Da
Morto in un incidente di caccia l’ambasciatore
d’Italia in Sud Africa Alessandro Cevese
Il suo testamento spirituale: aprire le
porte ai giovani
CITTA’ DEL CAPO - Sabato mattina, all’alba, l’ambasciatore
d’Italia in Sud Africa, Alessandro Cevese, è rimasto ucciso in un incidente
di caccia nel Limpopo. La notizia è stata data qualche ora dopo dalla radio
sudafricana. Per un po’ abbiamo sperato che si trattasse di un errore o di uno
scherzo di cattivo gusto, ma poi è arrivata la conferma ufficiale, che ha profondamente
addolorato noi e tutti gli italiani del Sud Africa. E’ una perdita gravissima.
Il dottor Cevese era uno di noi, amava questo paese e aveva scelto di tornarci
da ambasciatore dopo esserci venuto nel 1992 da primo consigliere. Qui aveva
tanti amici, si sentiva partecipe dei nostri problemi e delle nostre aspirazioni
e voleva con sincerità dare un contributo all’ulteriore progresso della comunità.
Lo avevamo incontrato e intervistato la settimana scorsa nel suo ufficio a Città
del Capo e dovevamo pubblicare oggi l’intervista. Ne pubblichiamo una sintesi,
che la sua tragica scomparsa ha trasformato in una sorta di testamento spirituale,
almeno per quanto riguarda il suo rapporto con la comunità italiana del Sud
Africa. Un testamento nel quale il suo pensiero corre continuamente ai giovani
e al loro ruolo nell’ambito comunitario. Nel riascoltare la registrazione della
conversazione ci siamo resi conto che per oltre un’ora l’ambasciatore Cevese
non ha fatto che parlare dei giovani e delle iniziative attuate e in programma
per renderli protagonisti della “rigenerazione” della presenza italiana in Sud
Africa.
“Quando ho incontrato i giovani di Città del Capo, alla
fine di febbraio, l’ho fatto perché volevo affidare loro un messaggio preciso:
c’è qualcuno che ha voglia di voi. E quando ho detto: la residenza è la vostra
casa, le parole esprimevano esattamente il mio pensiero. L’ho fatto perché ci
credo, perché senza i giovani le istituzioni create dai loro padri rischiano
di estinguersi con coloro che le hanno generate”.
Fin dalle prime parole il discorso è stato portato sui
giovani e sulla necessità di rigenerare le istituzioni comunitarie prima che
sia troppo tardi. E in quest’ottica si è inserito anche il discorso sulla necessità
di non far prevalere gli interessi di parte su quelli collettivi. “Considero
un dovere di coloro che hanno assunto ruoli nella comunità di fare aggregazione
e di non occuparsi unicamente dei diritti e dei privilegi, pur legittimi, meritati
e degni di rispetto, di determinati gruppi. Bisogna guardare avanti, altrimenti
c’è il rischio che alcune di queste strutture non trovino un ricambio via via
che usciranno di scena le persone che le hanno generate”.
Le associazioni italiane dovrebbero anche aprirsi al
rapporto con altre comunità, alla condivisione di determinate strutture e iniziative,
onde evitare di essere identificate come rami secchi, di cui nessuno può sentire
il bisogno. E in questa direzione un esempio da seguire è quello della Dante
Alighieri, il cui obiettivo non è soltanto quello di insegnare agli italiani,
ma anche e soprattutto di avvicinare alla nostra lingua e alla nostra cultura
gli stranieri. Dispiace, in questa visione della realtà, vedere che initiative
volte a provocare un cambiamento siano a volte viste con diffidenza e rifiutate
a priori.
Abbiamo parlato di tante altre cose, di progetti avviati
e di altri in corso di attuazione, ma ci sembra di poter dire con assoluta tranquillità
che il messaggio che l’ambasciatore Alessandro Cevese voleva far giungere per
il nostro tramite agli italiani del Sud Africa era sostanzialmente questo: fate
spazio ai giovani, aprite le porte e affidate loro il compito di rigenerare
le strutture comunitarie per non farle morire con coloro che le hanno generate.
Dopo aver preso atto degli sviluppi positivi già registrati
in ambito comunitario con l’aggregazione delle camere di commercio di Johannesburg
e di Città del Capo e con la nascita del GIS (giovani italo sudafricani), l’ambasciatore
Cevese ci ha parlato dei progetti ai quali stava dedicando la sua attenzione
e le sue energie e che sperava di veder realizzati nei prossimi due anni. Fra
i tanti citeremo: la progettata visita di un gruppo di imprenditori al Madagascar
per esplorare possibili sinergie fra le due nazioni e le due comunità italiane;
la possibilità di far venire dall’Italia una mostra del design e le macchine
di Leonardo per l’Expo di novembre al Castello di Città del Capo; l’apertura
di una sede della Camera di commercio italiana del Sud Africa anche a Durban
e l’iniziativa appena avviata di realizzare una scuola italiana sul terreno
del Club Italiano di Durban North; la pubblicazione di un volume fotografico
sulla storia della comunità italiana del Sud Africa. Quest’ultimo progetto gli
stava particolarmente a cuore perché attraverso esso si realizzerebbe l’obiettivo
di dare alle giovani generazioni il senso delle loro origini e l’orgoglio delle
loro radici.
Chiudiamo questa nota, scritta con cuore pesante e profondo
rammarico, offrendo alla famiglia le nostre più sentite condoglianze.
Alessandro Cevese era nato a Padova il 26 dicembre 1950.
Si era laureato in legge all’Università di Padova nel giugno del 1973 e aveva
conseguito un Master in legge ed economica delle organizzazioni internazionali
all’Università di Parma, superando poi l’esame di stato per l’esercizio della
professione di avvocato alla Corte di Appello di Venezia. Entrato nel servizio
diplomatico nel maggio del 1978, aveva trascorso i primi due anni al