ITALIANI ALL’ESTERO
Il 30 novembre occupazione simbolica in tutto il Canada per dire no alla chiusura alla chiusura di Consolati
Domenico
Marozzi (CGIE): "Vogliamo spingere il MAE a rivedere tutto il progetto
e a tenere conto delle esigenze della comunità e dei danni per l’Italia, come
sistema, nazione e da un punto di vista economico"
TORONTO - Un’occupazione simbolica. In tanti
occuperanno venerdì gli uffici dei quattro Consolati d’Italia in Canada per
protestare contro la decisione del governo e del ministero degli Affari Esteri
di ristrutturazione tutta la rete consolare italiana nel mondo. Una ristrutturazione
che prevede in alcuni casi anche la chiusura. Le porte del Consolato di Edmonton,
infatti, potrebbero essere chiuse entro l'estate del 2008.
I consiglieri del CGIE e il Comites del Canada,
hanno indetto un’assemblea pubblica negli uffici consolari canadesi, che saranno
simbolicamente occupati venerdì 30 novembre alle 10 am, per protestare contro
l’atteggiamento del Governo Italiano e il MAE di scarsa attenzione alle problematiche
delle comunità e dei servizi resi alle stesse. Al Consolato di Beverley Street
a Toronto saranno presenti gli onorevoli Gino Bucchino e Marco Zacchera.
Una protesta per portare all’attenzione di tutti
la grave situazione dei Consolaati abbandonati senza personale sufficiente e
pertanto non in grado di fornire soddisfacenti servizi alle comunità - si legge
in un comunicato del CGIE che invita le associazioni italo-canadesi e la comunità
a partecipare - L’assenza di ogni iniziativa per le elezioni per il rinnovo
dei Comites, e per il voto politico in Italia, da ultimo, ma non l’ultimo, la
chiusura del Consolato di Edmonton. (v. Inform n.220 del 26 novembre http://www.mclink.it/com/inform/art/07n22016.htm
).
Sarà presentata una petizione con raccolta di
firme, che in pochi giorni dal lancio ne ha già raccolte oltre cinquemila.
La tensione e la preoccupazione dei 76mila italiani
che vivono a Edmonton si tocca con mano. Il piano parziale previsto dalla Farnesina
prevede il declassamento del Consolato in sportello che dipenderebbe da quello
di Vancouver.
Una situazione che coinvolge anche tutti gli
altri consolati.
Il consigliere CGIE di Edmonton Domenico Marozzi aveva posto
l’accento sulle conseguenze negative, anche economiche, di un’eventuale chiusura
del consolato in Alberta: “Vogliamo spingere il ministero a rivedere tutto il
progetto e a tenere conto delle esigenze di questa comunità e di quali sarebbero
i danni per l’Italia, come sistema, nazione e da un punto di vista economico.
È nota a tutti la posizione dell’Alberta nel campo economico, petrolifero, energetico
e altre risorse naturali. Abbiamo delle realtà industriali italiane importanti
che nell’ultimo anno stanno mettendo piede in Alberta, una delle regioni del
mondo in pieno sviluppo. Il Canada ha quattro consolati che da molti anni soffrono
e fanno il possibile per dare servizi accettabili alle nostre comunità, nonostante
il personale sempre più ridotto”.
Montréal, Vancouver e Toronto si trovano solidali
e unite in un’unica voce di protesta. (Simona Giacobbi-Corriere Canadese/Inform)