PATRONATI
Inas Cisl: editoriale di “Corrispondenza Italia” n. 672 del 16 giugno
2009
Il nuovo parlamento UE si faccia portavoce dell'Europa
sociale
ROMA
- Vogliamo guardare oltre il momento elettorale del rinnovo del parlamento europeo
,così come ha fatto e come fa
Spesse volte con gli amici del patronato Inas in Italia e nei paesi che ospitano le nostre comunità, oltre che sulle pagine di questo notiziario, abbiamo sottolineato l'insufficienza degli sforzi del sindacalismo internazionale,di cui peraltro siamo com-parte responsabile,di fronte allo strapotere "anonimo" (ma solo ai fini di far perdere le sue tracce bancarie,fiscali e patrimoniali) della finanza cosmopolita non solo "grande" ma anche dei medii e piccoli evasori o criminali. E' una critica ed un'autocritica che rinnoviamo. Ma è pur vero che al confronto dei poteri istituzionali e politici che dovrebbero presiedere alla governance sovranazionale ,le nostre centrali sindacali brillano per le loro capacità di intrapresa attiva. E questo per non dire del ruolo della U.e.,del suo parlamento,della sua commissione,del suo consiglio,della sua banca,passando per tutti gli altri suoi organi ed agenzie,fino al cosiddetto Frontex che dovrebbe controllare i confini euro-mediterranei in modo unitario e congiunto ,secondo normative e prassi comuni,valide in Finlandia come a Pantelleria !
Per
questo è giusto che si faccia sentire anche la voce del nostro
patronato,in rappresentanza degli operatori, dei lavoratori e dei cittadini, italiani
o migranti, che passano nei nostri uffici e dinnanzi agli sportelli di assistenza,dentro
e fuori i confini nazionali. E che questa voce giunga agli eletti di Strasburgo
e di Bruxelles. E' infatti la stessa voce della "di
Proprio a Parigi, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha chiesto che il sindacalismo europeo resti coeso nel fornire proposte di governo comune contro la crisi,evitando di perseguire logiche nazionalistiche di corto respiro. Abbiamo una grande chance -egli ha deto- dopo che l'economia da casinò ha tracimato fino a rendere secondario il fattore-lavoro. Ma dobbiamo ridare vigore al movimento sindacale europeo e internazionale,restituendo al lavoro una centralità rafforzata dalla partecipazione dei dipendenti ad ogni livello della vita aziendale,anche attraverso la partecipazione azionaria all'impresa.
Il
sindacalismo mette dunque un bel "punto e a capo" nella sua storia
centenaria pur tormentata e non priva di conflitti e contraddizioni interne.
E lancia la palla nel campo delle istituzioni,delle forze politiche e delle forze
sane dell'imprenditorialità produttiva economicamente ed eticamente
conscia e orgogliosa del suo ruolo. Presto vedremo se il nuovo parlamento
europeo ,pur tra le angustie di un ruolo solo debolmente
ancorato ad una insufficiente delega di sovranità popolare, saprà costruire
la sua storia. (Corrispondenza Italia/