RETE CONSOLARE
Silvana Mangione (CGIE): Non cancellare le sedi diplomatico-consolari
nei Paesi anglofoni extraeuropei
“Si rischia di mettere in ginocchio
non solo gli espatriati e le loro rappresentanze, ma anche la penetrazione dell’Italia
in quattro Paesi e tre continenti fondamentali per il suo futuro”
NEW YORK - Ho letto con assoluto sconcerto il rapporto
di
Mi chiedo se l’Italia si rende conto che Durban è il
maggiore porto dell’Africa rivolto verso l’Asia e del volume di affari che rappresenta.
La stessa cosa si può dire di Brisbane, città e porto che costituisce un vero
asset per il bel Paese e sta vivendo la più rapida
crescita demografica ed economica in Australia al pari di quanto sta avvenendo
negli Stati Uniti con Filadelfia. È interessante, per non dire stupefacente,
che pochi mesi fa sia stato inviato a Filadelfia un dirigente scolastico ed
ora si voglia togliere il Consolato Generale del quale egli dovrebbe guidare
l’ufficio didattico. Della serie: non sappia la mano destra quello che fa la
sinistra. Mi chiedo se l’Italia è a conoscenza del fatto che
Non ho parlato finora di altri rischi insiti in questi
tagli privi di logica, perché è ormai chiaro a tutti che si è aperta la stagione
di caccia ad oltranza agli italiani all’estero, percepiti come “diversi” al
pari degli immigrati, una visione xenofoba, provinciale e chiusa, che nega l’evidenza
del contributo fondamentale della rete degli espatriati al passato, al presente
ed al futuro dell’Italia. In questa luce ricade anche la paventata chiusura
del Consolato ad Adelaide, che non prende in considerazione le distanze enormi
tipiche delle nostre aree continentali e della capillare presenza italiana dappertutto.
Se l’Italia pensa che i delegati alla Conferenza dei Giovani italiani nel Mondo
possano di colpo sostituirsi alle realtà associative, accademiche, politiche
ed economiche, costituite dai discendenti dell’emigrazione tradizionale, e incarnare
una forza altrettanto vigorosa e vigile, dimostra una miopia manageriale davvero
preoccupante. I giovani non rimangono giovani in eterno e, se si toglie loro
ogni supporto, non si può pretendere che assumano l’enorme onere di azioni quotidiane,
puntuali, precise, costruttive messo in opera dalle rappresentanze democratiche
e dal mondo associativo insieme.
Se l’Italia crede che queste funzioni possano essere
assolte dai cosiddetti cervelli in fuga, sarebbe bene che si interrogasse sul
significato delle parole ‘in fuga”, così superficialmente adoperate, senza rilevarne
il contenuto di condanna verso le strutture del paese d’origine. Sembra quasi
che le uniche rimaste a capire e tesaurizzare la ricchezza dell’apporto reale
e potenziale dei connazionali all’estero siano le Regioni, che stanno ben operando
nel tessere con loro rapporti sempre più stretti in ogni campo. Non vorrei che
la nostra unica speranza rimanesse quella dell’eternamente annunciata riforma
della Costituzione italiana, diventata molto più probabile dopo gli esiti delle
elezioni europee e certamente apportatrice di nuovi obiettivi della proiezione
dell’Italia all’estero. Fino ad allora prego in ginocchio il Governo di non
voler cancellare con un colpo di penna le sedi diplomatico-consolari che metteranno
in ginocchio non solo gli espatriati e le loro rappresentanze, ma anche la penetrazione
dell’Italia in quattro Paesi e tre continenti fondamentali per il suo futuro.
Grazie. (Silvana Mangione*-
* Vice Segretario
Generale per i paesi Anglofoni extraeuropei del CGIE