LETTERE AL
DIRETTORE
Il Presidente del Comites di Lille sulle cancellazioni
dalle liste elettorali dei connazionali che in precedenti consultazioni hanno
chiesto di votare per i candidati del paese di residenza
Bruno De Santis: “Sono indignato”
Caro direttore,
leggo su
Ma di quali “termini di legge” parla
Che io sappia le iscrizioni o le cancellazioni dalle
liste elettorali di un Paese sono regolate dalle legislazioni interne dei singoli
Paesi membri dell'U.E. non da quella italiana.
Quale termine di legge, anche italiano, considera come
“opzione” la semplice “iscrizione”, necessaria - tra l'altro - per poter votare
alle elezioni municipali nel Paese di residenza?
La normativa europea d'altronde, prevede lo scambio delle
liste elettorali tra i differenti Paesi per poter effettuare il controllo a
posteriori e punire gli autori di doppio voto, non per far cancellare d'ufficio
degli elettori.
Quanto all'affidabilità delle liste di pseudo “optanti”,
io stesso, cancellato per errore dalle liste complementari delle elezioni europee
dalla Mairie (Comune) di Lesquin, non ho potuto esercitare - come avrei voluto e come
ho sempre fatto finora - il mio diritto di voto per le liste francesi ed ero
stato cancellato anche da quelle italiane.
Ho potuto finalmente esercitare il mio sacrosanto diritto
di voto facendolo per le liste italiane, solo perché l'Italia permane uno di
quei sempre più rari paesi europei dove continuano ad esistere degli “animali
(uomini) più uguali degli altri”.
Essendo stato nominato dalla Corte d'Appello quale presidente
del seggio elettorale di Lilla ho “beneficiato”, infatti, della deroga autorizzata
dalle Autorità italiane.
Piccola parentesi: è sempre in omaggio a George Orwell
che i seggi non sono stati allestiti anche nei Paesi extra-comunitari?
Promotore nel 1989 dell'appello agli italiani di Francia
ad iscriversi nelle liste elettorali dei Comuni francesi ed a votare per le
liste dove si vive, si allevano i figli e si contribuisce alla ricchezza del
Paese dove si abita con il lavoro e pagando le tasse, non mi rammarico affatto
del pietoso tasso di affluenza ai seggi elettorali italiani.
Sono però indignato dal perdurare di questa beffa allo
spirito dei trattati dell'U.E., che l'Italia continua a perpetrare organizzando
dei seggi elettorali all'estero.
Sono altresì indignato per lo sperpero del denaro pubblico
comportato da quella che da lunghi anni continuo a definire una “immensa mascherata”.
Non si dimentichi però di aggiungere alle ingenti somme
inviate ai consolati i costi relativi al materiale elettorale, al suo dispaccio
in Europa, alla “comunicazione” ed al pro-rata dei salari e delle indennità
di sede del personale implicato in questa operazione (come farebbe ogni impresa
seria nella sua analisi dei costi).Oppure ho capito male quando ho inteso parlare
di “Impresa Italia”?
Un cordiale saluto. (Bruno De Santis,
Presidente del Comites di Lille)