INFORM - N. 234 - 14 dicembre 2007


   COMMERCIO ESTERO

Pollastri: “Italia sempre più competitiva”

Risultati positivi anche sui mercati maturi come la Germania

 

ROMA - Straordinario risultato dei prodotti italiani sui mercati esteri: in Europa il deficit di 630 milioni di euro dei primi 10 mesi del 2006 si trasforma in un attivo di oltre 6 miliardi di euro; il resto del mondo non è da meno, con un disavanzo della bilancia commerciale italiana che, nello stesso periodo, si riduce del 62%.

Performance decisamente brillanti per le imprese italiane che fanno crescere le proprie esportazioni più velocemente rispetto ai primi dieci mesi del 2006, sia in Europa (+10,9% rispetto a +6,3%) che negli scambi complessivi (+11,5% rispetto a +8,4%).

“I dati del commercio estero continuano a mostrare un'Italia sempre più competitiva - commenta il Presidente di Assocamerestero Edoardo Pollastri - ed è probabile che questo dipenda non solo dall'alto valore aggiunto incorporato nei prodotti, ma anche dalla flessibilità con cui gli stessi produttori riescono ad adattarsi alle diverse esigenze degli importatori”.

Anche su mercati maturi come la Germania è possibile individuare segnali positivi: il valore delle importazioni tedesche dall’Italia nei primi 10 mesi dell’anno ha fatto registrare un incremento complessivo pari al 9,3% rispetto all’analogo periodo del 2006, indicando quindi una tendenza di recupero del ritmo di crescita (nei primi sei mesi dell’anno era stato del +7,5%, mentre la crescita complessiva dell’import dall’Italia avuta nel 2006 è stata del 17% circa).

Inoltre, rilevano le Camere di Commercio Italiane che operano a Francoforte e a Monaco, a fronte del permanere di aspetti critici come un saldo complessivo ancora negativo, l’andamento dei singoli settori produttivi lascia emergere picchi di eccellenza sia nei settori a maggior contenuto di tecnologia, quali i prodotti in metallo (+24% già nei primi 9 mesi del 2007 rispetto allo stesso periodo 2006) e la meccanica (con un saldo cresciuto, nello stesso periodo, del 120%, da 73 a 162 milioni di euro), che nei beni di consumo come l’agroalimentare. (Inform)

 

 


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