INFORM - N. 227 - 5 dicembre 2007


   

LINGUA E CULTURA ITALIANA  

I docenti degli Enti Gestori di Zurigo e Lucerna sollecitano la riforma della legge 153/1971

La lettera è stata inviata al Vice Ministro Danieli, ai parlamentari e alle istituzioni coinvolte nell’ambito educativo.  Segnalato il disagio e la precarietà del lavoro

 

I docenti dei corsi di lingua e cultura italiana assunti in loco dagli enti gestori CASLI di Zurigo e dal CIFL-ENAIP di Lucerna scrivono una lettera al Vice Ministro per gli Affari esteri, Franco Danieli, ai Presidenti dei Comitati parlamentari per gli italiani all’estero e ai rappresentanti delle diverse istituzioni dell'emigrazione in Svizzera e in Italia, per chiedere la regolamentazione dei corsi dopo la semi-privatizzazione degli stessi avvenuta a seguito della legge 243/1993.

“Sono trascorsi ormai 14 anni senza che siano state definite e regolarizzate le condizioni lavorative

degli insegnanti assunti in loco, - si legge nella missiva, indirizzata inoltre ai Parlamentari italiani eletti nella circoscrizione Europa, ai sindacati e ai responsabili dei corsi nei cantoni di Zurigo e Lucerna - né si sono potute quindi porre le basi per giungere alla definizione del loro stato giuridico e, di conseguenza, al riconoscimento del servizio. Al contrario, si è ulteriormente aggravato lo stato di precarietà per gli insegnanti assunti in loco”.

Per discutere e far fronte all’anomalia della situazione, 17 docenti di lingua e cultura italiana lo scorso 10 novembre si sono riuniti a Zurigo, nella Casa d’Italia, in un gruppo di lavoro.

Essi ribadiscono la segnalazione delle precarie condizione di lavoro in cui si trovano a vivere presso le istituzioni dell’emigrazione italiana e le forze politiche impegnate nella revisione della legge 153/1971.

Oltre alle precarietà nello svolgimento della propria professione – che coinvolge  il numero delle ore di insegnamento, la continuità didattica e lo stesso contratto di lavoro, - i docenti segnalano le condizione svantaggiata anche rispetto agli insegnanti di ruolo, che hanno la precedenza nel caso di riduzione del monte ore previsto di insegnamento. Per tale motivo, i docenti precari sono costretti, nella maggior parte dei casi, a continui spostamenti di luogo e di corsi: “fatto contrario – scrivono – ad ogni buona prassi didattica”.

“I docenti CASLI, chiedono che la nuova legge in discussione in parlamento, che andrà a sostituire la 153/1971 preveda il riconoscimento degli anni di servizio pubblico prestato presso enti privati e – prosegue la missiva – un contratto che ponga fine precarietà e una retribuzione adeguata ai parametri locali. Chiedono inoltre il diritto di voto ai collegi docenti ai quali sono invitati a partecipare”. Viene richiesto che la nuova legge stabilisca tra i contratti di lavoro privato e statale un’interdipendenza equa e produttiva e che il nuovo disegno ridistribuisca tra tutte le categorie di insegnanti diritti, doveri, rischi, protezioni e possibilità di accesso.

“Tale redistribuzione dei diritti tra lavoratori, precari e non, dovrebbe essere – osservano i firmatari della lettera -  alla base di uno Stato democratico che abbia come obiettivo quello di creare reali condizioni di sviluppo e progresso”. Ai Parlamentari viene poi richiesto di esercitare “tutte le pressioni occorrenti affinchè la riforma della legge 153/1971 elimini definitivamente i disagi creati alla categoria dalla doppia gestione dei corsi di lingua e cultura italiana all'estero e diventi al più presto normativa e operativa”.

I docenti si aspettano, infine, di avere modo di istituire un pubblico dibattito con gli attori coinvolti nel processo educativo e con i Parlamentari promotori dei progetti di riforma della legge 153/1971. (Inform)

 

 


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