"L’Unione
europea scende in campo contro il lavoro nero"
RIO DE JANEIRO
- L’Unione europea scende in campo contro
il lavoro nero. Lo scorso ottobre
Nessun segnale
consente di concludere che tale fenomeno sia in diminuzione. Al contrario, in
alcuni settori e tipologie di lavoro sembra crescere. Sebbene in contesti nazionali
siano state intraprese iniziative riuscite di lotta, occorre intensificare il
nostro approccio e agire in modo più decisivo in tutta l’Ue”.
Già nel 1998
La nuova Comunicazione
sottolinea che, per contrastare la pratica del lavoro nero, occorre un approccio
equilibrato di prevenzione, applicazione della legge e comminazione delle sanzioni.
Per questo motivo, Bruxelles propone sei azioni concrete: ridurre l’imposizione
fiscale sul lavoro e gli oneri amministrativi; realizzare compiutamente la libera
circolazione degli occupati provenienti da Romania e Bulgaria; utilizzare i
fondi europei per compiere studi e scambi di buone prassi nel campo della lotta
all’occupazione in nero; predisporre una “piattaforma europea di cooperazione
fra gli ispettorati del lavoro e altre istanze responsabili dell’applicazione
della legge”; “tener conto nei principi comuni di flessicurezza dei problemi
connessi al lavoro non di
Un’indagine
dell’Unione europea, realizzata nei mesi scorsi su un campione di 26mila intervistati
in tutti gli Stati membri, ha messo in evidenza la diffusione del lavoro non
di
Fra i “vecchi”
Stati membri dell’Ue, l’Italia è il Paese dove è più elevata l’incidenza dei
compensi “fuori busta” percepiti dai dipendenti (7%, contro l’1% di Germania,
Gran Bretagna e Francia). Anche in altri Stati del bacino mediterraneo (Grecia
e Spagna) la pratica di lavorare eludendo il fisco è abbastanza frequente. Sono
però gli Stati dell’Europa orientale quelli dove il fenomeno è maggiormente
diffuso: in Bulgaria, Polonia e Lituania l’11% dei compensi è in nero, mentre
in Romania questa percentuale sale addirittura al 23%.
A svolgere
lavori non di
Si tratta soprattutto
di uomini: il 6% dei maschi ammette, infatti, di aver svolto lavoro irregolare
nel corso degli ultimi dodici mesi, contro
I dati sono
impressionanti. Il Paese europeo dove tale percentuale è più elevata è la Bulgaria,
in cui il lavoro nero arriva al 35% del Pil. Seguono la Romania (fra il 16 e
il 21%) e a poca distanza Grecia, Ungheria, Italia, Spagna, Slovenia, Lettonia
e Lituania. (Ornella Cilona*-www.forumdemocratico.org.br /
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