INFORM - N. 109 - 9 giugno 2009


CONSIDERAZIONI SUL VOTO ITALIANO

Matteo Neri (Pd Germania): “Chi ha vinto e chi perso”

 

BERLINO - Chi ha vinto in Italia, chi ha perso? Sembrerebbe una cosa facile. Ma non è così.

Se guardiamo alle percentuali, i partiti di governo (PdL e Lega) mantengono sostanzialmente le loro posizioni: 35% il PdL e 10% la Lega (in confronto alle ultime politiche la Lega avanza di poco e il PdL perde qualche punto). È un ottimo risultato, se pensiamo alla gravissima crisi economica e agli scandali che nelle ultime settimane hanno coinvolto il premier Berlusconi.

Il Pd invece perde seccamente. Alle politiche aveva il 33%, oggi il 26%. Anche se teniamo conto che il Pd alle politiche si era presentato insieme ai radicali, che in questa tornata elettorale sono andati da soli, il dato inequivocabile è che il Pd, non solo non sa approfittare delle difficoltà della maggioranza di governo, ma perde notevolmente consensi.

Fin qui tutto chiaro.

Tuttavia in politica si vince e si perde anche rispetto alle aspettative avute prima delle elezioni.

Berlusconi voleva trasformare queste elezioni in un plebiscito sulla sua persona. Non a caso era ovunque capolista. L’obiettivo conclamato era di superare la soglia del 50%. Poi questo 50% è diventato un 45%, infine un 40%. Ora si deve accontentare di un magro 35%.

Il risultato del PdL è stato dunque molto al di sotto delle aspettative. Da questo punto di vista Berlusconi ha perso le elezioni (o meglio: non le ha vinte).

E il Pd le ha vinte (o meglio non le ha perse). Chi aspettava infatti il suo crollo elettorale (per intenderci come quello della Spd in Germania) è andato deluso. Il Pd è lì, ha preso botte, ma è in piedi, pronto a ripartire.

Queste elezioni dimostrano ancora una volta che Berlusconi (nonostante lo strapotere mediatico) è battibile, che la maggioranza degli italiani non è con lui (se consideriamo che in quel 35% del PdL c’è un buon 10% di Alleanza nazionale, Forza Italia si riduce al 25%: tanti sono gli italiani che stanno con Berlusconi!), e che i voti sommati delle opposizioni fanno la maggioranza del Paese.

Il 26% del Pd è una buona base di partenza per le prossime politiche. Ma il PD potrà diventare maggioranza solo se saprà: eleggere un leader dalla forte personalità; elaborare una linea politica chiara; ritrovare l’unità interna del partito; tessere alleanze con altri partiti.

A mio parere saranno queste le sfide del prossimo congresso, congresso al quale tutti noi del Pd ormai guardiamo. (Matteo Neri, Pd Germania/Inform)

 

 


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