MEMORIA
Delegazione
della Provincia di Isernia a Monongah
MONONGAH “La memoria ha per tutti noi un grande valore.
Questo ci sembra tanto più vero quando ci accorgiamo di zone d’ombra che la
memoria a volte ci ha lasciato e viviamo quella sottrazione come una privazione,
un mancato arricchimento, una ingiustizia della storia in grado di privarci
in parte della consapevolezza di noi stessi. E’ il caso di Monongah.” A parlare è l’assessore
provinciale di Isernia alle politiche migratorie, Angelo Iapaolo, che in questi
giorni capeggia la delegazione della Provincia di Isernia in West Virginia per
le celebrazioni del centenario di una delle tragedie minerarie più disastrose
della storia degli Stati Uniti.
La commemorazione del centenario sta
molto a cuore all’amministrazione provinciale di Isernia, che per diversi anni
ha collaborato con l’ex console onorario di Pittsburgh, Joseph D’Andrea, impegnato
in una difficile e faticosa ricerca tesa a ridare un nome e un volto ai minatori
molisani morti a Monongah. Quegli uomini, che avevano lasciato le loro case
in Molise per inseguire una speranza, oltre ad aver trovato una tragica morte
nelle miniere 6 e 8 della Fairmont Coal Company, sembrava dovessero anche subire
l’ingiuria e la beffa di un destino doppiamente crudele che li destinava per
sempre all’oblio. Cercare di ricostruire quegli eventi, infatti, risultava estremamente
arduo anche perchè, poichè i minatori ricevevano una paga proporzionata alla
quantità di carbone estratto, molti di essi erano usi di portare con sè, come
aiutanti, i figli, a volte più di uno, che non venivano neppure iscritti sul
libro paga della miniera. Le notizie circa il numero e l’identità delle vittime,
dunque, sono rimaste per anni di difficile reperimento, incerte e nebulose.
Oggi – sottolineano dalla Provincia
di Isernia - grazie alla caparbietà e alla tenacia di Joseph D’Andrea nel realizzare
il progetto voluto dalla Provincia di Isernia, sappiamo che delle 171 vittime
italiane ben 87 provenivano dal Molise, la regione che ha pagato il tributo
di vite più alto; i nomi e i volti di quei bambini e di quegli uomini sono finalmente
riemersi dal buio del passato per diventare monito alle presenti e alle future
generazioni, ricostruendo un tassello importante della storia dell’emigrazione
molisana.
I risultati della preziosa ricerca,
condotta in stretta e proficua collaborazione con l’Archivio di Stato di Isernia,
sono contenuti in un libro, “Monongah, cent’anni di oblio”, curato dallo stesso
Joseph D’Andrea, edito per i tipi di Cosmo Iannone e inserito dall’editore nella
collana “Quaderni sulle migrazioni” diretta da Norberto Lombardi.
Il presidente della Provincia Raffaele
Mauro è stato a Monongah oltre un anno fa per seguire da vicino l’andamento
della ricerca e si era recato in visita al cimitero di Monongah: “Commozione?
E’ scontata. Rabbia, tanta rabbia verso gli uomini e la loro bestialità. La
natura si è riappropriata di se stessa, le miniere non esistono più. Tutto è
tornato normale. Io no e come me, spero, tutti quelli che al ricordo di quella
immane tragedia abbiano il coraggio – e non la compiacenza – di commuoversi
non solo per quello che è stato, ma anche per quello che non dovrà mai più essere”.
“Che la giornata di oggi, a cento anni
dalla tragedia – aggiunge Mauro - non sia solo un’occasione di ricordo, ma un’occasione
di riflessione per tutti coloro che hanno a vario titolo la responsabilità di
altri uomini”. (