Da Ires Cgil e Save the Children una ricerca
sul lavoro dei minori migranti
Cresce in Italia il numero degli occupati
con meno di 15 anni. Sono i minori stranieri i più esposti al rischio del lavoro
nero e precoce
ROMA- Nel mondo sono più di 190 milioni i minori con
meno di 15 anni economicamente attivi, di questi circa 75 milioni sono colpiti
dalle peggiori forme di sfruttamento, mentre 8,4 milioni di bambini vivono in
condizione di vera e propria schiavitù. Questi sono solo alcuni dati dell’articolato
studio, realizzato dall’istituto di ricerca Ires-Cgil e dalla Save the Children
Italia Onlus, sul tema “Minori al lavoro. Il caso dei minori migranti” che è
stato presentato a Roma presso
Per quanto riguarda invece l’Italia la presenza nel mercato
del lavoro di minori con meno di 15 anni viene stimata tra le 480.000 e le 500.000
unità, di cui circa 80.000 sarebbero stranieri. Questi ultimi vengono prevalentemente
impiegati per lavori di vendita nelle strade o presso abitazioni e nei laboratori
artigianali. In questo contesto, dove i minori rappresentano il 15% dell’occupazione
sommersa, si rileva inoltre come in Italia il 21% dei ragazzi fra gli 11 e i
14 anni lavorino precocemente e il 17% dei bambini vivano in famiglie sulla
soglia della povertà.
“Per seguire le dinamiche del lavoro minorile - ha detto
il presidente dell’Iref- Cgil Agostino Megale che ha illustrato i dati di questa
prima parte della ricerca - sarebbe opportuna la creazione di un Osservatorio
presso l’Istat che consenta di eliminare le incertezze sul fenomeno e di discutere
le politiche da adottare. E’ auspicabile su questa tematica l’avvio di una battaglia
di sensibilizzazione culturale, che coinvolga le famiglie e la scuola, e la
conferma del varo nel 2008, previsto da parte del Governo, della nuova edizione
della ‘Carta degli Impegni’ volta a promuovere i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
ed eliminare lo sfruttamento del lavoro minorile. Un documento che dovrà essere
sottoscritto dalle istituzioni e dalle parti sociali”. Megale ha inoltre sottolineato
la necessità di combattere con ogni mezzo la dispersione scolastica e il lavoro
nero e di promuovere un monitoraggio sul lavoro minorile a livello europeo.
Dalla ricerca, che sarà dal
Save the Children Italia ha approfondito le condizioni
di lavoro dei minori migranti a Roma attraverso una ricerca partecipata condotta
in prima persona da otto ragazzi stranieri che hanno realizzato 53 interviste
con minori, di età compresa fra i 12 ed i 18 anni, provenienti da 12 paesi diversi.
L’indagine, spiegata nei dettagli dalla ricercatrice di Save the Children Italia
Rita Bertozzi, evidenzia il precoce ingresso degli intervistati nel mondo del
lavoro che è spesso avvenuto tra gli 8 ed i 13 anni per motivazioni economiche,
pressioni familiari o insoddisfazione della scuola. Vasto il campionario
dei lavori dei ragazzi che vanno dalla ristorazione all’assistenza familiare
e all’edilizia. La maggioranza di questi minori, che spesso non frequentano
la scuola, si dicono pronti a cambiare lavoro ma vorrebbero rimanere in Italia.
Quasi tutti però non hanno consapevolezza dei loro diritti in ambito lavorativo
e hanno ravvisato situazioni di sfruttamento.
“In Italia - ha affermato il direttore generale di Save
the Children Valerio Neri – il fenomeno del lavoro minorile è in fase crescente.
Questo è dovuto anche all’innalzamento del numero delle famiglie vicine alla
soglia di povertà. Una situazione di precarietà che costringe i ragazzi a contribuire
all’economia familiare. Il nostro impegno deve concentrasi su problemi come
la sovrapposizione temporale fra lavoro, scuola e tempo libero. Bisogna
poi ricordare - ha aggiunto Neri - che, nonostante i proclami retorici, manca
ancora in Italia una vera cultura dei diritti dell’infanzia”.
Durante l’incontro il vice presidente della Provincia
di Roma Pina Rozzo ha evidenziato come a tutt’oggi, a causa delle spinte della
globalizzazione, si assista ad un imbarbarimento del mondo del lavoro, che appare
sempre più complesso e meno sicuro, e ad una crisi della famiglia che non è
più salda e numerosa come una volta. Problematiche di difficile soluzione che,
per quanto riguarda i lavoratori migranti, la Provincia sta cercando di fronteggiare
attraverso il potenziamento dei corsi per l’integrazione e la formazione e delle
reti di orientamento che accompagnano il ragazzo in entrata e in uscita dal
sistema scolastico.
Dopo l’intervento del garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza
della Regione Lazio Francesco Alvaro che ha auspicato un approfondimento delle
situazioni dei minori migranti con situazioni penali e lo sviluppo di nuove
strategie per l’infanzia dotate di adeguate risorse, la sottosegretaria alla
Solidarietà
L’incontro è stato concluso da Morena Piccinini, della