Dal “Corriere Canadese”
Edmonton,
il consolato a rischio
Le
proteste della comunità italiana. Raccolta firme in tutto il Canada organizzata
dal Cgie
EDMONTON -
Una raccolta firme in tutto il Canada. I 76mila italiani che vivono a Edmonton
ora alzano la voce. Sono preoccupati per la chiusura del consolato italiano
in città dopo la decisione del ministero degli Esteri di ristrutturare tutta
la rete consolare. Un piano parziale che prevede il declassamento del Consolato
di Edmonton in sportello consolare che dipenderà da quello di Vancouver.Una
chiusura che con molta probabilità avverrà entro il 2008. (per la protesta degli
italiani in Canada si veda anhe
Dal consolato
però nessuna conferma. “Non ho nessuna informazione diretta da parte del ministero
che vuole riorganizzare la rete diplomatico-consolare - ha detto il console
d’Italia a Edmonton Arnaldo Minuti) - Non sappiamo come andranno le cose. La
collettività italiana ha organizzato una forma di protesta la settimana scorsa.
Abbiamo ricevuto molte richieste di spiegazioni non solo dalla comunità ma anche
dalle autorità locali, sia di Edmonton sia della provincia dell’Alberta con
cui abbiamo avuto sempre ottimi rapporti”.
Proprio a luglio
il console finirà il suo mandato quadriennale. Una coincidenza non da poco,
come sottolinea Domenico Marozzi, consigliere CGIE. Domenica scorsa, nella sede
del Comites di Edmonton, un’assemblea della comunità italiana per chiedere agli
organismi istituzionali del Canada, Comites e Cgie e ai parlamentari eletti
all’estero di intervenire.
“La nostra
posizione è ben nota ormai - ha detto Marozzi - Vogliamo spingere il ministero
a rivedere tutto il progetto e a tenere conto delle esigenze di questa comunità
e di quali sarebbero i danni per l’Italia, come sistema, nazione e da un punto
di vista economico. È nota a tutti la posizione dell’Alberta nel campo economico,
petrolifero, energetico e altre risorse naturali. Abbiamo delle realtà industriali
italiani importanti che nell’ultimo anno stanno mettendo piede in Alberta, una
delle regioni del mondo in pieno sviluppo”.
Il boom dell’estrazione
petrolifera ha, infatti, portato all’insediamento in Alberta di numerose aziende
italiane. Grandi gruppi industriali italiani come Eni-Snamprogetti, Technip
Italia, Sitie, Tenaris, Geosystem e Enel hanno instaurato rapporti commerciali
e produttivi proprio con l’Alberta. L’aumento delle relazioni economiche ha
richiesto un aumento nell’ultimo biennio del numero di visti di lavoro e di
studio. La comunità italiana in Alberta e Saskatchewan è poi molto attiva: 43
le associazioni italiane e sei i centri comunitari a Calgary, Regina e Lethbridge.
“Insomma -
continua Marozzi - La chiusura del consolato ci sembra assurda. Confrontato
con le altre sedi del mondo, non assorbe poi troppe risorse. Il ministero non
ha guardato assolutamente a dove effettivamente si potrebbe risparmiare. A Bruxelles,
per esempio, esistono tre ambasciate. Basterebbe chiuderne una per salvare i
consolati, non solo quello di Edmonton ma anche degli altri di cui si sta programmando
la chiusura. Non stanno facendo una scelta in funzione degli italiani, ma probabilmente
solo per preservare i loro posti di lavoro, soprattutto di quelli più pagati.
Sono due le sedi in Europa nel mirino: una è vicino al Lussemburgo, l’altra
era a Edimburgo ma al suo posto sarà chiuso il Consolato a Bedford. Due settimane
fa abbiamo portato il problema all’ordine del giorno a Roma, all’assemblea Cgie
durante la quale abbiamo fatto un’analisi allargata. Il Canada ha quattro consolati
che da molti anni soffrono e fanno il possibile per dare servizi accettabili
alle nostre comunità, nonostante il personale sempre più ridotto. Ciò significa
mancanza di sensibilità per la nostra realtà da parte del ministero degli Esteri.
Stiamo quindi impostando la nostra battaglia per Edmonton, ma anche per tutto
il Canada. Stiamo preparando un documento, una raccolta firme a livello nazionale.
A livello locale è già attiva. Oggi è Edmonton. Domani potrebbe essere qualcun
altro. Con le distanze che abbiamo non possiamo chiudere gli uffici. Dobbiamo
garantire i servizi alla comunità che è molto inquieta dopo aver saputo della
chiusura. Anche le autorità locali non sono per nulla contenti. I rapporti tra
Alberta e Italia potrebbero incrinarsi. Il consolato sarà trasformato in sportello
consolare che si appoggerà al Consolato generale di Vancouver. Riconosco che
con le tecnologie moderne tutto è possibile, ma conoscendo la burocrazia italiana,
sarà un disastro. Quello che vogliono è un paese dei balocchi. I due “candidati”
a tenere aperto lo sportello saranno parafulmini della rabbia della comunità.
Già il consolato ha dovuto ridurre l’orario al pubblico. Il personale è composto
da tre impiegati di ruolo dall’Italia, due a contratto locale e il console.
A Calgary c’è un vice consolato onorario con un agente consolare. Abbiamo sensibilizzato
i parlamentari eletti all’estero. I nostri stanno lavorando per noi, tra cui
Gino Bucchino”.
L’assemblea
domenica si è dichiarata in seduta permanente fino a quando la questione non
sarà risolta. Nel piano di ristrutturazione della rete consolare, il Cgie ha
dato parere negativo.
“Quella della
chiusura del consolato - si legge nell’ordine del giorno del 18 novembre - è
stata una decisione pervenuta senza consultazione con i rappresentanti istituzionali
della circoscrizione consolare né con quelli dell’intero Canada e basata su
una fredda elencazione di dati statistici senza considerare altri elementi che
sono determinanti nel raggiungimento di una volontà, tano meno la carenza di
personale che negli ultimi anni non ha permesso un accurato aggiornamento dell’anagrafe
consolare. La comunità italiana chiede che i servizi consolari alle comunità
italiane dell’Alberta e Saskatchewan siano garantiti da un ufficio consolare
di prima categoria con un numero di addetti sufficiente a sopperire al lavoro
arretrato, evitare le code allo sportello oltre che a garantire gli interessi
economici e diplomatici dell’Italia nei confronti dell’Alberta e del Saskatchewan”.
L’attività
consolare di Edmonton comprende 10mila fascicoli corrispondenti ad altrettanti
nuclei familiari. Si parla di circa 35mila individui. Molte le lettere di protesta,
tra cui quella di William Anselmi, docente alla University of Alberta dove insegna
nel Dipartimento “Modern Languages and Cultural Studies”. La scorsa settimana
ha inviato una lettera al ministro degli Esteri, Massimo D’Alema in cui parla
delle negative ripercussioni che la chiusura del Consolato provocherebbe anche
nei corsi di italiano di cui lui è coordinatore alla University of Alberta,
l’unica università ad Ovest del Canada (e di Toronto), sottolinea, ad offrire
un Master in Italian Studies. Due le ragioni per cui Anselmi si oppone alla
decisione della Farnesina.
“L’importanza
economica di avere rappresentanza in una provincia canadese come quella dell’Alberta
visto che questa provincia è l’unica ad aver risolto il proprio debito interno
grazie alla sua ricchezza di giacimenti petroliferi è cosa ovvia in sé - si
legge nella lettera - È l’unica provincia a poter dichiarare continui surplus
anno dopo anno. È evidente che la presenza di un Consolato sia conveniente per
tutti quei tipi di accordi economici e commerciali che tale posizione le concede.
Inoltre, in veste di professore (Associate Professor) e co-ordinatore del programma
“undergraduate” e “graduate” di Italian Studies, il cui compito è quello di
trasmettere la lingua, cultura e letteratura italiana, e che quindi ha come
sottofondo quello di operatore culturale, l’eliminazione del Consolato vorrebbe
dire fare a meno di un aiuto concreto sul campo, sia a livello di rappresentanza
sia a livello pratico, di appoggio culturale. Non solo, la scomparsa del Consolato
verrebbe ad indicare - a livello politico, prima di tutto - per quanto riguarda
la mia università, la voluta sottrazione di supporto logistico e materiale.
Tale cosa non farebbe che favorire una certa volontà, all’interno dell’università,
di procedere con dei tagli al nostro programma. Le faccio presente - fa notare
Anselmi - che siamo l’unica università ad ovest del Canada (e di Toronto), ad
offrire un Master in Italian Studies”.
Il destino
del Consolato di Edmonton è nelle mani del Consiglio di amministrazione del
ministero degli Esteri. Le prime decisioni dovrebbero essere prese già a metà
dicembre. (Simona Giacobbi- Corriere Canadese/