RIFUGIATI
Unhcr:
Non sembra in atto un ampio movimento di rimpatrio volontario in Iraq
Le condizioni di sicurezza rimangono precarie
ed imprevedibili
GINEVRA - Negli ultimi giorni si sono susseguite
le notizie di stampa riguardo ad un numero limitato di rimpatri volontari in
Iraq. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) in una
nota, “accoglie con soddisfazione il miglioramento delle condizioni di sicurezza
in Iraq ed offre la propria disponibilità per prestare assistenza alle persone
che hanno deciso o dovessero decidere di far ritorno su base volontaria”. Tuttavia,
l'Unhcr “non ritiene che sia ancora giunto il momento di promuovere, organizzare
o incoraggiare il rimpatrio volontario”. Ciò “sarà solo possibile quando vi
saranno le giuste condizioni per il rimpatrio, tra cui un sostegno materiale
e legale e condizioni di sicurezza personale adeguate”. Al momento, sostiene
l’Unhcr “ non sembra essere in atto un
ampio movimento di rimpatrio volontario in Iraq dato che le condizioni di sicurezza
in molte parti del paese rimangono precarie ed imprevedibili”.
Stando ai dati del governo iracheno, circa
2,2 milioni di iracheni vivono al di fuori del paese, 500-700mila dei quali
sono in Giordania mentre ve ne sarebbero fino a 1,5 milioni in Siria.
Un recente sondaggio condotto dagli operatori
dell'Unhcr in Siria mostra che i rifugiati iracheni non fanno ritorno nel proprio
paese esclusivamente per un miglioramento nelle condizioni di sicurezza, ma
anche per molte altre ragioni. La maggior parte delle 110 famiglie contattate
dall'Agenzia Onu in Siria ha affermato di aver deciso di partire perché in procinto
di esaurire le risorse economiche e/o materiali, perché le proprie condizioni
di vita in Siria sono troppo difficili o perché i loro visti sono scaduti. A
seguito di una recente stretta sui visti, infatti, molti iracheni – fa presente
l’Unhcr - non hanno potuto più muoversi tra
L'Unhcr ha verificato come vi siano attualmente
più persone che si spostano dalla Siria all'Iraq che viceversa, con una media
fluttuante di 1.500 partenze per l'Iraq e di 500 arrivi in Siria al giorno.
L'Unhcr non può confermare il dato diramato dal governo iracheno secondo il
quale 46mila iracheni hanno fatto ritorno in Iraq dalla Siria nel mese di ottobre.
All'interno dell'Iraq – rileva l’Agenzia
Onu - è invece lievemente aumentato nel corso degli ultimi mesi il numero di
sfollati interni (Internally Displaced Persons, o IDP). Stando alle cifre più
recenti ricevute dall'Unhcr e fornite dalla Mezzaluna Rossa Irachena, dal Ministero
iracheno per lo sfollamento e le migrazioni, dal Governo Regionale Curdo, da
ONG iracheni ed internazionali, dagli operatori Unhcr sul campo e dall'Organizzazione
Internazionale per le Migrazioni (Oim/Iom), si possono stimare in 2,4 milioni
gli sfollati interni in Iraq al 21 novembre. Tra di essi 1.021.962 sono stati
costretti a fuggire prima del 2003, 190.146 tra il 2003 ed il 2005 e 1.199.491
(28.017 dei quali nell'ottobre 2007) dopo il primo attentato nella moschea di
Samara a febbraio del 2006.
L'aumento nel numero di sfollati è dovuto
a migliori sistemi di registrazione, ma anche alla recenti restrizioni sui visti
imposte dal governo siriano, che hanno portato molte persone in fuga a rimanere
all'interno dell'Iraq invece di cercare la salvezza altrove. L'Agenzia ha anche
potuto verificare come, a causa della chiusura dei confini interni tra governatorati,
che non accolgono più i nuovi sfollati (11 governatorati su 18 hanno limitato
l'accesso al proprio territorio ai nuovi arrivati), siano in atto movimenti
di popolazione che coinvolgono persone già sfollate in precedenza.
Anche tra gli sfollati, tuttavia, qualcuno
ha fatto ritorno a casa. Varie famiglie hanno ricevuto incentivi economici per
incoraggiarli a tornare. (