INFORM - N. 228 - 6 dicembre 2007


   

MEMORIA

Delegazione della Provincia di Isernia a Monongah

 

 

MONONGAH  “La memoria ha per tutti noi un grande valore. Questo ci sembra tanto più vero quando ci accorgiamo di zone d’ombra che la memoria a volte ci ha lasciato e viviamo quella sottrazione come una privazione, un mancato arricchimento, una ingiustizia della storia in grado di privarci in parte della consapevolezza di noi stessi.  E’ il caso di Monongah.” A parlare è l’assessore provinciale di Isernia alle politiche migratorie, Angelo Iapaolo, che in questi giorni capeggia la delegazione della Provincia di Isernia in West Virginia per le celebrazioni del centenario di una delle tragedie minerarie più disastrose della storia degli Stati Uniti.

La commemorazione del centenario sta molto a cuore all’amministrazione provinciale di Isernia, che per diversi anni ha collaborato con l’ex console onorario di Pittsburgh, Joseph D’Andrea, impegnato in una difficile e faticosa ricerca tesa a ridare un nome e un volto ai minatori molisani morti a Monongah. Quegli uomini, che avevano lasciato le loro case in Molise per inseguire una speranza, oltre ad aver trovato una tragica morte nelle miniere 6 e 8 della Fairmont Coal Company, sembrava dovessero anche subire l’ingiuria e la beffa di un destino doppiamente crudele che li destinava per sempre all’oblio. Cercare di ricostruire quegli eventi, infatti, risultava estremamente arduo anche perchè, poichè i minatori ricevevano una paga proporzionata alla quantità di carbone estratto, molti di essi erano usi di portare con sè, come aiutanti, i figli, a volte più di uno, che non venivano neppure iscritti sul libro paga della miniera. Le notizie circa il numero e l’identità delle vittime, dunque, sono rimaste per anni di difficile reperimento, incerte e nebulose.

Oggi – sottolineano dalla Provincia di Isernia - grazie alla caparbietà e alla tenacia di Joseph D’Andrea nel realizzare il progetto voluto dalla Provincia di Isernia, sappiamo che delle 171 vittime italiane ben 87 provenivano dal Molise, la regione che ha pagato il tributo di vite più alto; i nomi e i volti di quei bambini e di quegli uomini sono finalmente riemersi dal buio del passato per diventare monito alle presenti e alle future generazioni, ricostruendo un tassello importante della storia dell’emigrazione molisana.

I risultati della preziosa ricerca, condotta in stretta e proficua collaborazione con l’Archivio di Stato di Isernia, sono contenuti in un libro, “Monongah, cent’anni di oblio”, curato dallo stesso Joseph D’Andrea, edito per i tipi di Cosmo Iannone e inserito dall’editore nella collana “Quaderni sulle migrazioni” diretta da Norberto Lombardi. 

Il presidente della Provincia Raffaele Mauro è stato a Monongah oltre un anno fa per seguire da vicino l’andamento della ricerca e si era recato in visita al cimitero di Monongah: “Commozione? E’ scontata. Rabbia, tanta rabbia verso gli uomini e la loro bestialità. La natura si è riappropriata di se stessa, le miniere non esistono più. Tutto è tornato normale. Io no e come me, spero, tutti quelli che al ricordo di quella immane tragedia abbiano il coraggio – e non la compiacenza – di commuoversi non solo per quello che è stato, ma anche per quello che non dovrà mai più essere”.

“Che la giornata di oggi, a cento anni dalla tragedia – aggiunge Mauro - non sia solo un’occasione di ricordo, ma un’occasione di riflessione per tutti coloro che hanno a vario titolo la responsabilità di altri uomini”. (Inform)

 

 


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