INFORM - N. 109 - 9 giugno 2009


LETTERE AL DIRETTORE

Il Presidente del Comites di Lille sulle cancellazioni dalle liste elettorali dei connazionali che in precedenti consultazioni hanno chiesto di votare per i candidati del paese di residenza

Bruno De Santis: “Sono indignato”

Caro direttore,

leggo su Inform che i casi segnalati in alcuni Paesi di connazionali che risultano non aver potuto votare nei seggi allestiti presso le Rappresentanze diplomatico-consolari italiane si spiegano, secondo la Farnesina, “con la circostanza che questi elettori hanno in passato chiesto di iscriversi alle liste elettorali locali in occasione di precedenti consultazioni elettorali, europee o anche amministrative, e sono pertanto rimasti iscritti in tali liste, non avendo formulato espressa rinuncia nei termini di legge; questi cittadini hanno quindi diritto a votare i candidati locali al Parlamento europeo del Paese in cui risiedono”.

Ma di quali “termini di legge” parla la Farnesina. Perché non li cita espressamente?

Che io sappia le iscrizioni o le cancellazioni dalle liste elettorali di un Paese sono regolate dalle legislazioni interne dei singoli Paesi membri dell'U.E. non da quella italiana.

Quale termine di legge, anche italiano, considera come “opzione” la semplice “iscrizione”, necessaria - tra l'altro - per poter votare alle elezioni municipali nel Paese di residenza?

La normativa europea d'altronde, prevede lo scambio delle liste elettorali tra i differenti Paesi per poter effettuare il controllo a posteriori e punire gli autori di doppio voto, non per far cancellare d'ufficio degli elettori. 

Quanto all'affidabilità delle liste di pseudo “optanti”, io stesso, cancellato per errore dalle liste complementari delle elezioni europee dalla Mairie (Comune) di Lesquin, non ho potuto esercitare - come avrei voluto e come ho sempre fatto finora - il mio diritto di voto per le liste francesi ed ero stato cancellato anche da quelle italiane.

Ho potuto finalmente esercitare il mio sacrosanto diritto di voto facendolo per le liste italiane, solo perché l'Italia permane uno di quei sempre più rari paesi europei dove continuano ad esistere degli “animali (uomini) più uguali degli altri”.

Essendo stato nominato dalla Corte d'Appello quale presidente del seggio elettorale di Lilla ho “beneficiato”, infatti, della deroga autorizzata dalle Autorità italiane.

La Farnesina, gli Interni o chi altro citino “i termini di legge” sulla base dei quali hanno preso la scandalosa decisione di far assumere forza di legge al romanzo di George Orwell, “La fattoria degli animali”!

Piccola parentesi: è sempre in omaggio a George Orwell che i seggi non sono stati allestiti anche nei Paesi extra-comunitari?

Promotore nel 1989 dell'appello agli italiani di Francia ad iscriversi nelle liste elettorali dei Comuni francesi ed a votare per le liste dove si vive, si allevano i figli e si contribuisce alla ricchezza del Paese dove si abita con il lavoro e pagando le tasse, non mi rammarico affatto del pietoso tasso di affluenza ai seggi elettorali italiani.

Sono però indignato dal perdurare di questa beffa allo spirito dei trattati dell'U.E., che l'Italia continua a perpetrare organizzando dei seggi elettorali all'estero.

Sono altresì indignato per lo sperpero del denaro pubblico comportato da quella che da lunghi anni continuo a definire una “immensa mascherata”.

La Farnesina e gli Interni rendano pubblici i conti di quanto costa questo scherzo di pessimo gusto ai cittadini italiani.

Non si dimentichi però di aggiungere alle ingenti somme inviate ai consolati i costi relativi al materiale elettorale, al suo dispaccio in Europa, alla “comunicazione” ed al pro-rata dei salari e delle indennità di sede del personale implicato in questa operazione (come farebbe ogni impresa seria nella sua analisi dei costi).Oppure ho capito male quando ho inteso parlare di “Impresa Italia”?

Un cordiale saluto. (Bruno De Santis, Presidente del Comites di Lille)

Inform

 

 

 

 


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