MEMORIA
Presentati a studenti di Pescara il video
“Monongah,
Luigi Sandirocco: L’Italia ha bisogno degli
immigrati
PESCARA - Il
video “Monongah,
Console ha ricordato di aver realizzato il video due anni fa dopo la scoperta della strage, di cui l’opinione pubblica e le istituzioni italiane si sono accorte grazie a un servizio del quotidiano italiano a Miami “Gente d’Italia”.“Solo da poco si sta tentando il recupero della memoria”, ha detto il regista, dopo il silenzio assoluto su una strage avvenuta un secolo fa, in cui morirono quasi mille minatori emigrati, in gran parte italiani e, fra questi, diversi abruzzesi. In un primo momento i morti ufficiali furono un terzo, ha proseguito Console, furono censiti solo i minatori registrati ma non anche i clandestini che lavoravano in miniera, quasi tutti minorenni, figli e parenti. I minatori venivano, infatti, pagati a cottimo e ci si poteva far aiutare da amici e familiari. “Sono state ritrovate fosse comuni – ha ricordato il regista - I bambini erano molto adatti al lavoro in miniera, sia perché potevano introdursi più facilmente nei cunicoli sia perché venivano impiegati al duro e veloce lavoro della separazione del carbone dall’ardesia”.
Il racconto del video, della durata di 27 minuti, è imperniato sulla storia di Gabriele Basile, abruzzese emigrato a Monongah con moglie e tre figli, scomparsi nella strage. Una storia tipo della sofferta decisione di molte famiglie costrette e emigrare “all’America” perché nei piccoli paesi agricoli dell’Abruzzo e del sud Italia col poco lavoro nei campi non ci si riusciva a sfamare, a uscire da una miseria congenita, ereditata dagli avi”.
Alla proiezione
è seguito un dibattito e gli studenti
del liceo hanno rivolto domande agli
ospiti. Fra le curiosità, quella del perché questa strage è stata dimenticata
per così tanto tempo ed è stata raccontata rispetto a tante stragi dei nostri
giorni: “Per catturare un’emozione – ha detto De Collibus – doveroso riconoscimento
a un fatto accaduto in un’epoca in cui non c’era nemmeno la dignità della notizia
di cronaca, come nei nostri giorni. Il tema dell’immigrazione è straordinariamente
attuale: nella sola città di Pescara vivono 4.500 extracomunitari di 81 nazioni
diverse. Da noi l’accoglienza e la convivenza sono tranquille, altrove meno”,
riferendosi ai drammatici fatti di questi tempi che vede protagonista soprattutto
la criminalità rumena. Abbiamo istituito
Solo dopo la
visita a Monongah nel 2003 dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio
Ciampi nel 2003, la stampa ha, infatti, cominciato a occuparsi della strage
del 6 dicembre 1907, volutamente tenuta nascosta sia dalla società mineraria
sia dal governo statunitense.Gli immigrati stranieri in Usa, italiani soprattutto
ma anche irlandesi e turchi, servivano come manovalanza a basso costo per miniere
e fabbriche. Erano tenpi in cui non c’erano diritti sindacali e le imprese non
rispettavano la sicurezza: “Era più facile sostituire i lavoratori che proteggerli
da incidenti e di stragi come Monongah - ha detto a sua volta Palma, ex preside
del Classico e oggi scrittore - Il mondo è pieno di tragedie simili ancora oggi,
figuriamoci allora”.Il video ha documentato il viaggio in nave dei nostri emigrati.
All’arrivo in Usa venivano concentrati e controllati accuratamente a Ellis Island,
l’isola di fronte a New York dove si passava al severo controllo sanitario e
politico, come ha descritto il video, dove malati, insani di mente, anarchici
e socialisti "scoperti" venivano rimbarcati e rispediti in patria.
I severi controlli, hanno rivelato Console e Palma, erano dovuti al pregiudizio
che gli americani d’inzio secolo avevano nei confronti degli italiani, trattati
e giudicati sulla stampa alla stregua di bestie e negri: “Abbiamo esportato
in Usa uomini di successo, come il chietino Pierluigi Zappacosta, che ha fondato
Sandirocco ha
chiuso l’incontro elogiando il “bellissimo” libro di Palma ma ha rispedito ai
mittenti il pregiudizio verso gli immigrati in Italia dei nostro giorni: “Sono
stato prigioniero di guerra in Russia fino al 1946 – ha raccontato l’ex deputato
del Pci – insieme a 50 giovani rumeni. Un’esperienza decisiva per la mia formazione
umana. Noi abbiamo bisogno degli immigrati: senza di loro, badanti od operai,
i nostri anziani e le nostre fabbriche, per stessa ammissione degli industriali,
non andrebbero avanti”. Il problema rumeno è la distinzione fra chi viene onestamente
con voglia di lavorare (che sono i più) e chi, invece, per delinquere, che sono
di meno ma fanno più notizia. L´errore è stato fatto dall´Italia prima che