MIGRAZIONI
E INTEGRAZIONE
Organizzato dall’Efasce
Convegno a Parigi su “Friuli migrante”
L'emigrazione friulana in Francia dopo
la prima guerra mondiale. Oggi in Friuli Venezia Giulia il 6,8% della popolazione
è composta da immigrati, che concorrono alla produzione del Pil regionale per
il 9%
PARIGI/PORDENONE – “Friuli migrante”. E’ il titolo del
convegno che si è svolto nei giorni scorsi a Parigi, oganizzato dall'Efasce
(Ente friulano assistenza sociale culturale emigranti-pordenonesi nel mondo).
Al convegno ha preso parte anche Roberto Molinaro, assessore all'istruzione
e cultura della Regione Friuli Venezia Giulia.
Tema del convegno “Friuli migrante”: “Da terra di emigranti
a luogo d'immigrazione. Quale modello di integrazione? L'esempio della Francia”.
E’ stata una occasione di confronto sulle problematiche più attuali e
sulle scelte istituzionali per risolvere i problemi derivanti, da un lato, dai
flussi migratori in atto, dall'altro dalla necessità di integrazione. Le analisi
sui fenomeni migratori che sono state al centro del convegno - nella sala convegni
della Maison de l'Italie 7A bd. Jourdan Citè Internationale Universitarie de
Paris - erano motivate dalla ricerca di un nuovo modello di integrazione;
in particolare, nell'occasione, prendendo spunto dall'ormai consolidata esperienza
francese.
Gli interventi sono stati curati dai rappresentanti dell'Efasce,
dell'Associazione France-Frioul, de "
Le valutazioni espresse hanno preso lo spunto da un esame
accurato della ripartizione delle competenze in materia di immigrazione previste
dalla legislazione italiana, per rilevare che il Friuli Venezia Giulia è riuscito
a sfruttare pienamente il suo ruolo di cerniera dell'Europa, grazie anche alle
competenze attribuite dallo Statuto d'autonomia.
E' poi stato eseguito un "excursus" sul percorso
evolutivo della legislazione regionale in materia di emigrazione e di immigrazione,
per arrivare quindi alla legge regionale 5 del 2005, che reca le norme per l'accoglienza
e l'integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini immigrati e segna dunque
istituzionalmente il giro di boa nel rapporto della nostra regione con i flussi
migratori, cioè del passaggio del Friuli Venezia Giulia a terra d'accoglienza,
come lo furono diversi decenni fa molti Paesi del mondo per i corregionali emigrati.
Attualmente nel Friuli Venezia Giulia il 6,8 per cento
della popolazione è composta da cittadini immigrati, che concorrono alla produzione
del Pil regionale per quasi il 9 per cento.
Per quanto invece riguarda l’emigrazione friulana in
Europa l’Efasce su Il Popolo-Pordenonesi nel mondo - ricorda che essa prima
del 1914, era tesa verso
La maggior incidenza di immigrati la ebbe la città di
Parigi e
L'Italia uscì dalla Grande Guerra accresciuta di oltre
un milione di rimpatriati nel 1914. Nella provincia di Udine rientrarono dalla
Germania oltre 85.000 maschi adulti, poi i 130.000 profughi rientrati nel 1918
trovarono il Friuli spogliato dai tedeschi, dai generi alimentari, dagli attrezzi
agricoli per recuperare il ferro e dalle campane.
In Friuli regnava desolazione e fame e per la popolazione
era aperta solo l'emigrazione verso Francia, Belgio e Romania. Tra il 1919 e
il 1922 molti clandestini friulani emigrarono in Francia (muratori, artigiani
e agricoltori). Tra il 1923 ed il 1930 poi grazie alla convenzione tra le due
nazioni partirono molti stagionali.
Negli anni 1919, '20, '21 dalla provincia di Pordenone
partirono 6.165 emigranti per
Dopo la seconda Guerra Mondiale mons. Giuseppe Lozer
parroco di Torre e rifondatore del Segretariato Diocesano per l'Emigrazione
andò in Francia, Belgio e Svizzera a visitare gli emigranti, emigrati in massima
parte con le famiglie”. (