Dalla mezzanotte entrano nove paesi
che hanno aderito alla UE nel 2004
Cadono
le frontiere fra Italia e Slovenia
A
Gorizia il 22 dicembre cerimonia con il ministro Amato. Il sindaco di Trieste
Dipiazza: “Non possiamo permettere che cadano nel vuoto le legittime richieste
degli esuli allo Stato italiano”
ROMA - Dalla
mezzanotte entrano nello “spazio Schengen” nove dei dieci Paesi dell’Europa
centro-orientale che hanno aderito nel 2004 alla Unione Europea (manca Cipro).
Dopo l’adesione all’UE, Slovenia, Polonia, Lettonia, Lituania, Estonia, Repubblica
Ceca, Ungheria, Slovacchia e Malta compiono un nuovo e decisivo passo verso
l’integrazione europea.
La libera circolazione
sarà applicata ad un’Unione di 24 Paesi, che, tra di loro, saranno senza controlli
alle frontiere interne terrestri e marittime. La frontiera orientale dello spazio
Schengen raggiunge così i
Conto alla
rovescia per lo storico abbattimento dei confini tra Italia e Slovenia. Tutto
pronto a Trieste e a Gorizia dove dal 20 al 22 dicembre si terranno diverse
iniziative.
A Gorizia il
22 si terrà una cerimonia ufficiale alla quel parteciperà il ministro dell’InternoGiuliano
Amato. Il primo appuntamento è per le 13.30 al valico della Casa Rossa dove
Amato, insieme al presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Riccardo Illy,
al prefetto e al sindaco di Gorizia, incontrerà le autorità slovene, prefetto
e sindaco di Nova Gorica. Alle ore 15,30 Amato parteciperà alla cerimonia che si svolgerà
al valico di Rabuiese/Skofje, nella zona di confine italo-slovena, alla quale
interverranno, tra gli altri, il presidente del Governo della Repubblica di
Slovenia, Janez Jansa, il presidente del Governo portoghese, Josè Socrates,
il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, il presidente
della Regione Friuli Venezia Giulia Illy.
E in occasione
dello storico evento dell’abbattimento delle frontiere il sindaco di Trieste
Roberto Dipiazza si è rivolto con una lettera agli esuli istriani fiumani dalmati.
“Mi rivolgo
espressamente ai miei concittadini, in particolare a tutti coloro i quali in
questo preciso momento della storia di Trieste si trovano a pagare un costo
emotivo davanti ai cambiamenti generati dall’allargamento dell’Ue - scrive Dipiazza
- Mi riferisco a chi ha sofferto in prima
persona la sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale, avendo perso
la casa e i propri averi a causa di un esodo forzato dall’Istria e dalla Dalmazia.
E’ comprensibile
– prosegue il sindaco di Trieste - che in molti di loro le recriminazioni per
il torto subito, e non indennizzato da oltre mezzo secolo, disinneschino ogni
entusiasmo di fronte alla caduta dei confini della Slovenia. “Che c’è da festeggiare
- mi viene chiesto - quando nessuno ci ha equamente mai risarciti per i nostri
beni perduti?” E’ un quesito che sarebbe sbagliato catalogare come un anacronismo,
aspettando magari che il tempo lentamente lo disinneschi. Si tratta invece di
una voce che esige attenzione e rispetto. Lo stesso rispetto con il quale Trieste,
anche nella sua componente più vicina al mondo degli esuli, ha recepito l’applicazione
della legge per la tutela della minoranza slovena, che è avvenuta in un clima
di assoluta pacificazione, senza alcuna deriva estremistica.
Un comportamento
– sottolinea Dipiazza - che merita un plauso, ma soprattutto che ci deve stimolare
a impegnare lo Stato per la risoluzione dell’ultima vera questione del ‘900
di queste nostre terre: quella degli esuli. A rendere più autorevole questa
richiesta contribuisce il valore aggiunto di una città consapevolmente riappacificata,
dove le diffidenze del passato hanno lasciato il posto ad un’armonica convivenza.
Proprio per
questi motivi – spiega - ho inteso inviare
una lettera al Presidente Napolitano, affinché assolva al suo ruolo di sensibilizzazione
nei confronti del Parlamento per la risoluzione della causa dei beni abbandonati.
Detto questo
– prosegue il sindaco - non mi voglio
sottrarre dal rispondere alla domanda sul perché il sottoscritto parteciperà
ai festeggiamenti il 21 dicembre, giorno della caduta dei confini. Vedete, come
amministratore pubblico che ha il compito di delineare il futuro del territorio,
ho un dovere nei confronti di tutti i cittadini. Soprattutto nei confronti di
quelli più giovani, ovvero nei confronti di quelle ragazze e di quei ragazzi
che hanno l’ambizione, o il sogno, di vivere un domani in una città dinamica,
che offra loro un’occupazione di qualità, affinché al sacrificio dello studio
sia conseguente un posto di lavoro adeguato, attraverso il quale costruirsi
una famiglia e ricercare
La sintesi
è che la Trieste del