OPINIONI
Giovanni Longu: Se Berlusconi
piange, Franceschini non ride!
BERNA - Comunque si vogliano leggere i risultati delle
elezioni europee in Italia, non c’è dubbio che si tratta di un cartellino giallo
dato dagli elettori ai due principali antagonisti, Berlusconi e Franceschini. Se il primo piange, perché rimane lontano dagli
obiettivi che si era posto, il secondo non ride perché è solo riuscito a evitare
il crollo del suo partito.
Per far capire meglio la volontà popolare ai due partiti
maggiori, che restano comunque gli unici veri candidati a determinare la politica
italiana ancora per molti anni, gli elettori hanno dato un significativo premio
ai partiti minori dei due schieramenti. Della Lega Nord, con oltre il 10% di
consensi, sono stati premiati soprattutto l’attaccamento al territorio e la
vicinanza ai problemi della gente; dell’Italia dei Valori è stata premiata,
a mio parere, non tanto l’aggressività nei confronti del leader del Popolo della
Libertà e della maggioranza, quanto piuttosto il forte richiamo ai «valori»
morali e civici che dovrebbero caratterizzare anche la politica; dell’Unione
democratica di centro, infine, è stato premiato l’equilibrio tra i due principali
schieramenti e la moderazione dei toni nel dibattito politico, anche se la pochezza
dei consensi non la legittimano a proporsi come terza forza.
In questa analisi parto dal presupposto che gli italiani
diano per scontato che i principali attori politici alternativi devono essere
due, con uno o due comprimari in ciascuno schieramento. I voti dati agli attuali
comprimari in occasione di queste elezioni denotano a mio parere non un ripensamento
del bipolarismo e bipartitismo, quanto la sottolineatura delle vistose lacune
che caratterizzano i maggiori partiti. I cittadini italiani vogliono una politica
più vicina ai problemi reali e meno legata all’ideologia, più concentrata sulle
soluzioni efficaci che sulle grandi analisi, più collaborativa e meno litigiosa.
Non c’è dubbio che molti cittadini vorrebbero anche una
maggiore attenzione dei partiti e dei politici ai valori morali, non tanto a
quelli che concernono la sfera privata di ciascuno, quanto quelli che dovrebbero
caratterizzare la vita pubblica, cominciando dai massimi livelli istituzionali.
Nella politica non ci dovrebbe essere alcuno spazio per la corruzione, il clientelismo,
i favoritismi, le raccomandazioni, le conversioni repentine vistosamente interessate,
l’illegalità.
Ad essere brutali si potrebbe concludere che per raggiungere
tali obiettivi bisognerebbe spazzar via un’intera classe politica o quanto meno
decapitare la «casta». Ma oggi come oggi si correrebbe il rischio di veder presto
risorgere dalle proprie ceneri non una nuova classe politica rigenerata, ma
una classe politica trasformata solo superficialmente. Una vera rigenerazione
comporta inesorabilmente nuove regole e dubito che l'attuale Parlamento sia
intenzionato a volerle.
Volendo essere realisti ci si potrebbe accontentare di
una presa di coscienza dei principali leader politici a lasciar fuori dal dibattito
politico tutto ciò che è strettamente personale e cercare la massima convergenza
possibile per dare immediatamente soluzione ai numerosi problemi economici e
sociali posti dalla crisi e avviare le riforme istituzionali. Per queste ultime
occorrerà più tempo, anche perché il popolo sovrano dovrà approvarle. Ma bisogna
almeno impostarle, avviando anche nell’opinione pubblica un ampio dibattito.
Se l’intera classe politica dimostrerà nel breve e medio
termine di non aver imparato nulla dalla lezione delle europee, sarebbe bene
che il popolo italiano s’incaricasse di trovare soluzioni radicali alla prossima
tornata elettorale. (Giovanni Longu-