PATRONATI
Convegno degli uffici Inca nel mondo
Marco Fedi (Pd): Uscire dalla crisi ma non ritrovarci,
più poveri, davanti alla successiva
ROMA – “Nessuno
uscirà da questa crisi indenne, come vi è entrato, ma la sfida politica è
non ritrovarci davanti alla prossima come siamo oggi, solo più poveri – ha
detto l’on. Marco Fedi (Pd, eletto nella Circoscrizione Estero) durante
i lavori della tavola rotonda su migranti e crisi economica promossa dal Patronato
Inca-Cgil - Dobbiamo davvero lavorare con coraggio alla riscrittura delle
regole globali se vogliamo evitare di sottovalutare quanto sta accadendo e
le conseguenze sul nostro domani,come invece fa il Governo italiano. L’idea
di un mercato in grado di autoregolarsi è franata e la crisi di oggi rappresenta
anche un’opportunità. Ma perché si trasformi davvero in opportunità, occorre
reagire. Non serve, come invita a fare il Governo italiano, fingere che la
crisi non c’è, raccontare un Paese delle favole”
“Non deve sorprenderci
– ha proseguito Fedi - se, in conseguenza della crisi economica, la
richiesta di servizi, tutela e assistenza rivolta ai Patronati aumenterà.
La social card ne è la dimostrazione immediata. Una misura a nostro avviso
sbagliata, che abbiamo osteggiato in Parlamento, che ha introdotto una tessera
di povertà per il cui ottenimento le procedure sono state lente e burocratiche
e che ha trasferito ai Patronati una gran mole di lavoro. L’indagine promossa
dall’Inca ci consegna una prima lettura. Preoccupazione per il futuro, difficoltà
crescenti ad arrivare a fine mese, disoccupazione e nuove precarietà in famiglia
– per figli e nipoti. In che misura sono prevedibili gli effetti di una crisi
economica, conseguenza di una crisi finanziaria internazionale, come quella
attuale? Ed in particolare nei confronti dei migranti? E delle comunità italiane
nel mondo? Importante cominciare a capire le conseguenze a lungo termine affinché
gli strumenti di intervento, nella forma di scelte politiche e di tutela,
possano essere affinati. In questo senso l’indagine Ires ampliata ed estesa
ad altri soggetti e altri Paesi”.
“Il rapporto
con le comunità italiane nel mondo – ha rimarcato Fedi - è stato messo in
discussione dai tagli della finanziaria del Governo Berlusconi. Nel momento
in cui la situazione finanziaria internazionale, le scelte economiche del
Governo e le politiche sociali della maggioranza, hanno trasferito sull’economia
reale, sulle famiglie e sui soggetti più deboli, il peso della crisi. E non
dobbiamo sorprenderci quindi se tra questi soggetti deboli vi sono i pensionati
e se, in modo particolare, i pensionati all’estero rischiano di essere colpiti
più volte. Colpiti direttamente nei Paesi in cui vivono da una fase recessiva
che rischia di essere durissima e molto lunga. Avevamo indicato, in una serie
di incontri con i sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil, questa molteplicità
di rischi: il rischio di essere colpiti nel potere di acquisto localmente
e dai ritardi in molti Paesi nell’adeguamento delle pensioni al costo della
vita”. “Colpiti – ha denunciato Fedi - dai mancati adeguamenti di molte prestazioni
pensionistiche italiane e di altri Paesi dell’Unione europea, colpiti direttamente
dai tagli in finanziaria su importanti capitoli di assistenza e tutela, oltre
che per quanto riguarda la rete consolare e l’accesso ai servizi consolari.
Colpiti dai ritardi e dall’inefficienza nei rapporti con la pubblica amministrazione
dello Stato italiano che potrà solo peggiorare con i tagli introdotti. Colpiti
dai ritardi nella ratifica di importanti convenzioni internazionali”.
“Oggi possiamo
dire – ha continuato il deputato Pd - che gli interventi di molti Paesi, fra
cui l’Australia, hanno attenuato l’impatto della crisi, soprattutto sui redditi
più bassi e sui pensionati in particolare. Non solo con l’adeguamento delle
pensioni, e certamente non con l’introduzione di una social card tra l’altro
non esportabile all’estero, ma grazie ad aumenti esportabili anche all’estero,
grazie ad un bonus, erogato anche all’estero, e grazie ad una serie di interventi
mirati verso le fasce sociali più deboli. Lo stesso – ha commentato - non
può dirsi per l’Italia!”
E “gli immigrati
in Italia sono colpiti nella stessa misura e in più sono oggi al centro di
un’offensiva politico-culturale che non ha eguali e precedenti nella storia
del nostro Paese. Un attacco ai più deboli e a chi pagherà prima e in modo
più severo il peso della crisi. Un attacco che parte dall’emergenza costruita
ad arte per arrivare alle proposte di legge che mettono insieme immigrazione
e sicurezza”.
“In vista delle
elezioni europee – ha fatto osservare Fedi - dovremmo parlare anche di un
progetto nuovo per l’Europa che riguardi i flussi migratori, i processi di
integrazione, le scelte politiche per la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile.
In un’Europa più aperta. Che sappia governare e integrare nella propria realtà
economica e civile i flussi dell’immigrazione, senza reprimerla in maniera
anacronistica e xenofoba come fa l’Italia di Berlusconi e Maroni. Qualche
segnale di buon senso, purtroppo fuori dall’Italia, si è già visto. L’impegno
– ha concluso Marco Fedi - è di metterci più coraggio: cambiare il modello
economico e culturale per non tornare a sbagliare”. (