INFORM - N. 95 - 19 maggio 2009


MIGRAZIONI E INTEGRAZIONE

Organizzato dall’Efasce

Convegno a Parigi su “Friuli migrante”

L'emigrazione friulana in Francia dopo la prima guerra mondiale. Oggi in Friuli Venezia Giulia il 6,8% della popolazione è composta da immigrati, che concorrono alla produzione del Pil regionale per il 9%

 

PARIGI/PORDENONE – “Friuli migrante”. E’ il titolo del convegno che si è svolto nei giorni scorsi a Parigi, oganizzato dall'Efasce (Ente friulano assistenza sociale culturale emigranti-pordenonesi nel mondo). Al convegno ha preso parte anche Roberto Molinaro, assessore all'istruzione e cultura della Regione Friuli Venezia Giulia.

Tema del convegno “Friuli migrante”: “Da terra di emigranti a luogo d'immigrazione. Quale modello di integrazione? L'esempio della Francia”.  E’ stata una occasione di confronto sulle problematiche più attuali e sulle scelte istituzionali per risolvere i problemi derivanti, da un lato, dai flussi migratori in atto, dall'altro dalla necessità di integrazione. Le analisi sui fenomeni migratori che sono state al centro del convegno - nella sala convegni della Maison de l'Italie 7A bd. Jourdan Citè Internationale Universitarie de Paris -  erano motivate dalla ricerca di un nuovo modello di integrazione; in particolare, nell'occasione, prendendo spunto dall'ormai consolidata esperienza francese.

Gli interventi sono stati curati dai rappresentanti dell'Efasce, dell'Associazione France-Frioul, de "La Maison de l'Italie", della Caritas, dell'Ierf-Istituto europeo di Ricerca e Formazione, di Parigi e del Progetto Ammer (Archivio regionale della Memoria) (http://www.efasce.it/news.html#2 ).

Le valutazioni espresse hanno preso lo spunto da un esame accurato della ripartizione delle competenze in materia di immigrazione previste dalla legislazione italiana, per rilevare che il Friuli Venezia Giulia è riuscito a sfruttare pienamente il suo ruolo di cerniera dell'Europa, grazie anche alle competenze attribuite dallo Statuto d'autonomia.

E' poi stato eseguito un "excursus" sul percorso evolutivo della legislazione regionale in materia di emigrazione e di immigrazione, per arrivare quindi alla legge regionale 5 del 2005, che reca le norme per l'accoglienza e l'integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini immigrati e segna dunque istituzionalmente il giro di boa nel rapporto della nostra regione con i flussi migratori, cioè del passaggio del Friuli Venezia Giulia a terra d'accoglienza, come lo furono diversi decenni fa molti Paesi del mondo per i corregionali emigrati.

La Giunta regionale ha recentemente approvato  il Programma immigrazione 2009 che, è stato ricordato, tiene conto degli interventi attuati negli ultimi anni e delle attuali esigenze, e che individua alcune priorità di intervento legate esigenze quotidiane della persona emigrata. Il programma prevede una spesa complessiva di 3,6 milioni di euro, da impiegare tra l'altro per il successo scolastico degli alunni stranieri immigrati, la diffusione della lingua italiana e dell'educazione civica presso i cittadini stranieri immigrati, la casa, l'accesso ad alloggi di edilizia pubblica, la mediazione linguistica per l'accesso ai servizi sanitari, mentre le Province sono chiamate a realizzare un programma di azioni informative, di mediazione culturale e di supporto all'inserimento socio-occupazionale integrato con i servizi del territorio.

Attualmente nel Friuli Venezia Giulia il 6,8 per cento della popolazione è composta da cittadini immigrati, che concorrono alla produzione del Pil regionale per quasi il 9 per cento.

Per quanto invece riguarda l’emigrazione friulana in Europa l’Efasce su Il Popolo-Pordenonesi nel mondo - ricorda che essa prima del 1914, era tesa verso la Germania mentre dopo il 1918 si diresse verso la Francia: “Dalla prima Grande Guerra la Francia uscì con oltre 1.325.000 morti e altrettanti invalidi, rimasero attivi solo 20 milioni di abitanti, a questo seguì la crisi delle nascite (diminuite del 30%) e quindi ci fu una grande richiesta di manodopera.

La maggior incidenza di immigrati la ebbe la città di Parigi e la Lorena. Parigi ha sempre avuto grande attrazione per la grande richiesta di artigiani. La Lorena distrutta dalla Grande Guerra fu privilegiata per le miniere di carbone, per la siderurgia, per l'industria, per l'edilizia e per i lavori più faticosi. Le pianure del sud - ovest (del Midi Pirenei) semi abbandonate richiedevano immigrazione contadina (30.000 stagionali tra muratori e contadini arrivarono dall'Italia tra il 1923 e il 1931). A Marsiglia invece arrivarono molti dalla Liguria e dalle coste italiane, gente praticanti attività marittime. Marsiglia divenne la città con maggior concentrazione di italiani (1 su 4).

L'Italia uscì dalla Grande Guerra accresciuta di oltre un milione di rimpatriati nel 1914. Nella provincia di Udine rientrarono dalla Germania oltre 85.000 maschi adulti, poi i 130.000 profughi rientrati nel 1918 trovarono il Friuli spogliato dai tedeschi, dai generi alimentari, dagli attrezzi agricoli per recuperare il ferro e dalle campane.

In Friuli regnava desolazione e fame e per la popolazione era aperta solo l'emigrazione verso Francia, Belgio e Romania. Tra il 1919 e il 1922 molti clandestini friulani emigrarono in Francia (muratori, artigiani e agricoltori). Tra il 1923 ed il 1930 poi grazie alla convenzione tra le due nazioni partirono molti stagionali.

Negli anni 1919, '20, '21 dalla provincia di Pordenone partirono 6.165 emigranti per la Francia, 561 per la Germania, 430 per la Svizzera, 3.022 per il Belgio, Austria e Romania, 4.230 per l'America del Nord, 2.497 per l'America del Sud, totale in soli tre anni 16.804 passati tutti attraverso il Segretariato di Emigrazione Destra Tagliamento (attuale Efasce).

Dopo la seconda Guerra Mondiale mons. Giuseppe Lozer parroco di Torre e rifondatore del Segretariato Diocesano per l'Emigrazione andò in Francia, Belgio e Svizzera a visitare gli emigranti, emigrati in massima parte con le famiglie”. (Inform)

 

 


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