INFORM - N. 105 - 3 giugno 2009
FARNESINA
Piano in 8 punti presentato dal ministro Frattini al vertice di Praga Ue-Usa
di aprile
Ambasciatore Fallavollita: “Denominatore comune è l’integrazione
europea dei Balcani Occidentali”
ROMA – “Non vi sono alternative alla prospettiva dell’integrazione
europea non soltanto della Bosnia Erzegovina ma di tutti i paesi dei Balcani
Occidentali. Naturalmente occorrerà trattare ciascun Paese secondo i propri
specifici meriti, ma il denominatore comune resta l’accelerazione del
loro percorso verso l’Europa”. Lo ha detto - in una intervista sul sito www.esteri.it - l’Ambasciatore italiano in Bosnia
Alessandro Fallavollita, riferendosi al piano in 8 punti presentato dal ministro
degli Esteri Franco Frattini al vertice di Praga Ue-Usa di aprile (v. Inform
n. 66 http://www.mclink.it/com/inform/art/09n06603.htm).
“L’obiettivo principale di questo piano rilanciato dal
Ministro Frattini - ha spiegato Fallavollita - è quello di
accelerare il percorso dell’integrazione euro-atlantica di tutti i Balcani Occidentali,
ciascuno naturalmente secondo i propri meriti. Con un denominatore comune però:
l’esigenza di lavorare insieme per un graduale avvicinamento di questi Paesi
all’Europa. In particolare per la Bosnia-Erzegovina
(BIH) si tratta di un passaggio cruciale nella propria storia. La Bosnia – ha ricordato Fallavollita
- ha firmato lo scorso anno l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione
con l’Unione Europea, dopo aver realizzato significativi progressi in alcuni
importanti settori: in particolare va ricordata la riforma della difesa,
con l’istituzione di un solo esercito (al posto dei tre preesistenti); ciò che
in un Paese uscito da un terribile conflitto rappresenta un passaggio
particolarmente importante anche dal punto di vista simbolico. Naturalmente
– ha precisato l’ambasciatore - c’è ancora molto da fare perché bisogna fare
i conti con un assetto istituzionale piuttosto complesso, uscito dagli
accordi di Dayton che hanno posto fine al conflitto del 1995. Accordi
–ha sottolineato il diplomatico italiano - che hanno comunque avuto il grande
merito di far tacere le armi e garantire un periodo di pace negli ultimi 14
anni, ma hanno dato al Paese una struttura statuale che si sta rivelando inadeguata
alle importanti sfide che lo aspettano, soprattutto in chiave di
integrazione europea. Questo processo di adeguamento delle istituzioni è essenziale
ma non potrà che essere graduale e se possibile condiviso dalla maggioranza
delle forze politiche bosniache . E’ comunque importante che la Comunità Internazionale, ed in particolare l’Unione
Europea, continui a seguire da vicino questa evoluzione, nell’auspicabile prospettiva
che la Bosnia Erzegovina
diventi uno stato moderno ed efficiente pronto ad integrarsi nella famiglia
europea. Il processo e’ complesso in quanto occorre trovare un terreno comune
fra i tre popoli costituenti della Bosnia: i croato-bosniaci,
i serbi-bosniaci ed i “bosniacchi”, ovvero i bosniaci musulmani. I serbi
tentano di preservare le prerogative della Repubblica Srpska, una delle due
Entità che compongono la BIH; i bosniacchi vorrebbero invece uno Stato
più centralizzato, i croati non sono soddisfatti della loro condizione nell’altra
Entità, la Federazione Croato-Musulmana. E’ auspicabile che,
anche attraverso l’azione dell’UE, si creino le condizioni per pervenire a ragionevoli
compromessi”, ha detto Alessandro Fallavollita.
Nel piano è previsto , al termine della transizione ,
che nella Bosnia Erzegovina sia presente solo il Rappresentante Speciale dell’Unione
Europea. Quali i modi ed i tempi di tale transizione? “L’attuale Alto Rappresentante,
l’austriaco Inzko, rappresenta la Comunità Internazionale
( che fa capo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite), ma è allo stesso
tempo Rappresentante Speciale dell’UE. Una volta completata la transizione,
ci sarà in effetti – ha spiegato Fallavollita. - soltanto il rappresentante
dell’Ue con un doppio “cappello” Commissione/Consiglio. Il completamento della
transizione dipende – ha detto - dalla capacità della dirigenza bosniaca
di rispettare alcune condizioni che sono state poste dalla Comunità Internazionale
e non ancora completamente soddisfatte. E’ sperabile che nei prossimi
mesi si realizzino le condizioni per questa transizione e che quindi si ponga
fine a questo lungo periodo post conflittuale, che ha visto il paese di fatto
vivere sotto tutela internazionale, e che dunque la Bosnia Erzegovina possa finalmente diventare uno
Stato moderno e funzionante. In questo processo – ha sottolineato l’ambasciatore
- un ruolo importante verrà svolto dalla presenza rafforzata dell’Ue, attraverso
il ruolo del Rappresentante Speciale, che dovrà accompagnare il paese
nel suo percorso verso una piena integrazione nelle strutture europee. E’ questo
un obiettivo di grande importanza politica e strategico per l’Unione Europea
ed in particolare per il nostro paese. Non possono infatti esservi alternative
alla prospettiva europea per la BIH ed i Paesi della regione
balcanica . E’ quanto emerge dalla filosofia che ispira il Piano del Ministro
Frattini. Bisogna che si faccia il possibile per sostenere questo processo,
facendo naturalmente attenzione ai meriti specifici di ciascun Paese. Ma alla
fine il denominatore comune non potrà che essere l’accelerazione del loro percorso
verso l’Europa. In questo ambito va considerata la proposta (il primo
punto del Piano del Ministro Frattini) della liberalizzazione dei visti, un
obiettivo fondamentale per questi Paesi. Non possiamo dimenticare che all’epoca
della Jugoslavia i cittadini jugoslavi non avevano bisogno di visti per
circolare in Europa. Ed ora che questi Paesi hanno tutti sistemi politici che
sono sostanzialmente assai vicini agli standard democratici
europei, gli stessi cittadini devono sottostare all’obbligo del visto,
un obbligo che spesso è da loro visto come una pesante umiliazione. In Bosnia
questo problema è ancor più avvertito, perché esiste un’ulteriore
discriminazione a danno dei serbi e dei bosniacchi, in quanto una parte
della popolazione, i cittadini bosniaci della comunità croata, non hanno
bisogno di visto potendo utilizzare il passaporto croato. Sarebbe
davvero un gesto importante, oltre che simbolicamente di grande valore,
per i cittadini di questi Paesi, se riuscissimo nei prossimi mesi a completare
il percorso della liberalizzazione dei visti , un obiettivo che almeno per alcuni
Paesi sembra ormai a portata di mano. Credo – ha aggiunto Fallavollita. - che
sarebbe inoltre un passaggio politico fondamentale nel processo di integrazione
europea ed atlantica dell’intera regione”.
Quale il ruolo degli Stati Uniti e, per quanto riguarda
la Bosnia,
anche della Russia? “Malgrado spetti all’Unione Europea la responsabilità principale
di guidare questi paesi nel loro cammino verso Bruxelles, il ruolo degli Stati
Uniti – ha rimarcato l’ambasciatore - resta ancora importante. Lo dimostra
il successo della recente visita a Sarajevo del Vicepresidente Biden,
che in Bosnia Erzegovina e’ stato accompagnato da Javier Solana, Alto Rappresentante
per la politica estera dell’Unione europea. Il fatto che Biden abbia deciso
di iniziare la propria missione nei Balcani da Sarajevo, per poi recarsi
a Belgrado e Pristina, credo sia significativo. Lo stesso Biden
ha voluto sottolineare che l’obiettivo cruciale della Bosnia, così come
degli altri Paesi della regione, resta quello dell’integrazione
europea ed atlantica. Naturalmente – ha aggiunto Fallavollita - in futuro
sarà sempre più prioritario e decisivo il ruolo dell’Unione europea in
Bosnia Erzegovina e nella regione balcanica. Sarà comunque importante mantenere
coinvolti in questa operazione anche gli Stati Uniti e, per quanto riguarda
la Bosnia, anche la Russia. Non va dimenticato
che attualmente sia Stati Uniti sia Russia fanno parte dello Steering
Board del PIC (Peace Implementation Council), il Gruppo che presiede al lavoro
dell’Alto Rappresentante della Comunità internazionale. Credo che una
volta completata la transizione verso il Rappresentante Speciale dell’UE sarebbe
opportuno trovare dei meccanismi che in qualche modo consentano ad importanti
partner non dell’UE, come Stati Uniti, Russia ma anche Turchia, di continuare
a svolgere un ruolo propulsivo in Bosnia Erzegovina, perché è nell’interesse
di tutti, non solo dell’Unione Europea, garantire stabilità e sviluppo
in questa regione” ha concluso l’ambasciatore Fallavollita. (Inform)
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