RASSEGNA STAMPA
Da “
L'Abruzzo prova a rialzare la testa tra nuove scosse e falsi allarmi
Voglia di normalità all'Aquila e dintorni. Oltre 200 le vittime accertate.
I soccorsi si organizzano. Incombe il rischio-crolli. La procura apre un inchiesta per "disastro
e omicidio colposo". Berlusconi
invita tutti ad andare al mare "a spese dello Stato"
L'AQUILA - L'emergenza continua, ma c'è
una gran voglia di tornare verso la normalità. Ci sono almeno ventimila persone
che sono senza un tetto, che hanno difficoltà a tornare al lavoro, che hanno
perso un parente, un amico. Che sono rimaste senza auto, che non sanno dove
fare la spesa, dove mangiare. Molti non hanno neanche un ricambio dei vestiti:
sono fuggiti in piena notte, terrorizzati, schivando tetti e pareti che crollavano,
armadi e mensole che schiantavano a terra. Ora sono lì, molti nelle tendopoli
che stanno lentamente nascendo, tra mille difficoltà, spesso sprovviste di bagni
chimici, di docce, di sanitari, piantate su terreni che la pioggia violenta
delle ultime ore ha reso umidi e la notte trasformato in lamine di ghiaccio.
E' tempo di bilanci. Le vittime accertate
sono 211. Undici i dispersi, 150 le persone salvate. Solo ad Onna, il borgo
a dieci chilometri dall'Aquila, assurto a simbolo di questo terremoto, sudbolo
e particolarmente violento, si contano 40 morti. Una cifra elavata, se si considera
che il paesotto raccoglieva solo 240 anime, molte delle quali venivano qui solo
nel fine settimana. I tecnici, gli ingegneri, gli architetti, gli esperti della
Protezione civile già guardano al futuro. Bisogna abbattere e ricostruire in
fretta. Compiere delle scelte, stabilire delle priorità, indirizzare i primi
fondi dei 30 milioni di euro stanziati dal governo per questa prima fase. Si
cominciano con i grandi complessi, quelli pubblici. Come gli ospedali, la prefettura,
le scuole, gli uffici amministrativi. Poi si procederà con le abitazioni private,
i centri commerciali, le banche. Infine, forse contemporaneamente, si affronterà
il cuore della città, la parte più antica, più colpita. Con i suoi monumenti,
i palazzi storici, quelli archiettonici, artistici.
Ma alcune scelte sono imposte dalla realtà.
La casa dello studente verrà abbattuta e ricostruita. Appare inutile e improduttivo
tentare il restauro di una palazzina piegata su se stessa, lesionata in profondità
e nelle sue strutture portanti. Il direttore centrale dell'emergenza Italia,
Sergio Berti, non ha dubbi. "Sarà abbattuta a ricostruita", dice dopo
aver compiuto l'ennesimo sopralluogo nel pomeriggio.
Dopo 48 ore, la gente deve riorganizzarsi.
Intanto deve potere mangiare. Ci sono le tendopoli, i punti ristoro della Protezione
civile e delle associazioni di volontariato. Ma molte famiglie hanno pensato
di spostarsi in campagna, nelle seconde case, presso amici e conoscenti. I negozi
restano ancora chiusi. Per timore di altri crolli, per le lesioni ai palazzi
che li ospitano. Ma devono riaprire. Per rimettere in moto un'economia che cominciava
a dare lenti segnali di ripresa e per soddisfare esigenze basilari. Pensate:
in tutta l'Aquila non si riesce a bere un caffè. C'è un solo fornaio che ha
deciso di restare aperto e per la seconda notte ha sfornato ben 7 quintali di
pane. Anche i farmacisti, come i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari
restano a disposizione. Ma lavorano all'aperto, sotto le tende, in qualche buco
rimasto in piedi. Le farmacie sono chiuse e non sono in grado di riaprire. Il
wek-end di Pasqua aiuta.
Il premier Silvio Berlusconi ha fatto
un giro per la regione, si è fermato in qualche tendopoli, ha visitato i paesi
più colpiti. Ha invitato tutti ad andare al mare, sulla costa Adriatica, "a
spese dello Stato". Cinque giorni, fino a pasquetta, sono tempo molto prezioso.
Ma la maggioranza della gente preferisce restare. Non ha voglia di allontanarsi.
Gli abbruzzesi sono legati alla propria terra, alle proprie case. Molti ieri
ci dicevano di aver paura ad andare via. Temono di non poter tornare prima di
molti mesi. "Meglio vigilare sul posto", commentavano, "faremo
pressione sulle autorità". Alcuni sono tornati a casa. Per prendere altri
vestiti, oggetti, ricordi. La protezione civile non si fida: ha invitato tutti
alla cautela. Non solo per il rischio di nuovi crolli ma anche per l'uso del
gas. Nessun problema, invece, per l'acqua e la luce.
Mai come in questo caso si è raccolta
tanta solidarietà. Si assiste ad una corsa verso gli aiuti, alle offerte, alle
richieste di partecipazione volontaria, sul posto. Si raccolgono soprattutto
soldi. I calciatori hanno deciso di metter all'asta le proprie magliette autografate,
gruppi di artisti e attori aprono sottoscrizioni. Così i tre sindacati che devolveranno
la quota mensile dei propri iscritti, sottraendola direttamente dalla busta
paga. E' molto, se si pensa alla grave crisi che attranaglia milioni di famiglie
italiane. I parlamentari non potevano essere di meno. Su proposta del presidente
della Camera Gianfranco Fini staccheranno un assegno di mille euro a testa.
Bisognerà vigilare bene su dove andranno a finire questi rivoli di denaro. Gli
sciacalli sono sempre in agguato.
In 36 ore i sismografi hanno registrato
340 repliche del sisma di domenica notte. Scosse di assetamento. Con alcune
botte che in mattinata e nel primissimo pomeriggio hanno scatenato nuovo panico.
La terra ha tremato forte, molti palazzi hanno perduto altri pezzi dai tetti
e dalla pareti. Poca roba, ma gli sguardi terrorizzati della gente per strada
fotografa bene lo stato da'nimo di questa popolazione ancora sotto shock.
Ma sono i falsi allarmi, gli sms che
qualche disgraziato si diverte a spedire sui cellulari a provocare un panico
incontrollato. Le voci si rincorrono e alla fine si trasformano in realtà. Nuove
scosse, terremoti sconvolgenti si rincorrono da stamattina. I centralini dei
vigili del fuoco sono subissati di telefonate. E' una psicosi difficile da controllare.
Specie se poi arrivano altre scosse di assestamento.