INFORM - N. 27 - 10 febbraio 2009


SINDACATI IN SVIZZERA

Syna:  2009, cambiamento di rotta per clima, economia e impiego

 

 ZURIGO - Con l’obiettivo ambizioso della riduzione dei gas ad effetto serra attraverso delle misure prese a livello mondiale, europeo ed anche in Svizzera, gli effetti saranno positivi non solo per il clima ma anche per l’economia e per l’impiego.

Nel nostro paese, il progetto di revisione della legge sulle emissioni Co2 è in fase di consultazione. Esso dovrà fissare l’orientamento della politica climatica svizzera dopo il 2012. L’anno 2009 si rivelerà dunque essere cruciale per clima, economia ed impiego, sia a livello internazionale che a livello svizzero. La Conferenza di Copenhagen sul clima fine 2009 dovrà definire un nuovo regime climatico internazionale vincolante che determinerà in particolare l’impegno per la riduzione delle emissioni nei paesi industrializzati. Già oggi è risaputo che la posizione d’inerzia sia internazionale che nazionale per quel che riguarda il clima costerà molto in più (dal 5 al 20 % del PIL secondo le fonti !) che l’entrata in azione (1 % più o meno). Comunque, non abbiamo scelta: al fine di stabilizzare le emissioni di gas ad effetto serra ad un livello che non risulti in conseguenze troppo dannose per l’uomo e l’ecosistema, il riscaldamento del pianeta non dovrebbe oltrepassare il 2%. Ciò richiede contenimento dei gas del 25 al 40% entro il 2020 e del 50 all’80% fino a metà secolo. A lungo termine, il pianeta non sopporta più di una tonnellata e mezzo di Co2 per abitante; attualmente, in Svizzera si aggira a 7 tonnellate per abitante.

Un New Deal verde globale

Fortunatamente la crisi finanziaria che si traduce in una recessione economica mondiale di grande portata, non ha scaturito a livello internazionale un cambiamento di rotta sulle questioni climatiche. L’Unione europea ha confermato a dicembre 2008 i propri obiettivi di ridurre le emissione di gas ad effetto serra del 20% e di aumentare le energie rinnovabili del 20% fino al 2020. Negli Stati Uniti si parla di New Deal verde, avendo il governo Obama deciso di promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili come parte del proprio piano di rilancio economico.  C’è da sperare che alle dichiarazioni seguano delle azioni concrete, con una crescita di due cifre nel settore delle tecnologie pulite come quella eolica e quella solare. Da un’analisi del programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (PUNA), fatta in collaborazione con l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), emerge che i 2,2 milioni di posti di lavoro esistenti nell’ambito delle energie alternative potrebbero aumentare a 20 milione fino al 2030 (cfr. attualmente 13 milioni di posti di lavoro nel settore petrolifero e minerario). La creazione di questi nuovi posti di lavoro dovrebbe ampiamente compensare le perdite d’impiego nei settori che necessitano di essere ristrutturati per ragioni d’impatto negativo su clima e ambiente. L’economia svizzera è ben posta per trarre vantaggi da questo boom mondiale nelle produzione di risorse energetiche rinnovabili grazie ad imprese innovative e ad istituti di ricerca di spicco in materia di energie rinnovabili, come per esempio l’Istituto di microtecnica di Neuchâtel.

Revisione legge a sostegno di innovazione ed impiego  

Nell’ultimo decennio, purtroppo, la posizione della Svizzera riguardo clima ed ambiente è ampiamente peggiorata. Nel 2007, in Germania sono stati edificati 1 100 000 chilowatt di corrente solare rispetto ai 7 100 in Svizzera; pro capite, ciò equivale a 16 volte in più in Germania che in Svizzera. Oggi, la quota di corrente solare è dello 0,05 per cento del totale consumo energetico nel nostro paese.

Il progetto di revisione della legge sullo Co2 determinerà in maniera decisiva l’evoluzione della politica climatica svizzera come anche la politica economica e la creazione di impieghi. In questo senso, Syna sostiene chiaramente una politica per «obiettivi climatici vincolanti» (Congresso Syna 2006) rivendicando, indipendentemente dall’evoluzione internazionale, un obiettivo di riduzione del 30%. Con obiettivi in materia leggermente più ambiziosi dell’UE, il nostro paese avrebbe la possibilità di riacquisire una posizione di punta nello sviluppo delle energie pulite, il che permetterà all’economia di essere competitiva e favorirà la creazione di posti di lavoro in Svizzera. (Angela M. Carlucci*/Inform)

*Delegata Syna Politiche sindacali internazionali, Politiche sociali e migratorie

 

 


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