INFORM - N. 104 - 1 giugno 2009


TURISMO SOSTENIBILE

Ricerca presentata alla mostra convegno “Terra Futura”

Il 15,3% degli italiani sono “viaggiatori responsabili”

L’84,9 % si dichiara interessato a diventarlo

 

FIRENZE - Il 15,3% degli italiani ha già fatto un’esperienza di turismo responsabile. Oltre la metà della popolazione, inoltre, conosce anche solo in linea teorica cosa significhi viaggiare in modo sostenibile. Il 23,1% del campione si dichiara poi “molto interessato” e ben il 61,8% “abbastanza interessato”. È quanto emerge dalla prima ricerca italiana “Turismo responsabile: quale interesse per gli italiani?” realizzata su un campione di mille persone da Isnart (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche) per conto di “Fondazioni4Africa” con il coordinamento della ong Cisv (Comunità Impegno Servizio Volontariato) e presentata a Terra Futura, la mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, conclusasi alla Fortezza da Basso di Firenze il  31 maggio.

Il 15,3% dell’intera popolazione adulta italiana significa niente meno che 7,2 milioni di turisti responsabili. Ad avere maggiori informazioni sono le donne (55%), le coppie senza figli e i single (59% e 55% rispettivamente), i laureati (65%), i residenti al Nord (56,5%) e i giovani di 25-34 anni (55%). Per la maggior parte degli intervistati un fattore determinante per la scelta di un viaggio responsabile è il desiderio di sapere in modo chiaro e dettagliato dove e come sono destinati i soldi spesi (“molto importante” per il 67,7% del campione), in secondo luogo la ricerca di interazione con la comunità ospitante (50%), infine la voglia di partecipare a progetti che ricadano nella sfera del sociale. Chi si dimostra informato sul turismo sostenibile ha ottenuto perlopiù le informazioni attraverso internet e i giornali (45% del totale), da televisione (43%) e, in misura minore, dal passaparola (23%). Per quanto riguarda le destinazioni, a farla da protagonista senza dubbio il Sud del Mondo: in testa l’Africa seguita da India, Australia, Brasile e Messico, mentre è un ruolo decisamente defilato quello dei paesi europei.

Rimane un po’ di incertezza sul significato preciso del termine “turismo responsabile”, che soffre ancora della confusione con il turismo più strettamente ecologico: chi ritiene che rispettare e riscoprire la natura sia senza dubbio elemento principale del turismo responsabile è infatti il 72,4% del campione, mentre lo scambio con la popolazione locale è fondamentale per il 49% e il fatto di partire con un operatore che sostiene le associazioni locali è prioritario per il 41,5%. A fare chiarezza sul significato del termine ci pensa Katia Bouc del Cisv citando la definizione adottata dall’assemblea Aitr (Associazione italiana turismo responsabile): «Quello responsabile è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. Riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto a essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio».

Il principale obiettivo della ricerca – cui ha collaborato il Ciset, Centro internazionale di studi sull’Economia turistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia – era quello di fornire agli operatori del settore indicazioni per individuare gli interventi più efficaci in termini di informazione e promozione. (Inform)

 

 

 

 


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