INFORM - N. 104 - 1 giugno 2009


ASSOCIAZIONI

Istituto Fernando Santi: nella ricorrrenza del 2 giugno i valori perenni  della libertà e della giustizia sociale

 

ROMA - Il due giugno, Festa della Repubblica italiana, il rischio che vogliamo  evitare è di parlare esclusivamente dell'Italia di oggi, della tenuta delle  sue istituzioni, della costituzione materiale modificata, della  insostenibile condizione economica di lavoratori e pensionati. Parliamone  diffusamente ma fra qualche giorno. Oggi ricordiamo, soprattutto alle nuove  generazioni cosa rappresenti per l'Italia di oggi quel passaggio epocale  dalla dittatura alla democrazia, dalla monarchia alla repubblica.

In questa data  ricordiamo  il referendum indetto il 2 giugno 1946 con il  quale gli italiani, dopo la caduta del fascismo, la fine della II guerra  mondiale, la Resistenza e il ritorno alla democrazia, scelsero, per la prima  volta a suffragio universale, la Repubblica.

In questo giorno, nel 1946 14 milioni di donne entrarono la prima volta in  cabina elettorale in occasione del referendum istituzionale e per l'elezione  dell'assemblea costituente. Quel voto ha un significato profondissimo perché  segnò più di ogni atto il rinnovamento dell'Italia e della sua discontinuità  fra la nascente democrazia ed il regime che l'aveva preceduta.

La strada per  la pari opportunità fra uomo e donna inizia da noi con quel fatto inedito.

Ricordare  è un dovere civile dal momento che un sondaggio pubblicato dal  “Corriere della Sera” , ci dice  che un italiano su tre non sa cosa si  festeggi il 2 giugno.

I padri costituenti, nonostante differenze politiche, ideali, culturali e  religiose anche profonde, seppero individuare una tavola di valori e  principi fondamentali condivisi offrendo così agli italiani del futuro un  modello di comportamento che dovrebbe valere anche oggi, quando da più parti si segnala l'esigenza di riformare quel testo.

Lo ricorda bene  Norberto Bobbio in un manuale per le scuole di commento  alla Costituzione, felice ed un tempo  diffuso. Oggi nelle scuole chi  promuove fra i giovani quello che una volta si chiamava il culto civile   della patria?

In realtà siamo in presenza di un problema complesso e profondo non facile a  risolversi se nel nostro paese c'è un deficit di memoria civile e se  una  mediocre memorialistica ed una agitazione politica interessatamente  revisionista è in grado di minare quel rapporto d'identità della nostra  comunità nazionale con i valori di libertà e di giustizia sociale  che sono  alla base della nostra Costituzione

Almeno oggi proviamo a colmare quel deficit di memoria. La Repubblica e la Costituzione, anche  in tutti gli anni dal loro avvio,  permangono come l'effetto non scontato della lotta per la libertà del popolo  italiano, dei comportamenti e delle scelte individuali e collettive di tanti  italiani che in suo nome hanno scelto di morire. In tutti questi anni di democrazia  sono tanti  i cittadini che hanno pagato  con la loro vita il prezzo di un impegno per i valori di  libertà, di  patria, per lo stato di diritto. Sbaglierebbe chi confondesse con un esercizio di retorica  il  fatto che nella ricorrenza del 2 giugno si voglia ricordare ai nostri giovani   i  morti vittime di  terrorismo e di  stragismo, i loro volti, le loro storie.

E' un intero paese  che in tutte le sue classi sociali è stato colpito per  colpire le istituzioni della Repubblica, che è stato piegato ma  che  non è  stato vinto.

Dobbiamo  ricordare  per guardare al nostro futuro forti di quell'esperienza  che ci insegna come la libertà si conquista e si difende ogni giorno, non  necessariamente con atti eroici, ma anche con la pratica quotidiana della  democrazia, del dialogo, della tolleranza, della solidarietà.

Oggi, nel pieno di una crisi economica mondiale  dovuta a scelte sbagliate  anche dei decisori nazionali , nel giorno della festa della Repubblica non  possiamo  non richiamare l'attenzione di tutte le istituzioni del paese  sullo scarto fra la solenne affermazione dell'art1 della Costituzione  e la

realtà costituita da una disoccupazione altissima e crescente, da alcune  generazioni di giovani con lavoro perennemente precario ai quali per anni è  stato detto il falso rispetto agli effetti della mobilità e del precariato. Il lavoro e la giustizia sociale  sono  il banco di prova di un sindacato in

grado di ritrovare una sua unità, una unità della quale ha bisogno il paese  e la democrazia rinsecchita di questi anni di stallo della politica.

La famiglia italiana ha bisogno di un welfare vero e non di uno "stato  minimo".  Quando il 32 % della spesa sociale  va in assegni di cura ed in  voucher  non si aiuta la famiglia, la si promuove, senza che lo sia,   servizio sociale sostitutivo. Di questo passo fin dove vuole ritirarsi lo  stato?  Qualcuno chiederà di cancellare anche l'art 32 della Costituzione? Da anni nel  nostro paese  persone provenienti da altri paesi sono venute  tra noi come nuovi cittadini contribuendo a formare una realtà, la nostra,  multiculturale. La Repubblica che ha ancora quattro milioni di suoi  cittadini all'estero, deve includere i milioni di stranieri che  organicamente contribuiscono a mandare avanti il mondo della produzione,  vivono e mettono radici in Italia.

Oggi 2 giugno nei paesi d'accoglienza dei nostri emigrati si celebra  dappertutto la ricorrenza.

Il tricolore  e l'inno nazionale ci ricordano l'Italia che risorge  moralmente ed economicamente dalle macerie della guerra. Mentre tutta  l'Italia vede ancora  una volta oggi  sfilare le Forze Armate  nella

capitale il ricordo va ad un'altra repubblica, quella romana del 1849, di  Giuseppe Mazzini, quella delle speranze del Risorgimento per la quale, come  disse Pertini, "con disperato valore" sfortunatamente si batterono i  garibaldini e Giuseppe Garibaldi . L'Italia di oggi non ci sarebbe senza le idee e l'azione  di coloro  che  hanno operato  per il Risorgimento e l'unità dell'Italia.(Presidenza dell’Istituto Fernando Santi/Inform)

 


Vai a: