LINGUA
E CULTURA ITALIANA
I docenti degli Enti Gestori di Zurigo
e Lucerna sollecitano la riforma della legge 153/1971
La lettera è stata inviata al Vice Ministro
Danieli, ai parlamentari e alle istituzioni coinvolte nell’ambito educativo.
Segnalato il disagio e la precarietà del lavoro
I docenti dei corsi di lingua e cultura italiana assunti
in loco dagli enti gestori CASLI di Zurigo e dal CIFL-ENAIP di Lucerna scrivono
una lettera al Vice Ministro per gli Affari esteri, Franco Danieli, ai Presidenti
dei Comitati parlamentari per gli italiani all’estero e ai rappresentanti delle
diverse istituzioni dell'emigrazione in Svizzera e in Italia, per chiedere
la regolamentazione dei corsi dopo la semi-privatizzazione degli stessi avvenuta
a seguito della legge 243/1993.
“Sono trascorsi ormai 14 anni senza che siano state definite
e regolarizzate le condizioni lavorative
degli insegnanti assunti in loco, - si legge nella missiva,
indirizzata inoltre ai Parlamentari italiani eletti nella circoscrizione Europa,
ai sindacati e ai responsabili dei corsi nei cantoni di Zurigo e Lucerna - né
si sono potute quindi porre le basi per giungere alla definizione del loro stato
giuridico e, di conseguenza, al riconoscimento del servizio. Al contrario, si
è ulteriormente aggravato lo stato di precarietà per gli insegnanti assunti
in loco”.
Per discutere e far fronte all’anomalia della situazione,
17 docenti di lingua e cultura italiana lo scorso 10 novembre si sono riuniti
a Zurigo, nella Casa d’Italia, in un gruppo di lavoro.
Essi ribadiscono la segnalazione delle precarie condizione
di lavoro in cui si trovano a vivere presso le istituzioni dell’emigrazione
italiana e le forze politiche impegnate nella revisione della legge 153/1971.
Oltre alle precarietà nello svolgimento della propria
professione – che coinvolge il numero delle ore di insegnamento, la continuità
didattica e lo stesso contratto di lavoro, - i docenti segnalano le condizione
svantaggiata anche rispetto agli insegnanti di ruolo, che hanno la precedenza
nel caso di riduzione del monte ore previsto di insegnamento. Per tale motivo,
i docenti precari sono costretti, nella maggior parte dei casi, a continui spostamenti
di luogo e di corsi: “fatto contrario – scrivono – ad ogni buona prassi didattica”.
“I docenti CASLI, chiedono che la nuova legge in discussione
in parlamento, che andrà a sostituire la 153/1971 preveda il riconoscimento
degli anni di servizio pubblico prestato presso enti privati e – prosegue la
missiva – un contratto che ponga fine precarietà e una retribuzione adeguata
ai parametri locali. Chiedono inoltre il diritto di voto ai collegi docenti
ai quali sono invitati a partecipare”. Viene richiesto che la nuova legge stabilisca
tra i contratti di lavoro privato e statale un’interdipendenza equa e produttiva
e che il nuovo disegno ridistribuisca tra tutte le categorie di insegnanti diritti,
doveri, rischi, protezioni e possibilità di accesso.
“Tale redistribuzione dei diritti tra lavoratori, precari
e non, dovrebbe essere – osservano i firmatari della lettera - alla base
di uno Stato democratico che abbia come obiettivo quello di creare reali condizioni
di sviluppo e progresso”. Ai Parlamentari viene poi richiesto di esercitare
“tutte le pressioni occorrenti affinchè la riforma della legge 153/1971 elimini
definitivamente i disagi creati alla categoria dalla doppia gestione dei corsi
di lingua e cultura italiana all'estero e diventi al più presto normativa e
operativa”.
I docenti si aspettano, infine, di avere modo di istituire
un pubblico dibattito con gli attori coinvolti nel processo educativo e con
i Parlamentari promotori dei progetti di riforma della legge 153/1971. (