STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Intervista
del “Corriere Canadese” al senatore Pdl eletto nella ripartizione Nord e Centro
America
Basilio Giordano: “Lotterò per le pensioni
e per l’italiano”
“La nostra deve diventare la terza lingua
di studio in Canada”
E’ passato un anno da quel 29 aprile. Basilio Giordano, quel giorno, se lo ricorda bene, per lui “è stata un’emozione unica”. Dopo l’elezione a senatore della Repubblica italiana, nel Pdl, dagli italiani residenti in Centro e Nord America con più di 13mila voti di preferenza, è già ora di bilanci. Il problema immondizia a Napoli e la questione Alitalia le problematiche più calde tra quelle affrontate. E sono ancora tanti gli ostacoli da superare, ai quali si è aggiunta la tragedia del terremoto in Abruzzo che ha lasciato con “lo stato d’animo affranto”. Tra le priorità dell’agenda parlamentare gli anziani – “mi stanno particolarmente a cuore... ho grande rispetto per i nonni dei nostri figli” - con un occhio di riguardo a tutti gli italocanadesi, al “made in Italy” e alla promozione della lingua italiana.
E’ passato
quasi un anno dalle elezioni 2008. Bilancio positivo o negativo?
“Un anno fa, esatto. Era il 29 aprile 2008 quando ho varcato per la prima volta la soglia di Palazzo Madama da senatore del Pdl. Un’emozione unica. Dopo un anno di attività parlamentare, posso senza dubbio ritenermi soddisfatto. Sono membro della commissione Agricoltura e produzione agroalimentare, vicepresidente del comitato per le Questioni degli italiani all’estero e vicepresidente della Fondazione Italiani nel Mondo. Tre incarichi che hanno come minimo comune denominatore il “made in Italy”. Personalmente mi sento soddisfatto per quel poco che sono riuscito a fare: i margini di manovra - a causa della nota crisi mondiale - sono stati davvero pochi. Come maggioranza di centrodestra il bilancio è del tutto positivo. Dopo una brillante vittoria elettorale, ci siamo trovati nel bel mezzo della crisi economica mondiale, da cui stiamo uscendo discretamente bene, prima e meglio di altri. I numeri parlamentari, la coesione interna e il decisionismo del nostro premier Berlusconi ci fanno superare i problemi in modo abbastanza rapido ed efficace”.
Quali
sono i nodi che non siete riusciti a sciogliere?
“Appena approdati
al governo, abbiamo dovuto affrontare la piaga dell’immondizia a Napoli e la
spinosa faccenda Alitalia, che rischiava la bancarotta. Due esempi lampanti
di come quello di Berlusconi sia il governo dei fatti concreti. Faccio un rapido
riassunto, per difetto, delle altre cose fatte: consolidamento triennale del
bilancio pubblico, abolizione Ici, detassazione straordinari, riduzione mutuo,
Robin Hood tax, pacchetto sicurezza, immigrazione clandestina, censimento campi
nomadi, riforma della pubblica amministrazione, legge contro i fannulloni, lodo
Alfano, ddl contro le intercettazioni telefoniche e le violenze sessuali, riforma
della scuola e dell’università; riforma dello sciopero nei trasporti; in campo
nucleare, accordo con
Quali
sono gli ostacoli che avete dovuto superare?
“Berlusconi, nei
suoi due ultimi governi, ha trovato dei macigni sulla sua strada: in questa
legislatura, la grave crisi economica mondiale; nel 2001 si trovò a fronteggiare
la crisi che seguì all’attentato alle Torri Gemelle di New York. Ma, in ambedue
i casi, lui e i suoi governi ne sono usciti fuori abbastanza bene. Se aggiungiamo
anche la catastrofe dell’Abruzzo, il quadro degli ostacoli è completo. L’estrema
sinistra ha le unghie spuntate,
Quali
quelli ancora da affrontare?
“Avere a che fare
con un’opposizione rissosa e divisa non ci aiuta. Quello che più ci ha deluso
è il Pd: prima con Veltroni, e ora con Franceschini, pur se depurata da Verdi
e Comunisti, non riesce a darsi una linea, a trovare coesione interna; non ci
fa sconti in parlamento: ogni scusa è buona per far ritardare i lavori nelle
Commissioni e in Aula. E quindi noi, maggioranza di centrodestra, molto spesso
siamo costretti a fare da soli: i numeri ci sono. Il federalismo fiscale è legge,
la riforma della giustizia sulla rampa di lancio;
Il suo
programma elettorale includeva anche il rilancio del principio della continuità
territoriale agli spostamenti da e per l’Italia. Come vi siete mossi, vista
la crisi che ha investito Alitalia?
“Per quanto riguarda gli italiani nel mondo, purtroppo la crisi finanziaria internazionale ha condizionato pesantemente l’azione propulsiva del centrodestra. In ogni caso, nell’ultima Finanziaria, io insieme ad altri senatori abbiamo presentato un emendamento, approvato dal parlamento, che ha assegnato 8 milioni di euro agli italiani all’estero, privilegiando i più deboli e la lingua italiana. Ho poi presentato, sempre per gli italiani all’estero, un ddl per la soppressione della tassa annuale sulle concessioni governative per il passaporto per gli italiani residenti all’estero. Estremamente poco, lo so, ma la crisi va affrontata da tutti nello stesso modo: italiani in patria e all’estero. La situazione di Alitalia, come già accennato, non è delle migliori. Quando siamo arrivati al governo la compagnia di bandiera versava in una condizione disperata, con lo spauracchio della bancarotta all’orizzonte. Abbiamo fatto il possibile per tenerla in vita e preservarne “l’italianità”. All’inizio con un prestito di 300 milioni di euro e subito dopo definendo l’accordo con Air France-KLM: una scelta non indolore, ma necessaria. Come parlamentare eletto all’estero mi sono sempre battuto per conservare l’integrità il marchio Alitalia. I concittadini che vivono fuori dai confini nazionali non avrebbero certamente capito l’azzeramento di un formidabile veicolo del “made in Italy” nel mondo. In questa fase la nuova Alitalia sta completando una strategica, quanto delicata, fase di riassestamento. Superato questo periodo, torneremo sicuramente alla carica per proporre nuove rotte (su Montréal per esempio) ed intensificare quelle esistenti (per Toronto e New York su tutte). La nostra priorità, comunque, sarà quella di migliorare e potenziare le tratte che collegano Roma e Milano con tutte le città del mondo ad ‘alta densità italiana’”.
Un altro
punto del suo programma riguardava gli anziani e l’assistenza socio-sanitaria.
Quali sono le novità per questa fascia di popolazione?
“Gli anziani mi sono particolarmente a cuore e costituiscono una priorità nella mia agenda parlamentare. Ogni volta che posso, tornando a Montréal, partecipo con entusiasmo a tutte le iniziative che vedono protagonista la terza età. Ho grande rispetto per i nonni dei nostri figli: sono coloro che hanno vissuto in prima persona il “dramma” dell’emigrazione, tanti anni fa. Ed è grazie ai loro sacrifici che i giovani italoamericani oggi sono perfettamente integrati ed occupano ruoli di prestigio nei Paesi di accoglienza. Gli 8 milioni di euro della Finanziaria scorsa sono stati destinati anche a loro, fascia sociale che richiede la massima attenzione. Nei prossimi 4 anni di attività parlamentare, i provvedimenti per gli anziani, così come quelli per le nuove generazioni, saranno la bussola della mia azione parlamentare. Tutti quelli che hanno le carte in regola, e specie i meno abbienti, devono poter usufruire di una migliore assistenza socio-sanitaria”.
E per
quanto riguarda l’argomento pensioni?
“Le pensioni degli
italiani all’estero sono legate a quelle che si riscuotono in patria. Su questa
materia, proprio l’altro giorno, il ministro dell’Economia Tremonti ha di
Come
è stato rafforzato il “made in Italy” in questo anno appena trascorso?
“Con il governo
Berlusconi, il “made in Italy” ha subito sicuramente un forte impulso. L’Italia
può vantare spiccate eccellenze in diversi campi, dalla moda ai motori, dalla
cucina al cinema. Non abbiamo niente da invidiare a nessun altro Paese ed è
per questo che il governo mira ad incentivare sempre di più la presenza di imprese
italiane nel mondo. Sono le imprese che determinano la ricchezza nazionale,
che producono lavoro e fanno girare l’economia. Lo stesso presidente Berlusconi
ci ha chiesto di “fare meno politica e più business”. Uno degli obiettivi della
“Fondazione Italiani nel Mondo”, presieduta dal senatore De Gregorio e di cui
sono vicepresidente, è proprio quello di potenziare l’impresa italiana nel mondo.
Io personalmente mi sono speso perché vada in porto, entro qualche mese, il
gemellaggio tra
Quali
sono le attività che ha svolto a favore degli italocanadesi che vivono in Canada?
Una delle iniziative promesse riguardava il riacquisto della cittadinanza italiana
per tutti coloro che dimostrano di essere nati in Italia e per i loro figli,
senza il requisito di residenza in Italia...
“Confermo l’impegno per riaprire i termini del riacquisto della cittadinanza. Sono molte le persone, con genitori o nonni italiani, in Nord America come nel resto del mondo, che meritano il riconoscimento di cittadini italiani. È un impegno a cui non mi sottraggo, ma che richiede dei tempi tecnici non immediati. Nei prossimi mesi - di concerto, mi auguro, con i colleghi eletti all’estero, di maggioranza e di opposizione - solleciterò il governo su questo punto e mi auguro di poter annunciare l’apertura di una nuova “finestra temporale” per presentare le domande in tutte le ambasciate e i consolati d’Italia all’estero. Gli italiani che vivono fuori dai confini nazionali sono molto orgogliosi delle proprie origini e rappresentano in molti casi delle eccellenze nei campi più disparati: sono politici, imprenditori, economisti... gente di indubbio valore che, con in tasca il passaporto italiano, rappresenterebbe un valore aggiunto anche per l’Italia. Su preciso input del premier Berlusconi, poi, nei mesi scorsi mi sono fatto promotore, in Canada e negli Usa, dell’apertura di due sedi politiche del Pdl, a Montréal e Filadelfia. Due “punti d’ascolto” dove tutti possono recarsi per esprimere idee, offrire suggerimenti, chiedere informazioni sull’azione di governo e - perché no - “rivendicare” i propri diritti come cittadini italiani”.
Ha più
volte ribadito l’impegno nella difesa dei connazionali residenti fuori dall’Italia
da parte dei parlamentari eletti all’estero. Con l’approvazione dell’emendamento
alla Finanziaria 2009, sono stati stanziati due milioni di euro per la promozione
della lingua italiana. Quanto ha influito la crisi nella difesa della cultura
italiana all’estero?
“La cultura ci sta molto a cuore. La lingua di Dante, così come la cultura che porta in dote, costituisce una risorsa ineludibile, su cui non si possono accettare compromessi o mezze misure. La cultura italiana all’estero va preservata, tutelata, promossa e potenziata. Su questo non ci sono dubbi. Purtroppo, però, negli ultimi mesi abbiamo dovuto affrontare una crisi finanziaria mondiale che ha determinato, soprattutto negli Usa ed in misura minore anche in Europa ed in Italia, la perdita di posti di lavoro, la compressione dei consumi e una riduzione di competitività delle imprese. Un fenomeno complesso che non poteva non avere ripercussioni, a 360 gradi, anche sull’azione di governo. Ed è per questo che abbiamo dovuto accettare un ridimensionamento ed una razionalizzazione delle provvidenze per gli italiani nel mondo, anche per quanto riguarda la cultura. Attenzione, però: l’approccio di questo governo verso la lingua italiana è di grande considerazione. In questo primo anno abbiamo dovuto giocare “in difesa”, ma nei prossimi quattro anni anche la promozione della cultura italiana nel mondo subirà una forte accelerazione per rafforzare l’italianità soprattutto tra le nuove generazioni, che sono nate e cresciute fuori dai confini d’Italia e rischiano, quindi, di non poter conoscere, apprezzare e fruire di un patrimonio di assoluto valore”.
Pensa
che bisognerebbe fare qualcosa in più per le scuole italiane in Canada? Cosa
pensa dell’italiano come terza lingua di studio?
“Ripeto, la cultura
va difesa a spada tratta. Superato questo periodo di depressione economica internazionale,
anche le scuole italiane in Canada ne trarranno benefici. Gli italiani in Canada
sono tantissimi, l’italiano come terza lingua è già nei fatti. Ma, in Canada,
ci sono anche tanti portoghesi, greci, ebrei… solo per fare alcuni nomi. Io
lascerei alle scuole l’opzione facoltativa, nella scelta della terza lingua;
ma è chiaro che se il governo canadese dovesse fare delle scelte precise in
materia, personalmente mi spenderei con forza ed entusiasmo per portare la lingua
italiana più in alto possibile. Del resto, la nostra è una lingua dolce e armoniosa:
è la lingua della storia, della filosofia, del diritto, della moda, dei motori,
del cinema, della musica, della cucina. Dubito fortemente che ci sia qualcuno
che possa opporsi alla possibilità di rendere l’italiano “terza lingua di studio”
sul territorio canadese”.(Simona Giacobbi-Corriere Canadese del 6 maggio/