INFORM - N. 83 - 21 aprile 2008


ITALIANI ALL’ESTERO

Da La Gazzetta del Sud Africa, 21 aprile 2008

Morto in un incidente di caccia l’ambasciatore d’Italia in Sud Africa Alessandro Cevese

Il suo testamento spirituale: aprire le porte ai giovani

 

CITTA’ DEL CAPO - Sabato mattina, all’alba, l’ambasciatore d’Italia in Sud Africa, Alessandro Cevese, è rimasto ucciso in un incidente di caccia nel Limpopo. La notizia è stata data qualche ora dopo dalla radio sudafricana. Per un po’ abbiamo sperato che si trattasse di un errore o di uno scherzo di cattivo gusto, ma poi è arrivata la conferma ufficiale, che ha profondamente addolorato noi e tutti gli italiani del Sud Africa. E’ una perdita gravissima. Il dottor Cevese era uno di noi, amava questo paese e aveva scelto di tornarci da ambasciatore dopo esserci venuto nel 1992 da primo consigliere. Qui aveva tanti amici, si sentiva partecipe dei nostri problemi e delle nostre aspirazioni e voleva con sincerità dare un contributo all’ulteriore progresso della comunità. Lo avevamo incontrato e intervistato la settimana scorsa nel suo ufficio a Città del Capo e dovevamo pubblicare oggi l’intervista. Ne pubblichiamo una sintesi, che la sua tragica scomparsa ha trasformato in una sorta di testamento spirituale, almeno per quanto riguarda il suo rapporto con la comunità italiana del Sud Africa. Un testamento nel quale il suo pensiero corre continuamente ai giovani e al loro ruolo nell’ambito comunitario. Nel riascoltare la registrazione della conversazione ci siamo resi conto che per oltre un’ora l’ambasciatore Cevese non ha fatto che parlare dei giovani e delle iniziative attuate e in programma per renderli protagonisti della “rigenerazione” della presenza italiana in Sud Africa.

“Quando ho incontrato i giovani di Città del Capo, alla fine di febbraio, l’ho fatto perché volevo affidare loro un messaggio preciso: c’è qualcuno che ha voglia di voi. E quando ho detto: la residenza è la vostra casa, le parole esprimevano esattamente il mio pensiero. L’ho fatto perché ci credo, perché senza i giovani le istituzioni create dai loro padri rischiano di estinguersi con coloro che le hanno generate”.

Fin dalle prime parole il discorso è stato portato sui giovani e sulla necessità di rigenerare le istituzioni comunitarie prima che sia troppo tardi. E in quest’ottica si è inserito anche il discorso sulla necessità di non far prevalere gli interessi di parte su quelli collettivi. “Considero un dovere di coloro che hanno assunto ruoli nella comunità di fare aggregazione e di non occuparsi unicamente dei diritti e dei privilegi, pur legittimi, meritati e degni di rispetto, di determinati gruppi. Bisogna guardare avanti, altrimenti c’è il rischio che alcune di queste strutture non trovino un ricambio via via che usciranno di scena le persone che le hanno generate”.

Le associazioni italiane dovrebbero anche aprirsi al rapporto con altre comunità, alla condivisione di determinate strutture e iniziative, onde evitare di essere identificate come rami secchi, di cui nessuno può sentire il bisogno. E in questa direzione un esempio da seguire è quello della Dante Alighieri, il cui obiettivo non è soltanto quello di insegnare agli italiani, ma anche e soprattutto di avvicinare alla nostra lingua e alla nostra cultura gli stranieri. Dispiace, in questa visione della realtà, vedere che initiative volte a provocare un cambiamento siano a volte viste con diffidenza e rifiutate a priori.

Abbiamo parlato di tante altre cose, di progetti avviati e di altri in corso di attuazione, ma ci sembra di poter dire con assoluta tranquillità che il messaggio che l’ambasciatore Alessandro Cevese voleva far giungere per il nostro tramite agli italiani del Sud Africa era sostanzialmente questo: fate spazio ai giovani, aprite le porte e affidate loro il compito di rigenerare le strutture comunitarie per non farle morire con coloro che le hanno generate.

Dopo aver preso atto degli sviluppi positivi già registrati in ambito comunitario con l’aggregazione delle camere di commercio di Johannesburg e di Città del Capo e con la nascita del GIS (giovani italo sudafricani), l’ambasciatore Cevese ci ha parlato dei progetti ai quali stava dedicando la sua attenzione e le sue energie e che sperava di veder realizzati nei prossimi due anni. Fra i tanti citeremo: la progettata visita di un gruppo di imprenditori al Madagascar per esplorare possibili sinergie fra le due nazioni e le due comunità italiane; la possibilità di far venire dall’Italia una mostra del design e le macchine di Leonardo per l’Expo di novembre al Castello di Città del Capo; l’apertura di una sede della Camera di commercio italiana del Sud Africa anche a Durban e l’iniziativa appena avviata di realizzare una scuola italiana sul terreno del Club Italiano di Durban North; la pubblicazione di un volume fotografico sulla storia della comunità italiana del Sud Africa. Quest’ultimo progetto gli stava particolarmente a cuore perché attraverso esso si realizzerebbe l’obiettivo di dare alle giovani generazioni il senso delle loro origini e l’orgoglio delle loro radici.

Chiudiamo questa nota, scritta con cuore pesante e profondo rammarico, offrendo alla famiglia le nostre più sentite condoglianze.

Alessandro Cevese era nato a Padova il 26 dicembre 1950. Si era laureato in legge all’Università di Padova nel giugno del 1973 e aveva conseguito un Master in legge ed economica delle organizzazioni internazionali all’Università di Parma, superando poi l’esame di stato per l’esercizio della professione di avvocato alla Corte di Appello di Venezia. Entrato nel servizio diplomatico nel maggio del 1978, aveva trascorso i primi due anni al servizio stampa e informazione per la stampa estera del ministero. Il primo incarico all’estero era stato quello di primo segretario (commerciale) all’Ambasciata d’Italia a Bonn, dal 1980 al 1984, seguito dall’incarico di consigliere d’ambasciata a Santiago. Dal 1989 al 1991 ebbe le funzioni di direttore della sezione latino americana della direzione generale della Cooperazione allo sviluppo. Seguì un corso di informazione professionale all’istituto diplomatico del ministero degli esteri. Dal 1991 al 1992 fu capo della segreteria del vice ministro Butini al ministero degli esteri e subito dopo arrivò per la prima volta in Sud Africa con l’incarico di primo consigliere all’Ambasciata di Pretoria, dove rimase fino al 1997. Fu successivamente primo consigliere (commerciale) a Londra, fino al 2000, e quindi di nuovo a Roma con la posizione di direttore dell’ufficio che controlla il disarmo e la non proliferazione delle armi. Promosso ministro plenipotenziario nel febbraio del 2002, ebbe dal 2003 al 2004 la responsabilità di capo dell’unità di crisi della Farnesina. Dal 2004 al 30 giugno del 2006 fu al ministero degli esteri a Roma vice direttore generale per l’Asia, l’Oceania, il Pacifico e l’Antartide. Dal 3 luglio 2006 era ambasciatore d’Italia in Sud Africa, Lesotho, Mauritius e Madagascar. (La Gazzetta del Sud Africa/Inform)

 

 


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