INFORM - N. 238 - 20 dicembre 2007


   

RASSEGNA STAMPA

Da “la Repubblica.it” 

Napolitano: "Riforme o seri rischi. Limiti chiari tra giustizia e politica"

Il discorso del Capo dello Stato durante la cerimonia con le autorità. "Garantire la governabilità è decisivo". "Troppe fiducie sono abnormi"

 

ROMA - "Un nuovo nulla di fatto" sulla riforma della legge elettorale avrebbe "gravi conseguenze". E' severo il monito che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, pronuncia durante la cerimonia per gli auguri con le autorità dello Stato in corso al Quirinale. Tono fermo il suo, che vede nel cammino delle riforme la strada per dare al Paese i cambiamenti di cui ha bisogno. Smorzando i troppi contrasti. A partire da quello tra politica e giustizia: "Serve senso del limite e reciproco rispetto''.

Napolitano chiede "determinazione nel procedere ai necessari cambiamenti" delle regole, rilancia "un esplicito dialogo tra i partiti di maggioranza e opposizione", invoca "il contributo di tutte le forze politiche che conduca rapidamente a risultati concreti" con gli obiettivi di "modificare sia la seconda parte della Costituzione, sia i nuovi meccanismi per l'elezione del Parlamento". Perché ''se non si riduce il tasso di esasperata partigianeria, non si potranno portare avanti scelte di vitale importanza che per loro natura debbono presentare un orizzonte e una continuita' di medio-lungo periodo''.

"Non spetta a me suggerire soluzioni - continua il presidente della Repubblica - ma solo insistere sulle gravi conseguenze che avrebbe un nuovo nulla di fatto e sull'urgenza di giungere a scelte largamente condivise". Inevitabile il passaggio sull'ondata di disagio che si spinge fino all'antipolitica più marcata: "Se non si raccogliesse questo bisogno nei prossimi mesi, superando i paralizzanti sospetti reciproci e i giochi di interdizione, si correrebbero seri rischi". C'è insomma, "urgenza" di "improrogabili riforme istituzionali" e di un "clima nuovo nella vita politica, e più in generale nella vita nazionale".

Finanziaria e fiducia. "Abbiamo avuto nei giorni scorsi esempi clamorosi delle distorsioni che un esame concitato, da posizioni contrapposte, di leggi delicate può provocare" dice Napolitano che si riferisce, senza citarlo al dl sicurezza. E da questo all'uso della fiducia il passo è breve. "'Anche quest'anno l'approvazione della legge Finanziaria è stata in ultima istanza affidata a congegni di abnorme accorpamento - con conseguenti voti di fiducia - di norme accresciutesi senza misura nel corso del dibattito parlamentare". Un sistema che deve essere cambiato, dice il capo dello Stato. Superando "la difficoltà di intese efficaci sulle procedure e sui tempi in Parlamento, il persistente ed ingiustificabile ritardo nell'affrontare una riforma razionalizzatrice delle normative vigenti in materia di contabilità e di bilancio dello Stato nel suo insieme". Serve, insomma, un clima "di ascolto reciproco".

La replica di Prodi. "Il presidente ha ragione ma se non cambiamo procedure, regolamenti e modo di lavorare nel parlamento, è difficile evitare questo aspetto. Vi sono vincoli regolamentari che spingono verso una finanziaria di troppo ampia portata" replica Romano Prodi.

"L'Italia ha energie". Il riferimento al New York Times e all'impietosa analisi della situazione italiana è chiaro. Parte da un 2007 segnato da tensioni e preoccupazioni" Napolitano. Che però difende l'Italia: "Neanche la consapevolezza più acuta delle debolezze del nostro sistema può indurci ad accettare giudizi unilaterali, che sembrano ignorare le energie e le risorse di cui la società e la democrazia italiana dispongono". Certo, sappiamo bene che è "necessario liberare lo sviluppo economico e civile dell'Italia", ma il Paese "non cede alla ricorrente sindrome o profezia del declino ma reagisce alle difficoltà e affronta le sfide", dotato di "ragionevole dose di autostima e orgoglio nazionale che è perfettamente compatibile con la severità di analisi critica della situazione". (la Repubblica.it del 20 dicembre 2007)

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