INFORM - N. 219 - 23 novembre 2007


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Dal “Corriere Canadese”

Edmonton, il consolato a rischio

Le proteste della comunità italiana. Raccolta firme in tutto il Canada organizzata dal Cgie

 

EDMONTON - Una raccolta firme in tutto il Canada. I 76mila italiani che vivono a Edmonton ora alzano la voce. Sono preoccupati per la chiusura del consolato italiano in città dopo la decisione del ministero degli Esteri di ristrutturare tutta la rete consolare. Un piano parziale che prevede il declassamento del Consolato di Edmonton in sportello consolare che dipenderà da quello di Vancouver.Una chiusura che con molta probabilità avverrà entro il 2008. (per la protesta degli italiani in Canada si veda anhe Inform n.216 del 20 novembre http://www.mclink.it/com/inform/art/07n21615.htm , ndr)

Dal consolato però nessuna conferma. “Non ho nessuna informazione diretta da parte del ministero che vuole riorganizzare la rete diplomatico-consolare - ha detto il console d’Italia a Edmonton Arnaldo Minuti) - Non sappiamo come andranno le cose. La collettività italiana ha organizzato una forma di protesta la settimana scorsa. Abbiamo ricevuto molte richieste di spiegazioni non solo dalla comunità ma anche dalle autorità locali, sia di Edmonton sia della provincia dell’Alberta con cui abbiamo avuto sempre ottimi rapporti”.

Proprio a luglio il console finirà il suo mandato quadriennale. Una coincidenza non da poco, come sottolinea Domenico Marozzi, consigliere CGIE. Domenica scorsa, nella sede del Comites di Edmonton, un’assemblea della comunità italiana per chiedere agli organismi istituzionali del Canada, Comites e Cgie e ai parlamentari eletti all’estero di intervenire.

“La nostra posizione è ben nota ormai - ha detto Marozzi - Vogliamo spingere il ministero a rivedere tutto il progetto e a tenere conto delle esigenze di questa comunità e di quali sarebbero i danni per l’Italia, come sistema, nazione e da un punto di vista economico. È nota a tutti la posizione dell’Alberta nel campo economico, petrolifero, energetico e altre risorse naturali. Abbiamo delle realtà industriali italiani importanti che nell’ultimo anno stanno mettendo piede in Alberta, una delle regioni del mondo in pieno sviluppo”.

Il boom dell’estrazione petrolifera ha, infatti, portato all’insediamento in Alberta di numerose aziende italiane. Grandi gruppi industriali italiani come Eni-Snamprogetti, Technip Italia, Sitie, Tenaris, Geosystem e Enel hanno instaurato rapporti commerciali e produttivi proprio con l’Alberta. L’aumento delle relazioni economiche ha richiesto un aumento nell’ultimo biennio del numero di visti di lavoro e di studio. La comunità italiana in Alberta e Saskatchewan è poi molto attiva: 43 le associazioni italiane e sei i centri comunitari a Calgary, Regina e Lethbridge.

“Insomma - continua Marozzi - La chiusura del consolato ci sembra assurda. Confrontato con le altre sedi del mondo, non assorbe poi troppe risorse. Il ministero non ha guardato assolutamente a dove effettivamente si potrebbe risparmiare. A Bruxelles, per esempio, esistono tre ambasciate. Basterebbe chiuderne una per salvare i consolati, non solo quello di Edmonton ma anche degli altri di cui si sta programmando la chiusura. Non stanno facendo una scelta in funzione degli italiani, ma probabilmente solo per preservare i loro posti di lavoro, soprattutto di quelli più pagati. Sono due le sedi in Europa nel mirino: una è vicino al Lussemburgo, l’altra era a Edimburgo ma al suo posto sarà chiuso il Consolato a Bedford. Due settimane fa abbiamo portato il problema all’ordine del giorno a Roma, all’assemblea Cgie durante la quale abbiamo fatto un’analisi allargata. Il Canada ha quattro consolati che da molti anni soffrono e fanno il possibile per dare servizi accettabili alle nostre comunità, nonostante il personale sempre più ridotto. Ciò significa mancanza di sensibilità per la nostra realtà da parte del ministero degli Esteri. Stiamo quindi impostando la nostra battaglia per Edmonton, ma anche per tutto il Canada. Stiamo preparando un documento, una raccolta firme a livello nazionale. A livello locale è già attiva. Oggi è Edmonton. Domani potrebbe essere qualcun altro. Con le distanze che abbiamo non possiamo chiudere gli uffici. Dobbiamo garantire i servizi alla comunità che è molto inquieta dopo aver saputo della chiusura. Anche le autorità locali non sono per nulla contenti. I rapporti tra Alberta e Italia potrebbero incrinarsi. Il consolato sarà trasformato in sportello consolare che si appoggerà al Consolato generale di Vancouver. Riconosco che con le tecnologie moderne tutto è possibile, ma conoscendo la burocrazia italiana, sarà un disastro. Quello che vogliono è un paese dei balocchi. I due “candidati” a tenere aperto lo sportello saranno parafulmini della rabbia della comunità. Già il consolato ha dovuto ridurre l’orario al pubblico. Il personale è composto da tre impiegati di ruolo dall’Italia, due a contratto locale e il console. A Calgary c’è un vice consolato onorario con un agente consolare. Abbiamo sensibilizzato i parlamentari eletti all’estero. I nostri stanno lavorando per noi, tra cui Gino Bucchino”.

L’assemblea domenica si è dichiarata in seduta permanente fino a quando la questione non sarà risolta. Nel piano di ristrutturazione della rete consolare, il Cgie ha dato parere negativo.

“Quella della chiusura del consolato - si legge nell’ordine del giorno del 18 novembre - è stata una decisione pervenuta senza consultazione con i rappresentanti istituzionali della circoscrizione consolare né con quelli dell’intero Canada e basata su una fredda elencazione di dati statistici senza considerare altri elementi che sono determinanti nel raggiungimento di una volontà, tano meno la carenza di personale che negli ultimi anni non ha permesso un accurato aggiornamento dell’anagrafe consolare. La comunità italiana chiede che i servizi consolari alle comunità italiane dell’Alberta e Saskatchewan siano garantiti da un ufficio consolare di prima categoria con un numero di addetti sufficiente a sopperire al lavoro arretrato, evitare le code allo sportello oltre che a garantire gli interessi economici e diplomatici dell’Italia nei confronti dell’Alberta e del Saskatchewan”.

L’attività consolare di Edmonton comprende 10mila fascicoli corrispondenti ad altrettanti nuclei familiari. Si parla di circa 35mila individui. Molte le lettere di protesta, tra cui quella di William Anselmi, docente alla University of Alberta dove insegna nel Dipartimento “Modern Languages and Cultural Studies”. La scorsa settimana ha inviato una lettera al ministro degli Esteri, Massimo D’Alema in cui parla delle negative ripercussioni che la chiusura del Consolato provocherebbe anche nei corsi di italiano di cui lui è coordinatore alla University of Alberta, l’unica università ad Ovest del Canada (e di Toronto), sottolinea, ad offrire un Master in Italian Studies. Due le ragioni per cui Anselmi si oppone alla decisione della Farnesina.

“L’importanza economica di avere rappresentanza in una provincia canadese come quella dell’Alberta visto che questa provincia è l’unica ad aver risolto il proprio debito interno grazie alla sua ricchezza di giacimenti petroliferi è cosa ovvia in sé - si legge nella lettera - È l’unica provincia a poter dichiarare continui surplus anno dopo anno. È evidente che la presenza di un Consolato sia conveniente per tutti quei tipi di accordi economici e commerciali che tale posizione le concede. Inoltre, in veste di professore (Associate Professor) e co-ordinatore del programma “undergraduate” e “graduate” di Italian Studies, il cui compito è quello di trasmettere la lingua, cultura e letteratura italiana, e che quindi ha come sottofondo quello di operatore culturale, l’eliminazione del Consolato vorrebbe dire fare a meno di un aiuto concreto sul campo, sia a livello di rappresentanza sia a livello pratico, di appoggio culturale. Non solo, la scomparsa del Consolato verrebbe ad indicare - a livello politico, prima di tutto - per quanto riguarda la mia università, la voluta sottrazione di supporto logistico e materiale. Tale cosa non farebbe che favorire una certa volontà, all’interno dell’università, di procedere con dei tagli al nostro programma. Le faccio presente - fa notare Anselmi - che siamo l’unica università ad ovest del Canada (e di Toronto), ad offrire un Master in Italian Studies”.

Il destino del Consolato di Edmonton è nelle mani del Consiglio di amministrazione del ministero degli Esteri. Le prime decisioni dovrebbero essere prese già a metà dicembre. (Simona Giacobbi- Corriere Canadese/Inform)

 


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