Presentato
in sala stampa
Il messaggio di Benedetto XVI per
CITTA’ DEL VATICANO - Nella sala stampa della Santa Sede
mercoledì 28 novembre è stato presentato il messaggio del Papa per la 94ma Giornata
Mondiale del Migrante e del Rifugiato (13 gennaio 2008) sul tema: "I giovani
migranti". Il cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio
Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ha affrontato il
tema dei giovani migranti nel mondo della migrazione economica, mentre mons.
Agostino Marchetto, Segretario dello stesso Pontificio Consiglio, si è intrattenuto
sugli aspetti concernenti l’asilo e i profughi; infine il Sottosegretario mons.
Novatus Rugambwa ha parlato degli studenti internazionali.
Qui di seguito,
il messaggio di Benedetto XVI.
Cari
fratelli e sorelle,
il tema della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato
invita quest'anno a riflettere in particolare sui giovani migranti. In effetti,
le cronache quotidiane parlano spesso di loro. Il vasto processo di globalizzazione
in atto nel mondo porta con sé un'esigenza di mobilità, che spinge anche numerosi
giovani ad emigrare e a vivere lontano dalle loro famiglie e dai loro Paesi.
'La conseguenza è che dai Paesi d'origine se ne va spesso la gioventù dotata
delle migliori risorse intellettuali, mentre nei Paesi che ricevono i migranti
vigono normative che rendono difficile il loro effettivo inserimento. Di fatto,
il fenomeno dell'emigrazione diviene sempre più esteso ed abbraccia un crescente
numero di persone di ogni condizione sociale. Giustamente pertanto le pubbliche
istituzioni, le organizzazioni umanitarie ed anche
Per i giovani migranti risulta particolarmente sentita
la problematica costituita dalla cosiddetta "difficoltà della duplice appartenenza":
da un lato, essi sentono vivamente il bisogno di non perdere la cultura d'origine,
mentre, dall'altro, emerge in loro il comprensibile desiderio di inserirsi organicamente
nella società che li accoglie, senza che tuttavia questo comporti una completa
assimilazione e la conseguente perdita delle tradizioni avite. Tra i giovani
ci sono poi le ragazze, più facilmente vittime di sfruttamento, di ricatti morali
e persino di abusi di ogni genere. Che dire poi degli adolescenti, dei minori
non accompagnati, che costituiscono una categoria a rischio tra coloro che chiedono
asilo? Questi ragazzi e ragazze finiscono spesso in strada abbandonati a se
stessi e preda di sfruttatori senza scrupoli che, più di qualche volta, li trasformano
in oggetto di violenza fisica, morale e sessuale.
Guardando poi più d'appresso al settore dei migranti
forzati, dei rifugiati, dei profughi e delle vittime del traffico di esseri
umani, ci si incontra purtroppo anche con molti bambini e adolescenti. A questo
proposito, è impossibile tacere di fronte alle immagini sconvolgenti dei grandi
campi di profughi o di rifugiati, presenti in diverse parti del mondo. Come
non pensare che quei piccoli esseri sono venuti al mondo con le stesse legittime
attese di felicità degli altri? E, al tempo stesso, come non ricordare che la
fanciullezza e l'adolescenza sono fasi di fondamentale importanza per lo sviluppo
dell'uomo e della donna, e richiedono stabilità, serenità e sicurezza? Questi
bambini e adolescenti hanno avuto come unica esperienza di vita i «campi"
di permanenza obbligatori, dove si trovano segregati, lontani dai centri abitati
e senza possibilità di frequentare normalmente la scuola. Come possono guardare
con fiducia al loro futuro? Se è vero che molto si sta facendo per loro, occorre
tuttavia impegnarsi ancor più nell'aiutarli mediante la creazione di idonee
strutture di accoglienza e di formazione.
Proprio in questa prospettiva si pone la domanda: come
rispondere alle attese dei giovani migranti? Che fare per venire loro incontro?
Occorre certo puntare in primo luogo sul supporto della famiglia e della scuola.
Ma quanto complesse sono le situazioni e quanto numerose sono le difficoltà
che incontrano questi giovani nei loro contesti familiari e scolastici! All'interno
delle famiglie sono venuti meno i tradizionali ruoli che esistevano nei Paesi
di origine e si assiste spesso ad uno scontro tra genitori rimasti ancorati
alla loro cultura e figli velocemente acculturati nei nuovi contesti sociali.
Né va sottovalutata la fatica che i giovani incontrano per inserirsi nei percorsi
educativi vigenti nei Paesi in cui vengono accolti. Lo stesso sistema scolastico
pertanto dovrebbe tener conto di queste loro condizioni e prevedere per i ragazzi
immigrati specifici itinerari formativi d'integrazione adatti alle loro esigenze.
Importante sarà anche l'impegno di creare nelle aule un clima di reciproco rispetto
e dialogo tra tutti gli allievi, sulla base di quei principi e valori universali
che sono comuni a tutte le culture. L'impegno di tutti - docenti, famiglie e
studenti - contribuirà certamente ad aiutare i giovani migranti ad affrontare
nel modo migliore la sfida dell'integrazione ed offrirà loro la possibilità
di acquisire quanto può giovare alla loro formazione umana, culturale e professionale.
Questo vale ancor più per i giovani rifugiati per i quali si dovranno approntare
adeguati programmi, nell'ambito scolastico e altresì in quello lavorativo, in
modo da garantire la loro preparazione fornendo le basi necessarie per un corretto
inserimento nel nuovo mondo sociale, culturale e professionale.
Cari giovani migranti, preparatevi a costruire accanto
ai vostri giovani coetanei una società più giusta e fraterna, adempiendo con
scrupolo e serietà i vostri doveri nei confronti delle vostre famiglie e dello
Stato. Siate rispettosi delle leggi e non lasciatevi mai trasportare dall'odio
e dalla violenza. Cercate piuttosto di essere protagonisti sin da ora di un
mondo dove regni la comprensione e la solidarietà, la giustizia e la pace. A
voi, in particolare, giovani credenti, chiedo di profittare del tempo dei vostri
studi per crescere nella conoscenza e nell'amore di Cristo. Gesù vi vuole suoi
amici veri e per questo è necessario che coltiviate costantemente un'intima
relazione con Lui nella preghiera e nell'ascolto docile della sua Parola. Egli
vi vuole suoi testimoni e per questo è necessario che vi impegniate a vivere
con coraggio il Vangelo traducendolo in gesti concreti di amore a Dio e di servizio
generoso ai fratelli.
A Maria, Madre dell'intera umanità, e a Giuseppe, suo
castissimo sposo, profughi entrambi con Gesù in Egitto, affido ciascuno di voi,
le vostre famiglie, quanti si occupano in vario modo del vasto mondo di voi
giovani migranti, i volontari e gli operatori pastorali che vi affiancano con
la loro disponibilità e il loro sostegno amichevole. Il Signore sia sempre accanto
a voi e alle vostre famiglie, perché insieme possiate superare gli ostacoli
e le difficoltà materiali e spirituali che incontrate nel vostro cammino. Accompagno
questi miei voti - così termina il messaggio di Benedetto XVI - con una speciale
Benedizione Apostolica per ciascuno di voi e per le persone che vi sono care.
(