STAMPA ITALIANA
ALL’ESTERO
Dal “Corriere
Canadese”
I mille volti del Canada
Nella Gta una persona su due è nata in un’altra nazione
TORONTO - Il
Canada è sempre più una popolazione di immigranti. Il Censimento 2006 sull’immigrazione,
lingua e cittadinanza, diffuso ieri da Statistics Canada rileva un aumento del
13,6 per cento a partire dal
I nuovi arrivati
tra il primo gennaio 2001 e il 16 maggio 2006, data del Censimento, sono stati
1.100.000. Più della metà degli immigrati di recente proviene dall’Asia - un
dato che non ha subito grossi cambiamenti nell’ultima decade - dal Medioriente,
dall’Europa seguita dall’America del Centro e del Sud, Caraibi, e per ultima,
l’Africa. In quantità maggiore i nuovi arrivati dall’Inghilterra, Cina, India
e Filippine.
L’Italia si
conferma al quinto posto con 296.850 immigrati, anche se registra un lieve calo
del 5,9 per cento. A livello locale, si tratta di un calo più deciso del 15
per cento solo nel comune di Toronto.
La fonte principale
di nuovi immigrati è
I dati presentati
da Douglas Newson, direttore di StatsCan Central Region, e Anil Arora direttore
generale del Census Program Branch, parlano chiaro.
Significativo
il dato che riguarda le lingue parlate nel Paese. Il Canada si conferma un Paese
bilingue. Il 98 per cento parla inglese o francese, di cui il 58 per cento riporta
l’inglese come madrelingua (paragonata al 22 per cento che parla francese).
Ma se l’inglese e il francese si confermano rispettivamente al primo e al secondo
posto, tra le lingue non ufficiali risultano il cinese comprendente tutti i
dialetti (18,6 per cento) seguito dall’italiano (6,6 per cento), punjabi, spagnolo,
tedesco, tagalog e arabo. Più del 70 per cento della popolazione immigrata parla
comunque l’inglese.
Per la prima
volta, gli allofoni, coloro cioè la cui madrelingua non è né l’inglese né il
francese, rappresentano un quinto della popolazione, il 20,1 per cento, con
un aumento rispetto al
Il Censimento
ha mostrato che in nove su dieci parlano inglese o francese regolarmente a casa.
Più tempo un immigrato ha vissuto in Canada e più probabile è che parli inglese
o francese a casa.
Ma dove risiede
la maggior parte degli immigrati? L’85,8 per cento della popolazione, ha sottolineato
Arora, vive in Ontario (52,3 per cento), Québec (17,5 per cento) e in British
Columbia (16 per cento). Toronto è la prima destinazione, ma anche le aree metropolitane
di Montréal e Vancouver sono diventate le nuove case per il 68,9 per cento dei
“newcomers”.
Nel 2006, il
5,2 per cento degli immigrati ha scelto di vivere a Calgary, ad Ottawa-Gatineau,
a Edmonton e a Winnipeg.
Il 59,8 per
cento dei nuovi arrivati risiede nella città di Toronto ma preferisce, in quantità
sempre più numerosa (il 28,8 per cento, rispetto al 21,4 per cento del 2001),
trasferirsi nei piccoli centri suburbani, come ha fatto notare Myer Siemiatycki
della Ryerson University, che ha puntato l’attenzione sul fenomeno della suburbanizzazione
e su come queste zone siano tuttora prive di alcuni collegamenti al centro città.
“L’immigrazione,
con la sua ricchezza e positività è la forza guida del Paese e del mercato del
lavoro” ha aggiunto Siemiatycki.
Chi decide
di vivere in città, sceglie di farlo a downtown. Mississauga, Vaughan e Brampton
sono le aree suburbane più abitate. A Montréal, la maggior parte degli immigrati
vive in città. Anche in questo caso i comuni circostanti, come Laval, Longueuil,
Brossard hanno registrato un aumento di immigrati.
Dati importanti
anche per quanto riguarda la cittadinanza. Oltre l’85 per cento dei residenti
immigrati ha ottenuto la cittadinanza e oltre il 2,8 per cento ha doppia cittadinanza.
I nuovi immigrati,
ha ricordato poi Monica Boyd (professoressa all’università di Toronto) sono
quasi tutti giovani.
La fascia d’età
del 58 per cento di loro è compresa tra i 25 e i 54 anni, in netto contrasto
con la popolazione canadese. Uno su cinque ha meno di 14 anni.
“Il 60 per
cento degli immigrati rientra nell’età lavorativa. L’immigrazione giovane è
il nostro futuro” ha aggiunto Boyd.
“Questa è la
nazione dei sogni - ha detto Armine Yalnizyan, direttore per