INFORM - N. 106 - 4 giugno 2009


ITALIANI ALL’ESTERO

Da http://www.circolopraga.com 

Adriano, Eva, Jana. Da L'Aquila in Repubblica Ceca per ricostruire una vita

 

PRAGA - I signori Comperti abitavano a L'Aquila. A causa del terremoto hanno perso il lavoro e la casa popolare dove vivevano in affitto è inagibile. Ma il terremoto non li ha sorpresi in casa come migliaia di altri aquilani. La signora Comperti è d'origine ceca, e i coniugi sono riusciti a scappare prima della scossa maggiore, che ha devastato quei territori, lasciando nelle terre abruzzesi i loro affetti e i loro averi. Ora stanno tentando di reinventarsi una vita nella Repubblica ceca. E la Uim, con le sue modeste forze, cerca di aiutarli. Abbiamo deciso di intervistarli via e-mail, in quanto i signori Comperti abitano in un paesino vicino Rozvadov, non facilmente raggiungibile. La promessa, che facciamo a loro e al nostro pubblico, è comunque di fare una video-intervista quanto prima.

Redazione: Signori Comperti, voi siete riusciti a mettervi in salvo prima della scossa maggiore. Ci potreste raccontare, perché avete lasciato la città prima del terremoto principale?

ADRIANO: Vi può sembrare strano ma alcuni mesi fa mi era capitato di sognare un terremoto catastrofico, forse perché abbiamo sentite troppe scosse da gennaio oppure perché mia moglie Eva, che è un soggetto particolarmente sensibile, insisteva da un anno circa con le sue profezie a proposito di un terremoto distruttivo all’Aquila e devo dire adesso, abbastanza precise. Comunque il numero delle scosse raggiunte e l'aumento della loro forza faceva intuire l’evoluzione verso un evento pericoloso. Intendevamo trascorrere Pasqua in Repubblica Ceca e, solo per la pressione di mia moglie, abbiamo anticipato la partenza. Pensi che abbiamo litigato pure, perché io non volevo partire! Avevo ancora le cose da fare e mi sentivo troppo stanco per dover affrontare un viaggio del genere. Così siamo partiti tutti e tre: io, mia moglie e sua figlia Jana (studentessa di 22 anni) solo poche ore prima della scossa maggiore. Siamo arrivati in Cechia la domenica sera e la prima notte che abbiamo dormito lontano dalla a l’Aquila, è arrivata la scossa di 6,3 gradi della scala Richter.

Ci potreste anche raccontare quale vita conducevate prima del terremoto?

ADRIANO Mio padre Gustavo Comperti aveva dagli anni sessanta nel quartiere di S. Domenico (Zona S. Pietro) nel pieno centro storico della città una bottega di restauro di mobili e statue lignee. Io lavoravo con lui da quando avevo  13 anni e così ho imparato il mestiere. Ho studiato all'Istituto d’Arte all’Aquila e dopo che mio padre andò in pensione, mi sono iscritto come artigiano e ho intestato la bottega a mio nome. Negli ultimi anni quando si sentiva troppo la conseguenza  della crisi economica nel settore in cui lavoravo, dovetti chiudere l’attività, ma la bottega la tenevamo ancora aperta per lavoretti occasionali e come deposito di nostri mobili antichi restaurati, chiaramente anche delle attrezzature del nostro mestiere.

Intanto lavoravo dove potevo – in fabbrica di falegnameria, con trasporti e traslochi nella città e aiutavo mia moglie con allestimenti delle mostre  d’arte.

EVA: Da diversi anni soffro di problemi cardiaci, per ciò dovevo smettere di lavorare alla Cooperativa sociale, dove ero stata assunta come assistente agli anziani e disabili.  Cercavo di impegnarmi in un settore meno faticoso fisicamente – nella cultura, usufruendo delle nostre collezioni private di stampe, cartoline e immagini sacre, promuovendo, allestendo  e organizzando le mostre d’arte  e la pubblicazione di testi di storia d’arte popolare ceca. Insieme con mio marito abbiamo realizzato la mostra all’Aquila per la Perdonanza Celestiniana nel 2007 intitolata “Laudamus Omnes Angelos” che, diventando itinerante, abbiamo portato anche a Monte Sant’Angelo sul Gargano, Vasto, Santuario di S. Gabriele d’Isola di Gran Sasso, Cerveteri, Campagna, Mosciano Sant’Angelo e Venezia-Mestre. 

Attualmente stavamo preparando per la Perdonanza Celestiniana di quest’anno una mostra di cartoline d’epoca della città “L’Aquila nel passato” della collezione di mio marito.

Le poche notizie, che arrivano dalle tendopoli, parlano di una situazione piena di disagi, di campi quasi militarizzati e di persone disperate. Voi, avete informazioni dai vostri parenti o amici? E se sì, quali?

ADRIANO: Questo è un tasto molto delicato e sensibile e come ogni punto debole, fa molto male. Non sento né rancore né dispiacere per la distruzione e perdita dei miei beni materiali, anche se non sono ricco e quello che ho perso era tutto quello che avevo. La sofferenza dei miei parenti, amici e concittadini mi strappa il cuore. La situazione nelle tendopoli in particolare il primo mese è stata  molto disagiata. Secondo le testimonianze di miei amici il sistema applicato di aiuti ai terremotati dell’Aquila  crea per forza una serie di disagi ulteriori e sofferenze. Se si facesse invece un discorso dall’inizio diverso, ad esempio di adozione a distanza delle singole famiglie abruzzesi, credo che questa sarebbe un'azione diretta molto più efficace.  Con certezza maggiore che gli aiuti non vadano persi.

Forse parte della società italiana si trova su un punto d’evoluzione ancora troppo caotico ed egoistico per riuscire  a rispondere con efficienza ad una richiesta legittima d’aiuto.

EVA: Sono in contatto con molti amici, ognuno reagisce in base alla sua cultura personale ed esperienza diretta. Ci sono le persone ancora sprofondate nella depressione e le persone combattive. Anche noi viviamo questa esperienza forte, non significa nulla la distanza, l’Aquila è dentro di noi come un cuore spaccato dall’infarto.  Non ci libereremo mai. I primi giorni e settimane erano indescrivibili, per quello che abbiamo provato e sentito.  Dovevamo prendere la decisione, se tornare all’Aquila o restare. Visto che il destino ha voluto che ci siamo trovati qui (come in quel film dove appena dopo aver attraversato il ponte esso cade dietro a te)  e mio marito non voleva  portarmi in una situazione disperata da sfollati nella tenda, abbiamo deciso di restare qui.

I nostri amici e parenti nelle tendopoli ci confermano con le loro testimonianze che la nostra scelta era giusta.  Nella tenda con degli sconosciuti, senza intimità, con troppo freddo o troppo caldo addosso, senza poter lavarsi con l’acqua calda, si può resistere una settimana, non di più.

Nonostante l’impegno altruistico dei molti volontari, la forza delle scelte del potere incide su tutti gli eventi, “vita e miracoli” nelle tendopoli. Si verificano le difficoltà di convivenza, si cerca di schiacciare varie forme di proteste e si è diffuso tra gli sfollati il termine “Lager”. 

La situazione surreale comincia a pesare a tutti gli sfollati perché si rendono conto dell’impossibilità di tornare al minimo di normalità nella vita quotidiana, sanno che aspettano qualcosa che non sanno che cos’è, si salutano con una gag: “alla prossima – scossa”.

State cercando di reinventarvi una vita qui in Repubblica ceca. Ci potreste dire quali progetti avete?

ADRIANO: Guardi, sarei felice di poter svolgere il mio mestiere, è ovvio, chiaramente ho diversi ostacoli giganteschi per poterlo fare immediatamente. Ho 45 anni, parlo pochissimo in ceco, per ragioni di salute ma anche per quelli economici, non possiamo spostarci a vivere a Praga e cominciare da zero totale.

I posti di lavoro in paesino (dove abbiamo fortunatamente un mini appartamento di proprietà)  e nei suoi dintorni non si trovano né per me, né per mia moglie.  Perciò ho deciso in alternativa di fare almeno il contadino. Sono abruzzese e so fare i formaggi e lavorare la terra. Ho affittato i terreni dal comune, ho acquistato 6 capre e facciamo già il formaggio. Lavorare intensivamente mi aiuta a non essere depresso. Per il futuro vorrei trovare la strada di tornare al mio mestiere di restauratore. Mantenendo una piccola azienda famigliare di produzione di formaggio caprino che può gestire mia moglie da sola, se la avvio bene e semplifico al massimo i lavori e la gestione.

***

Se avete letto fino a qui siete le persone giuste. I coniugi Comperti, con spirito di sacrificio e molta dignità stanno cercando di ricostruirsi una vita. Lo stanno facendo con le loro forze e con i loro scarsi mezzi. Non lo dicono ma hanno bisogno di aiuto per andare avanti. Un aiuto che può arrivare da ciascuno di noi. Anche un piccolo contributo può aiutare questi nostri connazionali in difficoltà. Se volete dare una mano ad Adriano, Eva e Jana chiamateci al +420 222 517 449 o scrivete a redazione@circolopraga.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e vi metteremo in contatto con loro. Grazie già da ora a tutti quelli che lo faranno. (CircoloPraga.com/Inform)

 

 

 

 

 


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