INFORM - N. 219 - 23 novembre 2007


 

RIFUGIATI

Unhcr: Non sembra in atto un ampio movimento di rimpatrio volontario in Iraq

 Le condizioni di sicurezza rimangono precarie ed imprevedibili

 

GINEVRA - Negli ultimi giorni si sono susseguite le notizie di stampa riguardo ad un numero limitato di rimpatri volontari in Iraq. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) in una nota, “accoglie con soddisfazione il miglioramento delle condizioni di sicurezza in Iraq ed offre la propria disponibilità per prestare assistenza alle persone che hanno deciso o dovessero decidere di far ritorno su base volontaria”. Tuttavia, l'Unhcr “non ritiene che sia ancora giunto il momento di promuovere, organizzare o incoraggiare il rimpatrio volontario”. Ciò “sarà solo possibile quando vi saranno le giuste condizioni per il rimpatrio, tra cui un sostegno materiale e legale e condizioni di sicurezza personale adeguate”. Al momento, sostiene  l’Unhcr “ non sembra essere in atto un ampio movimento di rimpatrio volontario in Iraq dato che le condizioni di sicurezza in molte parti del paese rimangono precarie ed imprevedibili”.

Stando ai dati del governo iracheno, circa 2,2 milioni di iracheni vivono al di fuori del paese, 500-700mila dei quali sono in Giordania mentre ve ne sarebbero fino a 1,5 milioni in Siria.

Un recente sondaggio condotto dagli operatori dell'Unhcr in Siria mostra che i rifugiati iracheni non fanno ritorno nel proprio paese esclusivamente per un miglioramento nelle condizioni di sicurezza, ma anche per molte altre ragioni. La maggior parte delle 110 famiglie contattate dall'Agenzia Onu in Siria ha affermato di aver deciso di partire perché in procinto di esaurire le risorse economiche e/o materiali, perché le proprie condizioni di vita in Siria sono troppo difficili o perché i loro visti sono scaduti. A seguito di una recente stretta sui visti, infatti, molti iracheni – fa presente l’Unhcr - non hanno potuto più muoversi tra la Siria e l'Iraq per poter raggranellare ulteriori risorse, guadagnare dei soldi o ritirare gli aiuti alimentari o le pensioni erogati in Iraq. Hanno inoltre giocato un ruolo importante nell'incoraggiare il rimpatrio volontario gli incentivi (somme di $700-800 a testa oltre a viaggi gratis in pullman ed aereo) offerti dal governo iracheno a chi fa ritorno. Il sondaggio evidenzia come, per la prima volta da qualche anno a questa parte, i rifugiati iracheni abbiano iniziato a discutere della possibilità di far ritorno in patria.

L'Unhcr ha verificato come vi siano attualmente più persone che si spostano dalla Siria all'Iraq che viceversa, con una media fluttuante di 1.500 partenze per l'Iraq e di 500 arrivi in Siria al giorno. L'Unhcr non può confermare il dato diramato dal governo iracheno secondo il quale 46mila iracheni hanno fatto ritorno in Iraq dalla Siria nel mese di ottobre.

All'interno dell'Iraq – rileva l’Agenzia Onu - è invece lievemente aumentato nel corso degli ultimi mesi il numero di sfollati interni (Internally Displaced Persons, o IDP). Stando alle cifre più recenti ricevute dall'Unhcr e fornite dalla Mezzaluna Rossa Irachena, dal Ministero iracheno per lo sfollamento e le migrazioni, dal Governo Regionale Curdo, da ONG iracheni ed internazionali, dagli operatori Unhcr sul campo e dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim/Iom), si possono stimare in 2,4 milioni gli sfollati interni in Iraq al 21 novembre. Tra di essi 1.021.962 sono stati costretti a fuggire prima del 2003, 190.146 tra il 2003 ed il 2005 e 1.199.491 (28.017 dei quali nell'ottobre 2007) dopo il primo attentato nella moschea di Samara a febbraio del 2006.

L'aumento nel numero di sfollati è dovuto a migliori sistemi di registrazione, ma anche alla recenti restrizioni sui visti imposte dal governo siriano, che hanno portato molte persone in fuga a rimanere all'interno dell'Iraq invece di cercare la salvezza altrove. L'Agenzia ha anche potuto verificare come, a causa della chiusura dei confini interni tra governatorati, che non accolgono più i nuovi sfollati (11 governatorati su 18 hanno limitato l'accesso al proprio territorio ai nuovi arrivati), siano in atto movimenti di popolazione che coinvolgono persone già sfollate in precedenza.

Anche tra gli sfollati, tuttavia, qualcuno ha fatto ritorno a casa. Varie famiglie hanno ricevuto incentivi economici per incoraggiarli a tornare. (Inform)

 

 


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