ITALIANI ALL’ESTERO
Dal “Corriere canadese”
Italiani eletti all’estero, il no di Ottawa
Il Canada non darà più il permesso di candidare parlamentari
a Roma
TORONTO - Il Canada non rinnoverà all’Italia il permesso di eleggere deputati o senatori per il parlamento di Roma in territorio canadese.
Secondo quanto appreso dal Corriere Canadese una nota in questo senso sarebbe già stata inviata al governo italiano in occasione della richiesta del governo di Roma per il voto nei referendum del 21 e 22 giugno.
Una fonte vicina al primo ministro Stephen Harper ha rivelato al Corriere Canadese che «una risposta negativa ufficiale non è stata data in quanto non c’è stata una richiesta del governo italiano per una nuova elezione politica».
Ma dalle prossime elezioni politiche nazionali in Italia non saranno ammessi candidati canadesi.
Al momento attuale, come è noto, dal Canada sono eletti due parlamentari: il senatore Basilio Giordano di Montréal (Pdl) e l’onorevole Gino Bucchino di Toronto (Pd).
L’opposizione
del governo canadese non riguarda comunque il voto per posta, ma solo ed esclusivamente
quella che è conosciuta come
In pratica Ottawa non ha nulla contro il voto per posta per eleggere i parlamentari italiani in Italia, ma è contraria alla candidatura dei cittadini canadesi per il Parlamento di Roma e la conseguente campagna elettorale da svolgersi in Canada.
Interpellato
dal Corriere Canadese, l’addetto stampa del primo ministro Harper, Dimitri Soudas,
ha di
Soudas ha detto che il governo canadese «ha delle note e serie preoccupazioni con i regimi elettorali extraterritoriali. In particolare la facoltà di fare campagna elettorale in un Paese straniero e considerare il Canada come un distretto elettorale di un altro Paese».
A
proposito del voto referendario, Soudas ha ricordato che «prima delle elezioni
del 2008 il governo italiano fece una richiesta ufficiale al governo canadese,
come richiesto dalla nostra legge elettorale per applicare
A proposito del voto che ci sarà in Italia il prossimo 20 e 21 giugno, Soudas ha specificato che «il voto su questi tre referendum per la riforma elettorale non prevede nessuna candidatura dal Canada e nessuna campagna elettorale e quindi gli italiani che vivono in Canada possono liberamente esprimere il loro voto per posta dal 3 al 18 giugno».
Soudas ha sottolineato che questi referendum «non implicano l’applicazione della Legge Tremaglia che prevede candidature dal Canada e relativa campagna elettorale come è già accaduto nel 2006 e nel 2008».
Soudas ha ricordato che in quella occasione il governo di Roma aveva chiesto e ottenuto il permesso per l’applicazione della legge.
Ma,
in caso di una nuova richiesta da Roma Soudas ha detto
Tale posizione del governo canadese è stata fatta presente al governo di Roma in più occasioni. L’ultima volta è avvenuto durante l’incontro avvenuto a Roma lo scorso anno tra Harper e il primo ministro Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi.
Sembra
che in quella occasione lo stesso Berlusconi avrebbe annunciato cambiamenti alla
stessa legge la cui natura è comunque ancora poco
Il Canada, come si ricorderà, è stato sempre contro ma, sempre per motivi elettorali, si è riusciti a votare già due volte applicando proprio la legge Tremaglia.
La prima vola nel 2006 l’autorizzazione venne data dall’allora governo liberale di Paul Martin il quale si trovava nel mezzo di una campagna elettorale e quindi, nonostante le preoccupazioni di Ottawa, concesse l’autorizzazione ma limitata a quella elezione.
Anche i conservatori, avevano sempre mostrato la loro avversione contro questa legge e, una volta al governo, dissero che non avrebbero concesso l’autorizzazione in caso di una nuova richiesta dall’Italia.
Anche in quella occasione comunque la politica aveva preso il sopravvento. Il governo Harper aveva intenzione di andare prima alle urne in Canada e quindi comunicare al governo di Roma la sua decisione. C’era insomma la convinzione che si andasse a votare prima in Canada, poi in Italia.
Come si ricorderà le cose precipitarono a Roma e il governo Prodi fu sconfitto portando gli italiani alle urne prima dei canadesi.
Tale
contrattempo mise il governo di Ottawa in una posizione delicata in quanto i tempi
erano stretti e non era sembrato giusto creare ulteriori preoccupazioni e difficoltà
organizzative al governo di Roma. Tra l’altro si temeva sempre la reazione della
comunità italiana. Adesso invece Ottawa parte in anticipo proprio per evitare
sorprese dell’ultima ora come lo scorso anno. (Angelo Persichilli-Corriere Canadese,
5 giugno/