INFORM - N. 107 - 5 giugno 2009


PATRONATI

Inas Cisl: editoriale di “Corrispondenza Italia” n. 672 del 16 giugno 2009

Il nuovo parlamento UE si faccia portavoce dell'Europa sociale

 

ROMA - Vogliamo guardare oltre il momento elettorale del rinnovo del parlamento europeo ,così come ha fatto e come fa la Confederazione europea dei sindacati ,Ces, che ha già fissato la data del 7 ottobre per mobilitare tutte le  organizzazioni affiliate nel continente e sostenere così la giornata di azione promossa dalla Icftu,la confederazione mondiale dei sindacati liberi,a favore della dignità umana del lavoro.

Spesse volte con gli amici del patronato Inas in Italia e nei paesi che ospitano le nostre comunità, oltre che sulle pagine di questo notiziario, abbiamo sottolineato l'insufficienza degli sforzi del sindacalismo internazionale,di cui peraltro siamo com-parte responsabile,di fronte allo strapotere "anonimo" (ma solo ai fini di far perdere  le sue tracce bancarie,fiscali e patrimoniali) della finanza cosmopolita non solo "grande"  ma anche dei medii e piccoli evasori o criminali. E' una critica ed un'autocritica che  rinnoviamo. Ma è pur vero che al confronto dei poteri istituzionali e politici che dovrebbero  presiedere alla governance sovranazionale ,le nostre centrali sindacali brillano per le loro capacità di intrapresa attiva. E  questo per non dire  del ruolo  della U.e.,del suo parlamento,della sua commissione,del suo consiglio,della sua banca,passando per tutti gli altri suoi organi ed agenzie,fino al cosiddetto Frontex che dovrebbe controllare i confini euro-mediterranei in modo unitario e congiunto ,secondo  normative e prassi comuni,valide in Finlandia come a Pantelleria !

Per questo è giusto che si faccia  sentire anche la  voce  del nostro patronato,in rappresentanza degli operatori, dei lavoratori e dei cittadini, italiani o migranti, che passano nei nostri uffici e dinnanzi agli sportelli di assistenza,dentro e fuori i confini nazionali. E che questa voce giunga agli eletti di Strasburgo e di Bruxelles. E' infatti la stessa voce della "dichiarazione di Parigi" con la quale la Ces  chiede,tra le altre cose:una forma di definizione sicura  dei  minimi salariali nei vari paesi (possibilmente per via contrattuale) ;  il rafforzamento del contrasto ai paradisi fiscali;  una maggiore partecipazione dei lavoratori che hanno pagato,stanno pagando e pagheranno ancora a lungo il conto  di una crisi  montata da  speculatori  incontrollati e senza scrupoli,di cui essi sono le prime vittime.

Proprio a Parigi, il segretario della Cisl Raffaele  Bonanni  ha chiesto che il sindacalismo europeo resti coeso nel fornire proposte di governo comune  contro la crisi,evitando di perseguire logiche  nazionalistiche di corto respiro. Abbiamo una grande chance   -egli ha deto-  dopo che l'economia da casinò  ha tracimato fino  a rendere secondario il fattore-lavoro. Ma dobbiamo  ridare vigore al movimento sindacale europeo e internazionale,restituendo al lavoro una centralità  rafforzata dalla  partecipazione dei dipendenti ad ogni livello della vita aziendale,anche attraverso la partecipazione azionaria all'impresa.

Il sindacalismo mette dunque un bel "punto e a capo"  nella sua storia centenaria  pur tormentata e non priva di conflitti e contraddizioni interne. E lancia la palla nel campo delle istituzioni,delle forze politiche e delle forze sane dell'imprenditorialità produttiva  economicamente ed eticamente  conscia e  orgogliosa del suo ruolo. Presto vedremo se il nuovo parlamento europeo ,pur  tra le  angustie  di un ruolo  solo debolmente ancorato ad una insufficiente delega di sovranità popolare, saprà  costruire la sua storia. (Corrispondenza Italia/Inform)


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