INFORM - N. 71 - 14 aprile 2009


 

CONVEGNI

Presentata alla stampa la X Convention di Ciao Italia

Sondaggio sui ristoranti italiani nel mondo

 

BARI - Promuovere piattaforme specializzate affinché le Regioni possano esportare all’estero i loro prodotti tipici di qualità, dando così vita a una filiera corta accessibile a tutti i ristoratori italiani che operano nei cinque continenti, è ciò che il presidente mondo di Ciao Italia, Bartolo Ciccardini, ha chiesto alle Regioni. In particolare all’assessore regionale pugliese al Turismo, Massimo Ostillio, nell’ambito della conferenza stampa di presentazione della X Convention dell’associazione che riunisce a Bari e a Lecce, dal 15 al 18 aprile, i ristoratori italiani all’estero.

“Ci sono troppi passaggi tra la produzione e il mercato – ha sostenuto Ciccardini – Un nostro tentativo di esportazione dei prodotti di nicchia ha dimostrato che il trasporto costa più del prodotto. Il grande importatore stempera il costo nella quantità, ma non è in grado di censire e organizzare i piccoli produttori”.

La distribuzione e l’approvvigionamento delle materie prime per cucinare italiano è infatti “la ferita aperta del sistema”.

“Serve un’impresa – ha proseguito Ciccardini – nella quale si potrebbero incontrare Regioni promotrici, produttori interessati e reti di ristoratori coinvolti. Sarebbe un meccanismo strategico che non avrebbe niente di simile al mondo. La strada principale perché le varie componenti della qualità a tavola sperimentino come diventare sistema”.

La distribuzione dei prodotti tipici regionali secondo Ciccardini diventerebbe anche una potenziale rete di offerta turistica. Si è mostrato d’accordo l’assessore Ostillio secondo il quale il turismo è fatto anche di “beni immateriali che servono per creare occasioni di conoscenza del territorio”.

L’assessore ha quindi accolto la richiesta del presidente Ciccardini affinché si creino le condizioni perché i prodotti locali giungano e vengano distribuiti sui mercati esteri importanti. Va da sé che debba poi esserci l’impegno a promuovere all’estero l’origine e la tipicità dei prodotti abbinandola alla regione che li produce e alle sue caratteristiche: culturali e architettoniche.

Nell’ambito della conferenza stampa, Maddalena Tirabassi, del centro Altritalie sulle migrazioni italiane, ha ripercorso le origini della cucina italiana all’estero. Marina Garzoni, esperta di nuove tecnologie e coordinatrice Think Thank News Italia Press, ha proposto di creare una rete on line permanente come luogo di incontro e confronto tra tutti i ristoratori italiani nel mondo e i consumatori dando così vita a una community del gusto per aiutare tutti a emergere.

Michela Bondardo, fondatrice Premio impresa e cultura, ha introdotto i temi del suo workshop previsto a Lecce il 17 aprile al Chiostro dei Domenicani. Dove per “cultura” si è abituati a intendere una cosa “noiosa” e “morta” e invece è da intendersi come valore e contributo operativo.

Alla presentazione della convention ha partecipato anche Rosangela Colucci, preside dell’istituto alberghiero di Altamura. Alle università e agli istituti professionalizzanti di settore Ciao Italia chiede maggiore impegno nella formazione delle nuove generazioni di personale specializzato nella ristorazione, ma anche abile con le lingue straniere proprio per poter lavorare all’estero. Una richiesta facile da soddisfare al punto da mettere in contatto già nei giorni della convention i ragazzi migliori e disponibili a lavorare con i ristoratori fuori dai confini italiani. Gli istituti alberghieri del territorio, rappresentati dalla Colucci, hanno inoltre dato piena disponibilità a creare profili formativi ad hoc a condizione che Regione, enti e altre istituzione di settore, contribuiscano a porre le condizioni per dare ai giovani occupazione.

Da Roma, invece, è intervenuto Massimo Gargano presidente di Unaprol – Consorzio olivicolo italiano. “I ristoratori italiani nel mondo sono i veri tour operator del gustodel made in Italy all’estero”, si legge in una nota.

Il canale della ristorazione costituisce un’importante vetrina per gli oli extra vergini di oliva di alta qualità e rappresenta un punto di osservazione privilegiato. Per questo motivo Unaprol da anni studia il settore della ristorazione italiana di qualità nel mondo per scoprire le nuove tendenze dei consumatori.

“Il nostro obiettivo – ha affermato Gargano – è quello di stimolare nei cuochi e nei ristoratori una diversa curiosità per la ricerca di nuove complementarietà negli abbinamenti e nella presentazione dei prodotti con oli extra vergini di oliva rigorosamente 100 per cento made in Italy e di alta qualità ampiamente certificata e garantita”.

Il presidente Ciccardini ha, infine, ringraziato il direttore responsabile del periodico Ali del Levante, Michele Fortunato, per avere dedicato un intero numero alla convention pugliese e la Camera di commercio italo-orientale per l’ impegno profuso per avvicinare l’evento alle aziende del territorio.

Sono stati presentati oggi a Bari i risultati di un sondaggio qualitativo sui ristoranti italiani nel mondo effettuato da Think Tank News Italia Press in occasione della X Convention Mondiale Ciao Italia. Sono stati tre i blocchi di domande rivolte a titolari dei ristoranti italiani all’estero.

Il primo blocco ha rilevato lo stato della ristorazione italiana nel mondo. Il secondo blocco era volto a individuare la posizione degli imprenditori della ristorazione su tematiche al centro della convention quali: formazione, distribuzione, riconoscibilità del ristorante autenticamente italiano. Il terzo blocco ha voluto comprendere gli effetti della crisi sulla ristorazione italiana oltre confine.  

In tema di riconoscibilità si è affrontata la questione dell’insegna del ristorante italiano. 

E’ emerso che l’insegna serve a “distinguersi e difendersi dalla concorrenza sleale dei ristoranti falsamente italiani” per il 73% degli intervistati, a “incrementare il fatturato perché è garanzia del brand Italia” per il 15%,  “è inutile” per il 12%.

Secondo 80% degli intervistati, l’insegna “ristorante italiano” dovrebbe essere rilasciata da un ente certificatore, mentre secondo il 16% sulla base della ‘chiara fama’. Una ‘chiara fama’ da definire in un contesto di azione dei ristoranti che oramai sfugge al ristretto circuito comunitario.  

Altro importante elemento emerso dal sondaggio è quello relativo alla distribuzione delle materie prime.

Alla domanda “di quale rete distributiva si serve per l’acquisto dei prodotti autenticamente Made in Italy?” il 49% degli intervistati ha dichiarato che si affida alla grande distribuzione (Gdo), il 19% utilizza un canale misto fatto di Gdo e ‘Altro’ (dove ‘Altro’ identifica la filiera corta -importatori) e  il 32% lavora esclusivamente con l’‘Altro’ canale, cioè acquista da importatori e direttamente dai produttori in Italia.  

L’82% dei ristoratori “trova difficoltà reperire materie prime autenticamente italiane”, solo per il 7% la distribuzione del prodotto Made in Italy funziona e non crea loro problemi di approvvigionamento.

In questo quadro si inserisce la proposta di una piattaforma di distribuzione ultra-corta: dal produttore al ristorante senza intermediari. Tanti, inoltre, i ristoratori che hanno indicato quali punti deboli della cucina italiana l'indisponibilità di materie prime autenticamente italiane e un  Made in Italy culturalmente inquinato dalle contraffazioni”. E a proposito di contraffazione, alla domanda “Quale il grado di contraffazione della cucina italiana sulla sua area”, il 64% degli intervistati lo ha definito “alto”, il 27% “medio”, “basso” solo per il 4%, mentre il 5% non risponde.  

Altra difficoltà emersa è l’assenza di personale qualificato nel sistema della ristorazione italiana all’estero. Per ovviare a ciò, l’89% degli intervistati ha mostrato interesse a ospitare stagisti provenienti dall'Italia suggerendo agli istituti Alberghieri di “formare personale non tanto alla teoria quanto alla pratica” rafforzando l'apprendimento delle lingue straniere. Inoltre, serve “fare in modo che tutti gli allievi facciano uno stage di minimo tre mesi all'estero”.

Si chiede, inoltre, di mettere a disposizione dei Consolati e delle Ambasciate la lista delle persone più preparate e fare raccolta degli annunci di lavoro dei ristoranti italiani all’estero da dirottare agli allievi e ex allievi aiutandoli a prendere i visti di lavoro nei diversi Paesi.

La crisi economica internazionale rappresenta un ulteriore appesantimento per il circuito della ristorazione tricolore nel mondo. Ma per il 66% degli intervistati la crisi potrebbe essere foriera di positività, favorire l’avvento di “nuovi modelli di business e l’aggregazione in catene, oltre a strumenti quali, per esempio, i gruppi di acquisto.

Dai ristoratori sono giunte anche alcune linee guida riguardo alle politiche da attuare per aiutare i ristoranti autenticamente italiani all’estero a superare la crisi economica favorendo i consumi. Per il 40% degli intervistati sono necessarie “iniziative per aumentare le promozioni ‘tax free’ per tanto incidere sui dazi”, il 34% propone “interventi sulla rete della distribuzione per favorire l’accesso dei prodotti che al momento restano ai margini”, il 22% propone “campagne che prevedano informazione per i consumatori e sconti su menu”. Per i risultati completi del sondaggio http://www.madeforitalici.it:80/media/doc/comunicato_20090414_sondaggio.doc (Donatella Lopez/ Inform) .

donatellalopez@libero.it

 

 


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