INFORM - N. 221 - 27 novembre 2007


 

ITALIANI ALL’ESTERO

Il 30 novembre occupazione simbolica in tutto il Canada per dire no alla chiusura alla chiusura di Consolati

Domenico Marozzi (CGIE): "Vogliamo spingere il MAE a rivedere tutto il progetto e a tenere conto delle esigenze della comunità e dei danni per l’Italia, come sistema, nazione e da un punto di vista economico"

 

TORONTO - Un’occupazione simbolica. In tanti occuperanno venerdì gli uffici dei quattro Consolati d’Italia in Canada per protestare contro la decisione del governo e del ministero degli Affari Esteri di ristrutturazione tutta la rete consolare italiana nel mondo. Una ristrutturazione che prevede in alcuni casi anche la chiusura. Le porte del Consolato di Edmonton, infatti, potrebbero essere chiuse entro l'estate del 2008.

I consiglieri del CGIE e il Comites del Canada, hanno indetto un’assemblea pubblica negli uffici consolari canadesi, che saranno simbolicamente occupati venerdì 30 novembre alle 10 am, per protestare contro l’atteggiamento del Governo Italiano e il MAE di scarsa attenzione alle problematiche delle comunità e dei servizi resi alle stesse. Al Consolato di Beverley Street a Toronto saranno presenti gli onorevoli Gino Bucchino e Marco Zacchera.

Una protesta per portare all’attenzione di tutti la grave situazione dei Consolaati abbandonati senza personale sufficiente e pertanto non in grado di fornire soddisfacenti servizi alle comunità - si legge in un comunicato del CGIE che invita le associazioni italo-canadesi e la comunità a partecipare - L’assenza di ogni iniziativa per le elezioni per il rinnovo dei Comites, e per il voto politico in Italia, da ultimo, ma non l’ultimo, la chiusura del Consolato di Edmonton. (v. Inform n.220 del 26 novembre http://www.mclink.it/com/inform/art/07n22016.htm ).

Sarà presentata una petizione con raccolta di firme, che in pochi giorni dal lancio ne ha già raccolte oltre cinquemila.

La tensione e la preoccupazione dei 76mila italiani che vivono a Edmonton si tocca con mano. Il piano parziale previsto dalla Farnesina prevede il declassamento del Consolato in sportello che dipenderebbe da quello di Vancouver.

Una situazione che coinvolge anche tutti gli altri consolati.

Il consigliere  CGIE di Edmonton Domenico Marozzi aveva posto l’accento sulle conseguenze negative, anche economiche, di un’eventuale chiusura del consolato in Alberta: “Vogliamo spingere il ministero a rivedere tutto il progetto e a tenere conto delle esigenze di questa comunità e di quali sarebbero i danni per l’Italia, come sistema, nazione e da un punto di vista economico. È nota a tutti la posizione dell’Alberta nel campo economico, petrolifero, energetico e altre risorse naturali. Abbiamo delle realtà industriali italiane importanti che nell’ultimo anno stanno mettendo piede in Alberta, una delle regioni del mondo in pieno sviluppo. Il Canada ha quattro consolati che da molti anni soffrono e fanno il possibile per dare servizi accettabili alle nostre comunità, nonostante il personale sempre più ridotto”.

Montréal, Vancouver e Toronto si trovano solidali e unite in un’unica voce di protesta. (Simona Giacobbi-Corriere Canadese/Inform)

 

 


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