INFORM - N. 88 - 8 maggio 2009


PATRONATI

Convegno degli uffici Inca nel mondo

Marco Fedi  (Pd): Uscire dalla crisi ma non ritrovarci, più poveri, davanti alla successiva

 

ROMA – “Nessuno uscirà da questa crisi indenne, come vi è entrato, ma la sfida politica è non ritrovarci davanti alla prossima come siamo oggi, solo più poveri – ha detto  l’on. Marco Fedi (Pd, eletto nella Circoscrizione Estero) durante i lavori della tavola rotonda su migranti e crisi economica promossa dal Patronato Inca-Cgil - Dobbiamo davvero lavorare con coraggio alla riscrittura delle regole globali se vogliamo evitare di sottovalutare quanto sta accadendo e le conseguenze sul nostro domani,come invece fa il Governo italiano. L’idea di un mercato in grado di autoregolarsi è franata e la crisi di oggi rappresenta anche un’opportunità. Ma perché si trasformi davvero in opportunità, occorre reagire. Non serve, come invita a fare il Governo italiano, fingere che la crisi non c’è, raccontare un Paese delle favole”

“Non deve sorprenderci – ha proseguito Fedi -  se, in conseguenza della crisi economica, la richiesta di servizi, tutela e assistenza rivolta ai Patronati aumenterà. La social card ne è la dimostrazione immediata. Una misura a nostro avviso sbagliata, che abbiamo osteggiato in Parlamento, che ha introdotto una tessera di povertà per il cui ottenimento le procedure sono state lente e burocratiche e che ha trasferito ai Patronati una gran mole di lavoro. L’indagine promossa dall’Inca ci consegna una prima lettura. Preoccupazione per il futuro, difficoltà crescenti ad arrivare a fine mese, disoccupazione e nuove precarietà in famiglia – per figli e nipoti. In che misura sono prevedibili gli effetti di una crisi economica, conseguenza di una crisi finanziaria internazionale, come quella attuale? Ed in particolare nei confronti dei migranti? E delle comunità italiane nel mondo? Importante cominciare a capire le conseguenze a lungo termine affinché gli strumenti di intervento, nella forma di scelte politiche e di tutela, possano essere affinati. In questo senso l’indagine Ires ampliata ed estesa ad altri soggetti e altri Paesi”.

“Il rapporto con le comunità italiane nel mondo – ha rimarcato Fedi - è stato messo in discussione dai tagli della finanziaria del Governo Berlusconi. Nel momento in cui la situazione finanziaria internazionale, le scelte economiche del Governo e le politiche sociali della maggioranza, hanno trasferito sull’economia reale, sulle famiglie e sui soggetti più deboli, il peso della crisi. E non dobbiamo sorprenderci quindi se tra questi soggetti deboli vi sono i pensionati e se, in modo particolare, i pensionati all’estero rischiano di essere colpiti più volte. Colpiti direttamente nei Paesi in cui vivono da una fase recessiva che rischia di essere durissima e molto lunga. Avevamo indicato, in una serie di incontri con i sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil, questa molteplicità di rischi: il rischio di essere colpiti nel potere di acquisto localmente e dai ritardi in molti Paesi nell’adeguamento delle pensioni al costo della vita”. “Colpiti – ha denunciato Fedi - dai mancati adeguamenti di molte prestazioni pensionistiche italiane e di altri Paesi dell’Unione europea, colpiti direttamente dai tagli in finanziaria su importanti capitoli di assistenza e tutela, oltre che per quanto riguarda la rete consolare e l’accesso ai servizi consolari. Colpiti dai ritardi e dall’inefficienza nei rapporti con la pubblica amministrazione dello Stato italiano che potrà solo peggiorare con i tagli introdotti. Colpiti dai ritardi nella ratifica di importanti convenzioni internazionali”. 

“Oggi possiamo dire – ha continuato il deputato Pd - che gli interventi di molti Paesi, fra cui l’Australia, hanno attenuato l’impatto della crisi, soprattutto sui redditi più bassi e sui pensionati in particolare. Non solo con l’adeguamento delle pensioni, e certamente non con l’introduzione di una social card tra l’altro non esportabile all’estero, ma grazie ad aumenti esportabili anche all’estero, grazie ad un bonus, erogato anche all’estero, e grazie ad una serie di interventi mirati verso le fasce sociali più deboli. Lo stesso – ha commentato - non può dirsi per l’Italia!”

E “gli immigrati in Italia sono colpiti nella stessa misura e in più sono oggi al centro di un’offensiva politico-culturale che non ha eguali e precedenti nella storia del nostro Paese. Un attacco ai più deboli e a chi pagherà prima e in modo più severo il peso della crisi. Un attacco che parte dall’emergenza costruita ad arte per arrivare alle proposte di legge che mettono insieme immigrazione e sicurezza”.

“In vista delle elezioni europee – ha fatto osservare Fedi - dovremmo parlare anche di un progetto nuovo per l’Europa che riguardi i flussi migratori, i processi di integrazione, le scelte politiche per la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile. In un’Europa più aperta. Che sappia governare e integrare nella propria realtà economica e civile i flussi dell’immigrazione, senza reprimerla in maniera anacronistica e xenofoba come fa l’Italia di Berlusconi e Maroni. Qualche segnale di buon senso, purtroppo fuori dall’Italia, si è già visto. L’impegno – ha concluso Marco Fedi - è di metterci più coraggio: cambiare il modello economico e culturale per non tornare a sbagliare”. (Inform)


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