INFORM - N. 239 - 21 dicembre 2007


   

FONDAZIONE MIGRANTES

Gesù Bambino capofila dell’interminabile carovana di migranti e profughi

 

BETLEMME – L’evento natalizio è stretto fra due ricorrenze quasi identiche: il 18 dicembre ricorre la Giornata Mondiale del Migrante indetta dall’ONU nell’anno 2000 e il 13 gennaio è la Giornata Mondiale del Migrante stabilita per tutta la Chiesa da S. Pio X già nel 1914. E’ puramente occasionale la coincidenza di queste due date col Natale, ma come credenti vi possiamo trovare un significato profondo.

Il Bambino di Betlemme non nasce in patria, la “Galilea delle genti” a Nazareth dove risiede la sua famiglia,a causa del progetto imperialista del Cesare di Roma “il censimento di tutta la terra”, (Lc.2,1); non nasce nemmeno sotto un tetto che meriti il nome di casa per l’indifferenza menefreghista degli albergatori della città santa “non c’era posto per loro nell’albergo”, (Lc 2, 7); e il neonato è costretto a fuggire d’improvviso con tutta la sua famiglia in Egitto per sottrarsi alla ferocia  di Erode (Mt 2, 13).

Attraverso queste torbide vicende umane la Parola di Dio ci avverte che passa un disegno di Dio, anzi il grande disegno di salvezza universale, perché il Bambino che nasce è Gesù, il Salvatore. Nemmeno il rientro dall’Egitto sfugge a questo disegno, profeticamente preannunciato “Dall’Egitto ho chiamato mio Figlio”; Mt 2, 15; cf. Os 11,1), perché egli ricapitola  in sé l’Antica Alleanza, la storia cioè del suo popolo, segnata da tante migrazioni, esili, deportazioni.

Gesù di Nazareth e di Betlemme ricapitola in sé anche la Nuova Alleanza, essa pure segnata  da continui esodi “biblici” più o meno drammatici di ogni tempo e particolarmente dei nostri giorni.

Tradisce il senso del Natale e si allinea con quei grandi della terra che hanno rifiutato o perseguitato il Salvatore chi anche oggi trova mille pretesti per rifiutare il diverso, lo straniero, il richiedente asilo o protezione umanitaria. Si possono onestamente elencare obiettive ragioni per un giudizio severo su certi comportamenti asociali di taluni emigranti o sulla gestione di certe politiche migratorie; giudizio che va rispettato, anche quando non fosse condiviso. Ma chi, singolo o gruppo, facesse degenerare il giudizio severo in presa di posizione contro i migranti o le migrazioni in blocco, sotto forma di rifiuto, di sospetto, di intolleranza, tradotta con parole più o meno esplicite in “fuori lo straniero!”, costui non celebra il Natale di Gesù, ma una farsa del natale; il Cristo infatti, che già condivideva  le migrazioni del suo popolo ai tempi dell’Antica Alleanza, continua oggi a condividere  quelle del popolo della Nuova Alleanza, quello in particolare dei migranti, dei profughi, dei sradicati dalla loro terra. E’ tanto amara la constatazione di Giovanni: “Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto!” (Gv 1, 11). Colui che è venuto la prima volta ai tempi di Cesare Augusto, di Erode e dei tanti affaristi del tempo continua a venire oggi e ad incontrare altri potenti e prepotenti, mescolati ad altri, e speriamo siano la grande maggioranza, che aprono cuore, braccia e le porte di casa a chi viene da fuori.

Tornerà nuovamente Gesù di Nazareth e di Betlemme per il giudizio finale, di fronte al quale i pretesti per la “non accoglienza” non avranno scusanti, il suo giudizio sarà senza i se e senza i ma. Al rifiuto durante la storia il giudice risponderà col suo rifiuto che va oltre la storia: “Via da me!”; come all’accoglienza di chi ora ci accosta sotto la veste di straniero risponderà con un’accoglienza’ che non avrà i limiti della storia: “Venite, benedetti…” (Mt 25, 34ss). Perché? “Perché ero straniero e mi avete accolto”. (Migranti press/Inform)

 

 


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