INTERVENTI
Goffredo Palmerini: L’Aquila riconquistata
dai suoi cittadini
L’orgoglioso ritorno degli Aquilani nella
loro città, violata la zona rossa con una manifestazione
L’AQUILA – C’era orgoglio, coraggio e dignità civica sui volti degli Aquilani giunti dalle tendopoli, dai borghi e dagli alberghi della costa abruzzese dove hanno precario alloggio per manifestare nella loro città la ferma intenzione di voler rientrare subito nelle loro case, di far rivivere l’incomparabile centro storico dell’Aquila, di tornare presto alle abitudini quotidiane nel cuore stesso della città. Una manifestazione composta, densa di pathos. Più di mille persone hanno sfidato il divieto d’accesso nella “zona rossa”, raccogliendosi attorno ai gonfaloni del Comune capoluogo, della Provincia e degli altri 48 Comuni del cratere del sisma. L’appuntamento nel parco delle Rimembranze, antistante l’Emiciclo, dove ha sede la più alta istituzione regionale, il Consiglio Regionale d’Abruzzo. Il 3 giugno, a quasi due mesi dal tragico terremoto che ha duramente colpito L’Aquila ed una parte dei borghi che quasi otto secoli fa contribuirono alla sua fondazione, gli Aquilani hanno riconquistato la loro agorà guardati con vigile e discreta e comprensione dalle forze dell’ordine che, inflessibili, dal 7 aprile presidiano tutti gli accessi della città antica raccolta dentro la cinta muraria. C’erano moltissimi Sindaci, con la fascia tricolore, sul piedistallo di fortuna allestito presso l’altare della Patria aquilano. Erano stretti l’un l’altro, non solo per l’angustia del palco, quanto per la condivisione della pesante responsabilità di governo che li grava nei confronti delle popolazioni che rappresentano, in un momento drammatico della storia delle loro comunità. Ma anche erano fieramente consapevoli d’interpretare delle loro comunità l’aspirazione, la voglia, le ansie e la volontà, fuse nella determinazione forte di far rinascere la città e i borghi, nelle forme architettoniche splendide e con le preziosità artistiche esistenti prima del sisma. Per tutto questo occorrono norme chiare, risorse finanziare certe, poteri e competenze ben definiti che coinvolgano le istituzioni locali nel difficile processo di ricostruzione. Mentre un po’ meno si ha necessità di promesse, di pacche sulle spalle, di rassicurazioni sulla parola, piuttosto che certezze per tabulas, ben scritte su una legge.
Ecco
la ragione della manifestazione, dove tutti si sono sentiti pari, legati da un
tacito patto di solidarietà, dove le istituzioni locali, provinciali e regionali,
pur se variamente rappresentate sul piano politico, attraverso i loro rappresentanti
hanno solennemente di
Infine,
per l’economia d’un territorio così duramente colpito, s’attende dal Governo e
dall’Unione europea la di
Già,
perché non tutti sembra siano consapevoli dell’enorme gravità di quanto accaduto
all’Aquila due mesi fa. Lo sottolineava con rara efficacia Errico Centofanti,
uno degli uomini di punta della cultura aquilana, in una nota scritta ad un mese
esatto dal sisma, pubblicata su diverse testate in Italia ed all’estero. Questo
l’incipit: “Lunedì 6 Aprile 2009 alle 3.32, un terremoto di inaudita violenza
ha devastato la città dell’Aquila e decine di borghi della fascia pedemontana
meridionale del Gran Sasso d’Italia, ha ucciso 300 persone, ne ha ferito 1.500
e per oltre
Tante altre argomentazioni aggiungeva Centofanti, con un ragionamento che non fa una piega. Perché a molti davvero è sfuggita la dimensione del dramma che ha sconvolto L’Aquila, come non accadeva da secoli ad una città importante, capoluogo di regione, paralizzandone le molteplici funzioni istituzionali e civili. E ancora non accadeva ad una grande città d’arte, straordinaria per la singolarità della sua fondazione, della sua storia plurisecolare e della sua struttura urbana, dove è andato distrutto o seriamente danneggiato un centro storico di quasi quattro chilometri quadrati, ricco d’architetture uniche - chiese, palazzi, fontane, torri, porte urbiche, opere di fortificazione e castelli - ciascuna scrigno d’innumerevoli opere d’arte, tanto raffinate quanto sovente poco conosciute. Insomma, un gioiello urbano, incanto ed ammirazione d’ogni visitatore che della città, inaspettata nel suo diffuso splendore, faceva scoperta innamorandosene per sempre, come per un colpo di fulmine. Una città che per oltre tre secoli dalla sua nascita, nel 1254, recitò un ruolo rilevante in Italia, grazie alla sapienza dei suoi amministratori, alle personalità spirituali (papa Celestino V, San Bernardino da Siena, San Giovanni da Capestrano), per le libertà ed il prestigio che seppe ritagliarsi come città di confine, con gli Angioini prima e poi con gli Aragonesi. Crocevia di fatti politici di portata universale tra papato e impero, di conflitti e guerre tra regni e dinastie, ricca di commerci europei attraverso comunità straniere stabilmente insediate in città (tedeschi, francesi, spagnoli, albanesi, ma anche lombardi, veneziani, fiorentini ed altri), seconda città del regno dopo Napoli, godeva di privilegi fiscali, moneta propria ed autonomia nel governo civico secondo i suoi statuti. Questa, in pillole, L’Aquila attraverso otto secoli.
Ogni pietra, fino a quel 6 aprile, raccontava un pezzo di storia, recitava la sua origine e la sua foggia lavorata, dal Duecento al Novecento, declinandosi negli stili modellati da provetti maestri artigiani, dal Medioevo al Rinascimento, dal Barocco al Neoclassico e al Liberty. Migliaia le preziosità architettoniche censite come beni monumentali, costituenti l’enorme patrimonio d’arte. Oltre 1900 i vincoli apposti del Ministero per i Beni Culturali su chiese, case e palazzi dove ciascun cespite immobiliare riservava formidabili sorprese d’arte: facciate, absidi, altari, mausolei, portali, chiostri, bifore, cortili, pozzi, colonnati, logge, camini, stemmi lapidei di casati. E poi affreschi, paramenti lignei, dipinti, intarsi, arredi, ornamenti murari e cassettoni, ciascuno un pezzo unico o raro d’arte. Centinaia di palazzi nell’ordito urbano citano nomi di famiglie illustri che hanno fatto nei secoli la storia della città, nei commerci dei tessuti aquilani e dello zafferano, nelle professioni, nelle attività armentarie e nella produzione laniera, nella cultura e nelle scienze, negli incarichi civili e nella vita religiosa. L’Aquila è (era) una città prodiga di particolari, dove mai si finisce di scoprirne. Dove il turista curioso che s’avventurava nelle sue arterie ortogonali, ma anche nelle stradine, nelle coste e nei vicoli più reconditi dei quartieri, aveva miniere di dettagli su cui soffermarsi, persino sulla toponomastica singolare (sdrucciolo dei Poeti, via della Cutrettola, sdrucciolo dei Ciuchi, via dei Drappieri, via delle Tre Spighe, via degli Scardassieri). Il centro storico vivo in ogni palmo che, negli ultimi tre giorni della settimana, esplodeva intensamente e tirava a lungo le sue notti grazie ad una moltitudine festosa di giovani, decine di migliaia, che ne animavano ogni angolo, ambiente e locale. Era amata, L’Aquila, dai giovani. A cominciare dai trentamila studenti della sua Università, delle sue Accademie, del Conservatorio di musica, delle sue scuole d’alta formazione e dei centri di ricerca scientifica, come i Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Ma anche dai giovani in armi, gli alpini del 9° Reggimento “L’Aquila”, gli specialisti della Brigata “Acqui”, gli allievi della Scuola Soprintendenti e Ispettori della Guardia di Finanza.
Ebbene,
per la ricostruzione d’un centro storico come quello dell’Aquila occorrono risorse
ingenti ed adeguate, non giaculatorie di maniera. Ben oltre i dieci miliardi di
euro, che garantiscano la copertura finanziaria alla ricostruzione. Stanziamenti
certi, non il ricorso aleatorio alle entrate del “Gratta e vinci”, come taluno
ha supposto. Hanno ragioni da vendere i Sindaci,
E’ augurabile che presto il cuore dell’Aquila, messo doverosamente in sicurezza e sgombrato delle sue rovine, veda sorgere tanti cantieri della ricostruzione, anzi del suo “rinascimento”. E che la città, pur ancora ferita, possa comunque esercitare una compatibile accoglienza, con le botteghe che potranno riaprire e con alcune attività che vi si potranno svolgere. Appena possibile. Un’accoglienza anche verso chi voglia visitarla, come si fa visita ad un amico ferito in un incidente, al quale si vuole bene. Venite a visitare l’Abruzzo, venite a visitare la sua città capoluogo. L’Aquila è bella, pur se sofferente, anche se gli oltraggi disastrosi del sisma dovranno ancora essere risarciti per restituirla alla primitiva meraviglia. Eppure l’affetto e l’attenzione che gli amanti delle città d’arte vorranno dedicarle nei prossimi mesi e nei prossimi anni, in corso di cura delle sue ferite, saranno un segno d’amicizia forte e d’apprezzamento del suo incomparabile valore architettonico. Un tributo d’amore alla sua storia straordinaria, un omaggio alla dignità ed alla compostezza dei suoi cittadini, un impegno a condividerne l’avvenire, seguendone la rinascita e riservandosi la gioia di poterla rivivere tutta, in ogni angolo, appena completamente guarita. Per essere, poi, testimoni nel mondo della sua straordinarietà. (Goffredo Palmerini-Inform)