ITALIANI ALL’ESTERO
Antonio Razzi risponde a Gino Bucchino
ICI, ma solo per chi ha una casa
ROMA - Alle considerazioni espresse sull’ICI dall’on.
Gino Bucchino (v. Inform n. 236, http://www.mclink.it/com/inform/art/07n23625.htm,
ndr) voglio replicare chiarendo alcune
cose. L’emendamento di cui è primo firmatario l’on. Bucchino, non approvato
in finanziaria, chiedeva la luna: chiedeva di considerare come casa adibita
ad abitazione, cioè come prima casa, l’unità abitativa posseduta in Italia,
purché non locata. Alcuni onorevoli firmatari di quell’emendamento sono proprietari
di una casa nei paesi esteri in cui risiedono (ad esempio in Svizzera) e sanno
bene come si dichiarano i redditi dall’estero in Italia. Ora, come pretendevano
di far passare con logica palesemente anticostituzionale il concetto che la
casa in Italia va considerata, per i residenti all’estero prima casa, indipendentemente
dalla casa in cui abitano all’estero? Ovvero indipendentemente dal fatto che
si sia già proprietari di una casa all’estero, per esempio? Così avrebbe potuto
godere di una simile agevolazione De Benedetti, o Rita Pavone, o qualsiasi altro
petroliere o finanziere che pur possedendo una infinità di case all’estero,
automaticamente poteva contare sul fatto che una casa in Italia veniva considerata
prima casa. Se fossi stato Ricucci, magari piazzavo la mia residenza all’estero
ed in questo modo avrei goduto delle agevolazioni ICI per il
grande castello destinato al matrimonio con
A me sembra che invece il Governo abbia voluto agevolare
coloro che posseggono ed utilizzano la casa in Italia, costruita con faticosi
anni di emigrazione e che non posseggono altre case all’estero. Chiaro che se
un fortunato emigrato possiede già una casa all’estero, non è giusto che possa
godere di una agevolazione fiscale, perché la casa in Italia in termini di proprietà
è una seconda casa. Ma gli emigrati che io conosco e a cui faccio riferimento,
probabilmente, non posseggono la casa all’estero. Quindi la casa in Italia è
quasi sempre l’unica casa costruita con sacrifici o ereditata dalla famiglia.
Per questo ho chiesto al Governo di spingere i Comuni a ridurre del 50% l’ICI
a “coloro che possiedono una sola proprietà in Italia”. Escludendo in questo
modo coloro i quali posseggono all’estero già una casa di proprietà.
Quindi credo e penso che molti come me condividano la
mia soddisfazione sulle agevolazioni
fiscali approvate dal Governo sull’ICI, perché ritenute giuste. A maggior ragione
il fatto che il Governo si è impegnato con un ordine del giorno firmato appunto
da me, Misiti, Astore e Ferrigno, a trovare soluzioni verso i cittadini residenti
all’estero – quindi stimolare i Comuni a ridurre l’ICI per detti cittadini,
proprietari solo di un’unica casa
-. Perché, on. Bucchino, questi sono gli italiani all’
Gli italiani all’estero le tasse vogliono pagarle, e
sperano che siano destinate a servizi utili. Infatti in molti Comuni con forte
emigrazione, le cito l’esempio di Morciano in Puglia, alcuni coraggiosi Sindaci,
hanno proposto ai loro cittadini emigrati che con i risparmi ottenuti dalle
riduzioni Tarsu loro applicate, si costruisse un parco giochi. Vada a vedere
quel parco giochi, onorevole. Il Sindaco vi ha posto una targa dicendo “costruito
dagli emigrati in Svizzera”. Una bella soddisfazione vero? (Antonio Razzi*-Inform)
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Deputato dell’Italia dei Valori eletto in Europa