ASSOCIAZIONI
Istituto Fernando Santi: nella ricorrrenza
del 2 giugno i valori perenni della libertà
e della giustizia sociale
ROMA - Il due giugno, Festa della Repubblica italiana, il rischio che vogliamo evitare è di parlare esclusivamente dell'Italia di oggi, della tenuta delle sue istituzioni, della costituzione materiale modificata, della insostenibile condizione economica di lavoratori e pensionati. Parliamone diffusamente ma fra qualche giorno. Oggi ricordiamo, soprattutto alle nuove generazioni cosa rappresenti per l'Italia di oggi quel passaggio epocale dalla dittatura alla democrazia, dalla monarchia alla repubblica.
In questa data
ricordiamo il referendum indetto il 2 giugno 1946 con il
quale gli italiani, dopo la caduta del fascismo, la fine della II guerra
mondiale,
In questo giorno, nel 1946 14 milioni di donne entrarono la prima volta in cabina elettorale in occasione del referendum istituzionale e per l'elezione dell'assemblea costituente. Quel voto ha un significato profondissimo perché segnò più di ogni atto il rinnovamento dell'Italia e della sua discontinuità fra la nascente democrazia ed il regime che l'aveva preceduta.
La strada per la pari opportunità fra uomo e donna inizia da noi con quel fatto inedito.
Ricordare è un dovere civile dal momento che un sondaggio pubblicato dal “Corriere della Sera” , ci dice che un italiano su tre non sa cosa si festeggi il 2 giugno.
I padri costituenti, nonostante differenze politiche, ideali, culturali e religiose anche profonde, seppero individuare una tavola di valori e principi fondamentali condivisi offrendo così agli italiani del futuro un modello di comportamento che dovrebbe valere anche oggi, quando da più parti si segnala l'esigenza di riformare quel testo.
Lo ricorda bene Norberto Bobbio in un manuale per le scuole di commento alla Costituzione, felice ed un tempo diffuso. Oggi nelle scuole chi promuove fra i giovani quello che una volta si chiamava il culto civile della patria?
In realtà siamo in presenza di un problema complesso e profondo non facile a risolversi se nel nostro paese c'è un deficit di memoria civile e se una mediocre memorialistica ed una agitazione politica interessatamente revisionista è in grado di minare quel rapporto d'identità della nostra comunità nazionale con i valori di libertà e di giustizia sociale che sono alla base della nostra Costituzione
Almeno oggi proviamo
a colmare quel deficit di memoria.
E' un intero paese che in tutte le sue classi sociali è stato colpito per colpire le istituzioni della Repubblica, che è stato piegato ma che non è stato vinto.
Dobbiamo ricordare per guardare al nostro futuro forti di quell'esperienza che ci insegna come la libertà si conquista e si difende ogni giorno, non necessariamente con atti eroici, ma anche con la pratica quotidiana della democrazia, del dialogo, della tolleranza, della solidarietà.
Oggi, nel pieno di una crisi economica mondiale dovuta a scelte sbagliate anche dei decisori nazionali , nel giorno della festa della Repubblica non possiamo non richiamare l'attenzione di tutte le istituzioni del paese sullo scarto fra la solenne affermazione dell'art1 della Costituzione e la
realtà costituita da una disoccupazione altissima e crescente, da alcune generazioni di giovani con lavoro perennemente precario ai quali per anni è stato detto il falso rispetto agli effetti della mobilità e del precariato. Il lavoro e la giustizia sociale sono il banco di prova di un sindacato in
grado di ritrovare una sua unità, una unità della quale ha bisogno il paese e la democrazia rinsecchita di questi anni di stallo della politica.
La famiglia italiana
ha bisogno di un welfare vero e non di uno "stato minimo".
Quando il 32 % della spesa sociale va
in assegni di cura ed in voucher
non si aiuta la famiglia, la si promuove, senza che lo sia,
servizio sociale sostitutivo. Di questo passo fin dove vuole ritirarsi
lo stato? Qualcuno chiederà di cancellare anche l'art
32 della Costituzione? Da anni nel nostro
paese persone provenienti da altri paesi
sono venute tra noi come nuovi cittadini
contribuendo a formare una realtà, la nostra, multiculturale.
Oggi 2 giugno nei paesi d'accoglienza dei nostri emigrati si celebra dappertutto la ricorrenza.
Il tricolore e l'inno nazionale ci ricordano l'Italia che risorge moralmente ed economicamente dalle macerie della guerra. Mentre tutta l'Italia vede ancora una volta oggi sfilare le Forze Armate nella
capitale il ricordo va ad un'altra repubblica, quella romana del 1849, di Giuseppe Mazzini, quella delle speranze del Risorgimento per la quale, come disse Pertini, "con disperato valore" sfortunatamente si batterono i garibaldini e Giuseppe Garibaldi . L'Italia di oggi non ci sarebbe senza le idee e l'azione di coloro che hanno operato per il Risorgimento e l'unità dell'Italia.(Presidenza dell’Istituto Fernando Santi/Inform)