INFORM - N. 110 - 10 giugno 2009


RETE CONSOLARE

Silvana Mangione (CGIE): Non cancellare le sedi diplomatico-consolari nei Paesi anglofoni extraeuropei

“Si rischia di mettere in ginocchio non solo gli espatriati e le loro rappresentanze, ma anche la penetrazione dell’Italia in quattro Paesi e tre continenti fondamentali per il suo futuro”

 

NEW YORK - Ho letto con assoluto sconcerto il rapporto di Inform sull’audizione del Sottosegretario di Stato con delega per gli italiani all’estero, Sen. Alfredo Mantica, alle Commissioni Esteri congiunte Camera e Senato. Confesso di non riuscire a capire il comportamento di una Nazione che da un lato giustamente potenzia la promozione del “sistema Italia” nel mondo e dall’altro smantella tutte le postazioni ed i punti di riferimento istituzionali nei luoghi che possono meglio favorire il radicamento nei territori e nei mercati dello stesso sistema di “made in Italy” e “made by Italy”. Altri responsabili delle comunità in altri continenti lo faranno per quanto li riguarda. A me corre l’obbligo di parlare della situazione nei Paesi anglofoni extraeuropei.

Mi chiedo se l’Italia si rende conto che Durban è il maggiore porto dell’Africa rivolto verso l’Asia e del volume di affari che rappresenta. La stessa cosa si può dire di Brisbane, città e porto che costituisce un vero asset per il bel Paese e sta vivendo la più rapida crescita demografica ed economica in Australia al pari di quanto sta avvenendo negli Stati Uniti con Filadelfia. È interessante, per non dire stupefacente, che pochi mesi fa sia stato inviato a Filadelfia un dirigente scolastico ed ora si voglia togliere il Consolato Generale del quale egli dovrebbe guidare l’ufficio didattico. Della serie: non sappia la mano destra quello che fa la sinistra. Mi chiedo se l’Italia è a conoscenza del fatto che la FIAT è stata appena autorizzata all’acquisto di gran parte degli asset della Chrysler e che Detroit e il Michigan diventeranno punto chiave per le operazioni negli USA della nostra massima industria. Ovviamente questo è il momento più adatto a potenziare, non cancellare il Consolato di Detroit.

Non ho parlato finora di altri rischi insiti in questi tagli privi di logica, perché è ormai chiaro a tutti che si è aperta la stagione di caccia ad oltranza agli italiani all’estero, percepiti come “diversi” al pari degli immigrati, una visione xenofoba, provinciale e chiusa, che nega l’evidenza del contributo fondamentale della rete degli espatriati al passato, al presente ed al futuro dell’Italia. In questa luce ricade anche la paventata chiusura del Consolato ad Adelaide, che non prende in considerazione le distanze enormi tipiche delle nostre aree continentali e della capillare presenza italiana dappertutto. Se l’Italia pensa che i delegati alla Conferenza dei Giovani italiani nel Mondo possano di colpo sostituirsi alle realtà associative, accademiche, politiche ed economiche, costituite dai discendenti dell’emigrazione tradizionale, e incarnare una forza altrettanto vigorosa e vigile, dimostra una miopia manageriale davvero preoccupante. I giovani non rimangono giovani in eterno e, se si toglie loro ogni supporto, non si può pretendere che assumano l’enorme onere di azioni quotidiane, puntuali, precise, costruttive messo in opera dalle rappresentanze democratiche e dal mondo associativo insieme.

Se l’Italia crede che queste funzioni possano essere assolte dai cosiddetti cervelli in fuga, sarebbe bene che si interrogasse sul significato delle parole ‘in fuga”, così superficialmente adoperate, senza rilevarne il contenuto di condanna verso le strutture del paese d’origine. Sembra quasi che le uniche rimaste a capire e tesaurizzare la ricchezza dell’apporto reale e potenziale dei connazionali all’estero siano le Regioni, che stanno ben operando nel tessere con loro rapporti sempre più stretti in ogni campo. Non vorrei che la nostra unica speranza rimanesse quella dell’eternamente annunciata riforma della Costituzione italiana, diventata molto più probabile dopo gli esiti delle elezioni europee e certamente apportatrice di nuovi obiettivi della proiezione dell’Italia all’estero. Fino ad allora prego in ginocchio il Governo di non voler cancellare con un colpo di penna le sedi diplomatico-consolari che metteranno in ginocchio non solo gli espatriati e le loro rappresentanze, ma anche la penetrazione dell’Italia in quattro Paesi e tre continenti fondamentali per il suo futuro. Grazie. (Silvana Mangione*-Inform)

* Vice Segretario Generale per i paesi Anglofoni extraeuropei del CGIE

 

 


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