INFORM - N. 72 - 15 aprile 2009


 

ITALIANI ALL'ESTERO

Delegazione siciliana in visita alla comunità

In Paraguay riscoperta la “Colonia Trinacria”

 

ASUNCION - Cinquecento chilometri circa a nord della capitale del Paraguay vive la “Comunità Trinacria”, oggi duemila persone, insediatasi ai primi del ‘900 al tempo di quello straordinario flusso di emigrazione oltre oceano che portò molti siciliani a inseguire il sogno americano. Alcuni di loro decisero di giovarsi di un “editto populandi” che il paese sudamericano concedeva offrendo gratuitamente la titolarità di vaste estensioni terriere a fronte dell'impegno a coltivarle. I siciliani, specie dal ragusano, approdarono qui, in un lembo isolato molto distanti dai grossi centri, e non si sono più mossi. Vivono  in una dimensione quasi autarchica – spiegano dalla Regione Siciliana - , dedicandosi ai campi e agli allevamenti, producendo tutto ciò di cui bisognano. Solo dal 1980 hanno la corrente elettrica ma adesso è presente anche qui il telefonino.

Le condizioni di vita, tuttavia, sono quelle tipicamente contadine, di una comunità che ha fatto della piu' antica e autentica tradizione un valore sacro, da tramandare ai ragazzi che difatti proseguono il percorso tracciato da padri e nonni.

Di questa “Trinacria” si erano perse le tracce da oltre mezzo secolo e nei giorni stcorsi una delegazione in visita nel Paraguay ha voluto incontrare la comunità, andandola a trovare nel suo  “paradiso” fatto di tante piccole case a piano terra, sparpagliate su un'enorme area di terriccio rosso fuoco, dove si respira il profumo di una natura incontaminata e agreste.

Per lo storico Marcello Saija, dell'Università di Messina, è stata l'occasione di poter raccogliere dalla voce di vecchietti quasi centenari la testimonianza della loro avventura: ricordi lucidi, anche dettagliati, commoventi nei passaggi del distacco dal suolo natio, utili a ricostruire un secolo di storia e di avventura quale fu per la gran parte quell'approdo intorno al 1905, altri erano arrivati prima già nel 1880.

Grande festa, balli e canti popolari, coreografia di costumi e colori, con una danzatrice abilissima a tenere sulla testa in equilibrio fino a otto bottiglie, riferiscono dalla Regione. Infine un mega pranzo all'aperto, preparato dagli stessi ospiti che hanno portato pasta, ingredienti e vino siciliano, il tutto curato da Salvuccio Materia, per fare riassaporare profumo di Sicilia a tavola. Così tra brindisi e discorsi, è stato suggellato l'impegno a non perdersi più, sentimenti con cui è stato applaudito il cantastorie Nonò Salomone che ha chiuso la giornata “storica” per la Comunità guarinì con cantate sulle leggende più note dell'Isola e un corale “ciuri ciuri”. (Inform)

 


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