INFORM - N. 239 - 21 dicembre 2007


SOCIETA’

Da Ires Cgil e Save the Children una ricerca sul lavoro dei minori migranti

Cresce in Italia il numero degli occupati con meno di 15 anni. Sono i minori stranieri i più esposti al rischio del lavoro nero e precoce

 

ROMA- Nel mondo sono più di 190 milioni i minori con meno di 15 anni economicamente attivi, di questi circa 75 milioni sono colpiti dalle peggiori forme di sfruttamento, mentre 8,4 milioni di bambini vivono in condizione di vera e propria schiavitù. Questi sono solo alcuni dati dell’articolato studio, realizzato dall’istituto di ricerca Ires-Cgil e dalla Save the Children Italia Onlus, sul tema “Minori al lavoro. Il caso dei minori migranti” che è stato presentato a Roma presso la Sala Santi della Cgil Nazionale. Dalla ricerca emerge come a tutt’oggi nel mondo i minori vengano utilizzati soprattutto in agricoltura (69%), nei servizi (22%) e nel settore manifatturiero (9%).

Per quanto riguarda invece l’Italia la presenza nel mercato del lavoro di minori con meno di 15 anni viene stimata tra le 480.000 e le 500.000 unità, di cui circa 80.000 sarebbero stranieri. Questi ultimi vengono prevalentemente impiegati per lavori di vendita nelle strade o presso abitazioni e nei laboratori artigianali. In questo contesto, dove i minori rappresentano il 15% dell’occupazione sommersa, si rileva inoltre come in Italia il 21% dei ragazzi fra gli 11 e i 14 anni lavorino precocemente e il 17% dei bambini vivano in famiglie sulla soglia della povertà.

“Per seguire le dinamiche del lavoro minorile - ha detto il presidente dell’Iref- Cgil Agostino Megale che ha illustrato i dati di questa prima parte della ricerca - sarebbe opportuna la creazione di un Osservatorio presso l’Istat che consenta di eliminare le incertezze sul fenomeno e di discutere le politiche da adottare. E’ auspicabile su questa tematica l’avvio di una battaglia di sensibilizzazione culturale, che coinvolga le famiglie e la scuola, e la conferma del varo nel 2008, previsto da parte del Governo, della nuova edizione della ‘Carta degli Impegni’ volta a promuovere i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ed eliminare lo sfruttamento del lavoro minorile. Un documento che dovrà essere sottoscritto dalle istituzioni e dalle parti sociali”. Megale ha inoltre sottolineato la necessità di combattere con ogni mezzo la dispersione scolastica e il lavoro nero e di promuovere un monitoraggio sul lavoro minorile a livello europeo.

Dalla ricerca, che sarà dal 15 gennaio nelle librerie, vengono approfonditi anche i fattori di rischio che portano ad un ingresso precoce dei minori nel mondo del lavoro. “I più esposti - ha spiegato la ricercatrice dell’Iref-Cgil  Anna Teselli – sono i minori maschi, di età fra gli 11 ed i 14 anni, di nazionalità straniera che vivono in una famiglia mono-genitoriale o in un nucleo familiare con più minori, e risiedono in un territorio ad alto tasso di disoccupazione”. In pratica ben il 25,5%  degli stranieri hanno avuto un’esperienza lavorativa in questa fascia di età, contro il 20% dei minori italiani. Occupazioni, quelle di questi ragazzi, che sono spesso molto intense e si riflettono negativamente sul rendimento scolastico, aumentando i rischi formativi e di emarginazione dello straniero. In questo ambito dall’Ires è stata sviluppata anche un’indagine monografica su un campione di 50 minori stranieri non accompagnati di alcune aree del Lazio, da cui è emerso il maggiore coinvolgimento in esperienze di lavoro precoce dei minori provenienti dall’Est europeo, dall’Africa settentrionale e dai paesi asiatici.

Save the Children Italia ha approfondito le condizioni di lavoro dei minori migranti a Roma attraverso una ricerca partecipata condotta in prima persona da otto ragazzi stranieri che hanno realizzato 53 interviste con minori, di età compresa fra i 12 ed i 18 anni, provenienti da 12 paesi diversi. L’indagine, spiegata nei dettagli dalla ricercatrice di Save the Children Italia Rita Bertozzi, evidenzia il precoce ingresso degli intervistati nel mondo del lavoro che è spesso avvenuto tra gli 8 ed i 13 anni per motivazioni economiche, pressioni familiari o insoddisfazione della scuola. Vasto il  campionario dei lavori dei ragazzi che vanno dalla ristorazione all’assistenza familiare e all’edilizia. La maggioranza di questi minori, che spesso non frequentano la scuola, si dicono pronti a cambiare lavoro ma vorrebbero rimanere in Italia. Quasi tutti però non hanno consapevolezza dei loro diritti in ambito lavorativo e  hanno ravvisato situazioni di sfruttamento.

“In Italia - ha affermato il direttore generale di Save the Children Valerio Neri – il fenomeno del lavoro minorile è in fase crescente. Questo è dovuto anche all’innalzamento del numero delle famiglie vicine alla soglia di povertà. Una situazione di precarietà che costringe i ragazzi a contribuire all’economia familiare. Il nostro impegno deve concentrasi su problemi come la sovrapposizione temporale fra lavoro, scuola e tempo libero.  Bisogna poi ricordare - ha aggiunto Neri - che, nonostante i proclami retorici, manca ancora in Italia una vera cultura dei diritti dell’infanzia”.  

Durante l’incontro il vice presidente della Provincia di Roma Pina Rozzo ha evidenziato come a tutt’oggi, a causa delle spinte della globalizzazione, si assista ad un imbarbarimento del mondo del lavoro, che appare sempre più complesso e meno sicuro, e ad una crisi della famiglia che non è più salda e numerosa come una volta. Problematiche di difficile soluzione che, per quanto riguarda i lavoratori migranti, la Provincia sta cercando di fronteggiare attraverso il potenziamento dei corsi per l’integrazione e la formazione e delle reti di orientamento che accompagnano il ragazzo in entrata e in uscita dal sistema scolastico.

Dopo l’intervento del garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio Francesco Alvaro che ha auspicato un approfondimento delle situazioni dei minori migranti con situazioni penali e lo sviluppo di nuove strategie per l’infanzia dotate di adeguate risorse, la sottosegretaria alla Solidarietà Sociale Franca Donaggio ha evidenziato l’esigenza di garantire alle giovani generazioni, anche attraverso il positivo innalzamento a 16 anni dell’obbligo scolastico, il diritto alla conoscenza e un corretto percorso di studio e di lavoro. La Donaggio ha ricordato come, sin dall’inizio della legislatura, il tavolo di lavoro contro lo sfruttamento minorile, di competenza del ministero della Solidarietà, abbia ripreso ad occuparsi della nuova “Carta degli Impegni”, che verrà sottoscritta nel 2008, e dell’elaborazione di un piano per l’infanzia e l’adolescenza, condiviso da regioni, province,  comuni e parti sociali, che verrà sottoposto all’attenzione del Parlamento. La sottosegretaria si è detta favorevole alla realizzazione di un osservatorio dell’Istat sul lavoro minorile ed ha segnalato l’impegno del ministero per la Solidarietà Sociale nella lotta contro la dispersione scolastica, nell’avviamento dei giovani al lavoro e nella scolarizzazione dei bambini Rom. Per quanto riguarda invece i prossimi appuntamenti la Donaggio ha ricordato la legge, all’esame del Parlamento, volta alla creazione di un garante per l’infanzia e la conferenza del 2008 in cui si cercherà di fotografare la realtà delle giovani generazioni e si farà il punto sulle future politiche per l’infanzia.  

L’incontro è stato concluso da Morena Piccinini, della segreteria nazionale della Cgil, che ha segnalato l’urgenza di inquadrare nella loro reale dimensione numerica e qualitativa i pesanti lavori portati avanti dai minori. “In questo senso - ha detto la Piccinini - la scuola ricopre un ruolo fondamentale nell’individuazione dei casi di lavoro minorile. Una segnalazione, quella degli istituti, che dovrebbe essere seguita dalla presa in carico delle famiglie in difficoltà da parte delle istituzioni e della società civile ”. La sindacalista ha infine auspicato un aumento e un maggiore controllo delle risorse destinate all’infanzia dalle Regioni. Fondi che troppo spesso vengono dirottati verso altre emergenze.(Goffredo Morgia- Inform)

 

   

 


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