. L'arrivo
di acque salate, insieme ad inondazioni ed erosioni, rischia di distruggere
l'agricoltura nei popolati delta del Mekong, del Nilo o del Gange. Con danni
inimmaginabili: un innalzamento del livello del mare di due metri - ampiamente
previsto in diverse proiezioni per questo secolo - inonderebbe quasi la metà
dei 3 milioni di ettari di terreni coltivati del Mekong. E isole del Pacifico
stanno già considerando un esodo di massa della popolazione: è il caso ormai
famoso delle Maldive.
Non solo: lo scioglimento dei ghiacciai alpini nell'Himalaya
porterà la devastazione in diverse terre coltivate in Asia, aumentando le inondazioni
e riducendo drasticamente le riserve di acqua a lungo termine. Un dato drammatico
se si pensa che i bacini del Gange, del Brahmaputra, dell'Irawaddy,
dello Yangtzee e del Fiume Giallo danno sostentamento
a 1,4 miliardi di persone.
La maggior parte dei migranti, probabilmente rimarrà
all'interno dei confini del proprio stato, rileva il rapporto, o si trasferirà
nei Paesi confinanti, ma questo non sarà possibile in tutti i casi. Se i conflitti
interni si esaspereranno, le conseguenze arriveranno lontano, fino ad interessare
anche i Paesi più ricchi. Uno scenario sorprendente e molto serio, avverte Charles
Ehrhart, coordinatore dei mutamenti climatici per
l'organizzazione internazionale CARE, in cui le società colpite maggiormente
dai cambiamenti ambientali potrebbero trovarsi invischiate "in una spirale
negativa di degrado ecologico, che le trascina in basso, dove non esistono più
reti di sicurezza sociali, mentre violenza e tensioni aumentano".
Per questo, raccomandano i ricercatori, è vitale che
i Paesi raggiungano un accordo per il taglio delle emissioni di gas serra all'incontro
sul clima delle Nazioni Unite che si terrà a dicembre. Anche se il processo
negativo è già innescato e le conseguenze rischiano di essere inevitabili. "I
cambiamenti del clima stanno avvenendo con velocità ed intensità maggiori rispetto
alle previsioni precedenti" si legge nelle conclusioni del rapporto. "I
livelli di sicurezza per i gas serra atmosferici potrebbero essere molto inferiori
rispetto a quanto non si pensasse prima e allo stesso tempo le emissioni di
CO2 aumentano ad un tasso sempre più elevato". Con ripercussioni senza
precedenti per la popolazione: "Le migrazioni vanno riconosciute come un
elemento importante dell'adattamento" ai mutamenti climatici, sottolinea
ancora Ehrhart.
Prioritari, quindi, raccomandano gli esperti, sono gli
investimenti per i Paesi più a rischio, ed un approccio della comunità internazionale
pratico, con accorgimenti come lo sviluppo di tecniche di irrigazione che sfruttino
una minore quantità di acqua, e la preparazione di sistemi specifici per affrontare
meglio i disastri naturali. I Paesi devono inoltre trovare un accordo su come
trovare una sistemazione per le popolazioni che abitano pianure a rischio. E
occorre migliorare il sistema delle rimesse degli emigrati per i familiari che
rimangono nelle regioni più vulnerabili. (Alessia Manfredi-la
Repubblica.it, 10 giugno 2009)